Saramago e l’Osservatore


Il Vaticano attacca Saramago, mentre ancora c’è un corpo esposto a cui a Lisbona si stanno tributando onori funebri laici. Io ho orrore per questa mancanza di pietas che la morte, a mio parere, invece esige (ricordate Manzoni?). C’è un momento in cui bisogna tacere. E avrei voluto che la Chiesa lo avesse cristianamente fatto di fronte alla fine di un suo coraggioso avversario.

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2 pensieri su “Saramago e l’Osservatore

  1. L’ incontro con Saramago ha significato molto nella mia vita; non ha rappresentato una svolta, ma ha dato spessore, consistenza, pienezza a pensieri, convinzioni, dubbi e certezze.
    Mi sono imbattuta nell’ incarnazione di ideali che sempre piu’ stavano assumendo la veste di utopie, idee concepite , ma forse mai venute alla luce , patrimonio archetipico quanto mitico dell’ umanità : onestà intellettuale, rigore, serietà , etica.
    Non mi ha stupito che , ancora una volta, come sempre, l’ istituzione in questione non abbia scelto di tacere, nella stessa misura e allo stesso modo in cui tace quando dovrebbe parlare , denunciare/si.
    L’ uso oculato, rispettoso, sacro della parola e del suo contraltare, il silenzio, che dovrebbe essere patrimonio genetico della stessa, è disatteso, obliato, misconosciuto, forse mai reso proprio.
    Che dire della omissione di pietas? Questo valore-laico- presuppone rispetto, compassione , etimologicamente intesa…di cui non ravviso traccia nelle dichiarazioni e nelle azioni di una piramide gerarchica autoreferenziale.
    Cara Italia, auguriamo a Jose buon viaggio e poi taciamo .

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  2. Secondo la rivista nordamericana ‘Forbes’, il gotha della ricchezza mondiale, la fortuna di Berlusconi ascenderebbe a quasi 10 mila milioni di dollari. Onoratamente guadagnati, è chiaro, sebbene con non pochi aiuti esterni, come ad esempio il mio. Essendo io pubblicato in Italia da Einaudi, proprietà del detto Berlusconi, qualche soldo glielo avrò fatto guadagnare. Un’infima goccia d’acqua nell’oceano, ovviamente, ma che gli sarà servita almeno per pagarsi i sigari, ammettendo che la corruzione non sia il suo unico vizio. Salvo quel che è di comune dominio, so pochissimo di vita e miracoli di Silvio Berlusconi, il Cavaliere. Molto più di me ne saprà sicuramente il popolo italiano, che una, due, tre volte lo ha insediato sulla poltrona di primo ministro. Ebbene, come di solito si sente dire, i popoli sono sovrani, ma anche saggi e prudenti, soprattutto da quando il continuo esercizio della democrazia ha fornito ai cittadini alcune nozioni utili a capire come funziona la politica e quali sono i diversi modi per ottenere il potere. Ciò significa che il popolo sa molto bene quel che vuole quando è chiamato a votare.

    Nel caso concreto del popolo italiano – perché è di esso che stiamo parlando, e non di un altro (ci arriveremo) – è dimostrato come l’inclinazione sentimentale che prova per Berlusconi, tre volte manifestata, sia indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale. In effetti, nel Paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente? In un Paese in cui la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione, che cosa cambia se il primo ministro fa approvare leggi a misura dei suoi interessi, tutelandosi contro qualsiasi tentativo di punizione dei suoi eccessi e abusi di autorità?

    Eça de Queiroz diceva che, se facessimo circolare una bella risata intorno a una istituzione, essa crollerebbe, ridotta in pezzi. Questo, un tempo. Che diremo del recente divieto, emesso da Berlusconi, alla proiezione del film ‘W’. di Oliver Stone?
    Fin lì sono arrivati i poteri del Cavaliere? Come è possibile che si sia commesso un tale arbitrio, sapendo per di più che, per quante risate ci potessimo fare intorno ai Quirinali, questi non cadrebbero? Giusta è la nostra indignazione, pur dovendo compiere uno sforzo per capire la complessità del cuore umano. ‘W’. è un film che attacca Bush, e Berlusconi, uomo di cuore come può esserlo un capo mafia, è amico, collega, fautore dell’ancora presidente degli Stati Uniti. Sono fatti l’uno per l’altro. Quel che non sarà ben fatto è che il popolo italiano accosti una quarta volta alle natiche di Berlusconi la sedia del potere. Non ci sarà, allora, risata che ci salvi.

    CHE FARE CON GLI ITALIANI?
    Riconosco che la domanda potrà sembrare alquanto offensiva è un orecchio delicato. Ma che succede? Un semplice privato che interpella un intero popolo, che gli chiede il conto per l’uso di un voto che, con sommo gaudio di una maggioranza di destra sempre più insolente, ha finito per fare di Berlusconi il padrone e signore assoluto dell’Italia e della coscienza di milioni di italiani? Anche se in verità, voglio dirlo subito, il più offeso sono io. Sì, proprio io. Offeso nel mio amore per l’Italia, per la cultura italiana, per la storia italiana, offeso, anche, nella mia pertinace speranza che l’incubo abbia fine e che l’Italia possa recuperare l’esaltante spirito verdiano che è stato,un tempo, la sua migliore definizione. E che non mi si accusi di star mescolando gratuitamente musica e politica, qualunque italiano colto e onorato sa che ho ragione e perché.
    Saramago

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