Il nostro partire: “la spartenza”


I nostri luoghi hanno visto tante persone andare via. Una volta c’era la separazione terribile (si pensi a chi emigrava in Argentina, “l ‘America non buona”) che durava per tutta la vita: separarsi era un morire l’uno all’altro. Il dolore di chi parte e deve avere il coraggio di guardare altrove e affrontare il nuovo, e il dolore di chi resta cambia la vita. I nostri paesi hanno avuto di questi continui dolori. Luoghi che si sono svuotati e sono divenuti silenziosi. E’ venuto a trovare la mia famiglia qualche tempo addietro un cugino dall’Argentina. Un colpo al cuore nel vederlo: aveva i tratti del viso di mia madre e amarlo è stato semplice, come se gli animi e anche i luoghi riconoscessero come proprio quell’uomo nato e vissuto in un altro continente. Quando è ripartito dopo il periodo di vacanza, all’aeroporto piangeva come un bambino e noi con lui. Si ripeteva la scena terribile di quando suo padre nell’andare via aveva salutato per sempre i suoi cari. Le separazioni, che erano un rito collettivo a cui partecipava la comunità tutta, somigliavano ai funerali. Le nostre terre hanno conosciuto questi dolori, ne portano i segni. L’andare via  e il rimanere sono stati da sempre due esperienze ugualmente dolorose, sebbene diverse. Qualche giorno fa osservavo un signore che, seduto sull’uscio di una casa (anche questa un’abitudine antica) guardava il vicolo in cui era vissuto da bambino. Era solo di primo mattino e forse ogni tanto ritorna per questo, per riascoltare dentro di sé le voci di chi non c’è più. Io ho sentito che in quell’istante  il vicolo si popolava per lui di presenze antiche e amiche e del se stesso ragazzo. Vado tante volte alla stazione dei treni per accompagnare persone care che partono e ogni volta, qualunque sia il motivo dello spostamento, o di  lavoro o di  studio o turistico,  mi si risveglia dentro un dolore atavico: come se nelle viscere risentissi lo strazio dei miei nonni, quello di mia madre, quello dei luoghi in cui vivo. Da noi il partire si chiamava spartenza,  un termine che certo conteneva l’idea della separazione. Mia madre, che ha pianto a ogni spartenza di figli,  nipoti e vicini,  era solita dire : ” Mi si sbacantau ‘a casa”, “La casa è divenuta per me vuota”.

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