Sulla poltrona, a seguire Iacona


Nel seguire la trasmissione di Iacona, ho pensato al telegiornale nostro regionale, secondo il quale, ogni giorno, la Calabria è teatro di grandi eventi culturali, di sagre culinarie, di tripudi musicali e danzanti, di salsicce e cotillons. Una noia infinita, il trionfo del niente, il tutto condito con un penoso adeguarsi all’opinione della  maggioranza del momento. Il giornalista, invece, è colui che sa far parlare i luoghi e le persone. Forse i cittadini calabresi, gli onesti intendo, non si oppongono alla malavita anche perché non hanno una stampa che li informi, che dica le cifre, i luoghi, i fatti. Io, ad esempio, confesso di non conoscere a sufficienza la realtà della ‘ndrangheta, anche se sono contro essa, ma lo sono perché quasi naturaliter rifiuto la violenza  e scelgo sempre la legalità, non perché conosca davvero cosa succeda nella mia regione. Iacona ha invece fatto sfilare diverse figure: il più dolente  e tragico mi è sembrato il funzionario di Catanzaro, che è in grado di raccontare la sconfitta dello Stato e la sconfitta nostra, e che mostra però anche dignità e professionalità. Non è facile non essere volgari, da noi. Ricordate il ritratto dell’uomo politico catanzarese di un’altra bella trasmissione, quell’odioso “Tutto a posto?”. Iacona sa interrogare e sa chi deve interrogare, per fotografare e far parlare una regione. I nostri giornalisti -alcuni, specie i responsabili della cronaca locale, meritano di essere al massimo giornalai- di solito non ne sono capaci. Anche questo fa parte della “questione Calabria”. Interessante, perché non retorico, quanto affermato dal procuratore di Reggio, quando ha sostenuto che chi paga non è sempre una vittima, perché può pagare per un calcolo di convenienza. L’imprenditore del Nord, quello della zona grigia, forse è il più emblematico di ciò che di nuovo e complesso si agita in questo paese rispetto alla legalità. Quello che però mi ha fatto balzare sulla poltrona è stato il ragionamento del padre di Giovanni Strangio: contro la magistratura e contro l’idea di Stato ha avuto le stesse parole di tanti politici di questi tristi, ultimi anni. Che finiscano questi anni, grazie a chiunque, anche a Fini.

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