Il latino dei semplici


Ancora negli anni Quaranta del Novecento le persone non scolarizzate e contadine erano immerse, per così dire, in una sorta di bilinguismo: il dialetto, nel quale pensavano e con cui comunicavano, e il latino della Chiesa, che era anche luogo di formazione culturale, oltre che religiosa. Mentre si ignorava la lingua italiana, tante erano le donne che conoscevano la messa in latino, un latino di cui comprendevano solo qualcosa e forse anche per questo così a lungo voluto dall’autorità ecclesiastica.
Gli anziani della mia famiglia mi hanno raccontato che quando il prete, durante i funerali, pronunziava le orazioni funebri sulla tomba del defunto, le donne nel sentire “a porta inferi” ( “a porta inferi, erue domine animam meam”, “dalla porta dell’inferno, strappa Signore la mia anima” Canticum Ezechiae, Isaia 38 ) erano solite bisbigliare fra loro, le si immagina mentre maliziosamente si nascondono con il vancale nel dirselo!, ” ‘u prievite vo pagatu”.
Ogni traduzione, si sa, è un tradimento (quella degli alunni è addirittura un divorzio) e lo era anche quella dei nostri nonni o bisnonni. Ma se la lingua è una convenzione, un accordo attraverso cui si comunica, i due dialoganti, il prete e i nostri contadini, sono certa comunicavano. Prima o poi, miseria permettendo, al prete portavano quanto dovuto per le esequie dei propri cari.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...