Le nostre cattedrali


Chi, soprattutto per motivi di lavoro, è costretto a viaggiare per le strade della Calabria, sa l’inferno che sono state le nostre strade quest’inverno: franavano ovunque. Il nostro terreno è in effetti pencolante  e nonostante ciò gli alberi vengono dovunque  tagliati in nome del credo eolico. Quelli della zona boschiva attorno a Cortale, una sorta di importante polmone per noi (ognuno ha le sue foreste amazzoniche!) scompaiono di ora in ora a ritmo crescente e impazzito, come drammaticamente documentano le foto. Io non so i benefici economici  dell’eolico (non so chi è il beneficato e chi è il beneficante e secondo quali regole, se regole esistono),  ma intravedo  i costi di questa novella colonizzazione: un territorio viene depauperato della sua difesa contro i disastri ambientali. Di fronte a un territorio che si sbriciola, mi aspetterei che, al contrario, si piantassero alberi ad un ritmo forsennato. Chi va  in giro in questi giorni per le nostre campagne o guarda lo stesso paese capisce inoltre che cosa ha portato il grande trambusto che sulle nostre strade c’è stato questo inverno. Nei mesi scorsi enormi mezzi ogni giorno ingombravano minacciosi le nostre strade e imponevano come padroni i loro ritmi a cittadini che avrebbero dovuto poter godere delle strade più tranquillamente. Tali giganti ingombranti trasportavano le pale eoliche e noi adesso vediamo l’effetto di questo continuo via vai che c’è stato:  il nostro povero territorio è martoriato da una eccessiva presenza di questi pali. Pali, pali, dovunque si volga lo sguardo ci sono pali. Se un terreno è anche bellezza naturale, possibilità per lo sguardo di godere di una bella vista, avere di fronte le linee dolci di una collina e poterle vedere e riconoscere come tue, per il nostro territorio questo è andato irrimediabilmente perduto. Perché un turista dovrebbe venire a guardare una bellezza che da noi non c’è più? Non si tratta di essere o meno favorevoli all’eolico: la verità è che il fenomeno è divenuto mostruosamente eccessivo. O i politici erano d’accordo o a comandare in Calabria, a fissare i tratti persino  del futuro, sono altri. Io invito i cittadini a guardarsi attorno e a chiedere spiegazioni a chi deve darne. Invito a farlo anche chi torna dalle altre regioni per trascorrere il periodo di riposo tra i luoghi noti e familiari.  La bellezza della prima foto, quella sorta di arco che mi ha fatto pensare a una cattedrale,  temo sia stata da noi persa per sempre.  E’ un effetto doloroso del progresso? Non diciamoci  fesserie consolatorie! Questa è la rapina di un territorio e noi siamo i rapinati.

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