Ciò che resta di una vacanza


Abbiamo deciso, io e una mia amica con la quale da anni non ci si vedeva, di incontrarci a Napoli, io venendo dalla Calabria, lei dalla Puglia. Una vacanza breve la nostra, come quelle a cui gli italiani pare ormai siamo -e non sempre è possibile!- abituati, o perché costretti dalla crisi economica o perché convinti dalle suadenti parole di Berlusconi che ci ha invitato a scoprire le bellezze del suolo italico. Alla fine del viaggio, rimangono i vicoli di Napoli, il Maschio Angioino, il quadro di Andrea Cefaly senior al Museo Civico che ha come soggetto l’inferno del viaggiare in Calabria (mio pensiero: perché la regione Calabria deve spendere soldi per acquistare il cosiddetto palazzo dei Cefaly a Cortale, in verità una costruzione cadente che non  contiene più nulla?). Rimangono  la mostra su Caravaggio, i papiri di Ercolano la cui vista basta per sentire la vertigine derivante dal fluire del tempo e da ciò che rimane nel tempo, i dipinti di Pompei che si direbbero moderni se non si comprendesse subito che si bestemmierebbe e si farebbe ad essi un torto. Rimangono negli occhi e nella mente la cultura di Napoli, la miseria, il degrado, l’immondizia di Napoli ( Berlusconi non aveva tolto la sporcizia? ), una qualità dei suoi abitanti che può essere indicata come bontà e che mi è sembrata uno dei tratti più caratterizzanti della città. Resta il ragazzino che passa una seconda volta su una moto per dare una manata sulla spalla alla mia amica, che non era rimasta in silenzio di  fronte ai suoi maschili apprezzamenti, e che quindi deve dimostrare di essere quello che ha l’ultima parola. Mentre la mia amica ed io camminiamo curiose per le strade di Napoli e ci facciamo incantare dalla chiesa di  Santa Chiara (anche se per entrare siamo state costrette a indossare uno scialle, che per me è una costrizione come per altre donne il burka), un giornalaio perde la vita a Casoria e a me viene da pensare che da noi si può morire per motivi banali, non solo perché facenti parte di cosche o perché si sia disturbato un qualche potere forte. Restano le chiacchierate con la mia amica, fatte con la voglia di quando si è adolescenti, restano le gambe ancora come spezzate dalla stanchezza. Rimangono dentro soprattutto le tante ricchezze culturali che Napoli ( come l’Italia tutta) ha e che mi ha regalato, il sorriso del Romano al Museo Archeologico capace di restituire un uomo antico nella sua libertà e interezza. Restano dentro i tanti poveri che mi è parso di vedere e  il constatare che le nostre città sono ormai variegate e variopinte: tante sono le lingue che si sentono e tanti ormai gli italiani non doc che si incontrano. Ma i numerosi ragazzi figli di stranieri, che con professionalità ho visto  lavorare nei locali pubblici, o il cameriere di colore, che parlava  italiano ma anche un perfetto napoletano, mi sono sembrati il segno di un’Italia che è già cambiata, in barba a una politica che vorrebbe chiudere le porte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...