La Calabria gentile auspicata da Di Landro


Sul treno che mi porta a Reggio ci sono studenti con bandiere e palloncini, alcuni professori universitari, una ragazzina chiacchierona e petulante ma curiosa e informata sui fatti, gente che legge, facce non truci. Ed io mi chiedo: “C’è veramente un’altra Calabria? O è l’entusiasmo tipico delle manifestazioni che comincia a prendermi?”. Comunque sia, mi pare già di respirare meglio e questa che vedo mi sembra una terra finalmente normale! Per strada, durante il corteo, Reggio mi appare la grande assente, anche se non è ostile:  la  sento muta, c’è solo qualcuno che si affaccia alle finestre, nessuno si unisce al corteo o lo accoglie gioiosamente. Io sono quasi alla testa della colonna, per cui vedo da vicino coloro che intervengono ai microfoni. Sto con la mia macchinetta fotografica sotto il palco, quando Di Landro passa e a me viene un colpo al cuore, abbasso le braccia, non ho il coraggio di fare nessuna foto. Il procuratore generale, a cui tutti quando cammina dovremmo in Calabria sorridere, è infatti circondato dalla scorta, mentre lo spazio attorno ad un uomo, alla sua vita, non dovrebbe aver bisogno di protezione, perché dovrebbe essere per natura sacro: per questo io rimango attonita. Quella scorta mi dà la misura di che cosa sia questa regione, me lo grida. Di Landro è il primo a parlare e mi piace il suo “Buongiorno!” ed il suo auspicio che la Calabria sia terra gentile. Seguono una giovane donna, sindaco di Isola, ed i genitori di un bambino colpito dalla mafia. La madre mi ricorda la disarmante sincerità di Rosaria Schifani, il cui dolore rifiutò la retorica delle cerimonie e disse la verità a tutti noi. Parla un sacerdote, che forse fa il discorso meno cattolico di tutti perché non si appella solo alla fede, ma in primo luogo alle regole sociali del vivere, interviene l’imprenditore che ci dice i problemi e le speranze dell’economia di questa regione. Io ero venuta alla manifestazione con tutte le difficoltà ed i dubbi, anche di identità, di una calabrese e condividendo la preoccupazione di Teti sulla mmuina. “Chi siamo in Calabria? Chi troverò simile a me alla manifestazione? I partecipanti corriamo qualche pericolo?”. Il giorno successivo alla protesta, ci si chiede probabilmente se a Reggio sia iniziata una nuova Calabria. Sostenerlo mi pare, però, esagerato. La Calabria non è terra gentile, come sa Di Landro. E’ terra feroce, tuttora. Ignoro cosa significhi, rispetto al futuro, che la manifestazione di Reggio ci sia stata e che ci sia stata con i numeri che conosciamo. So però che la Calabria è in grado di essere, se vuole, anche terribilmente muta e minacciosamente in silenzio, sicché, se numerosi siamo andati per le strade a dire il sogno di una terra differente, è indubbiamente positivo. Per quanto mi riguarda, ho incontrato tanta gente pacifica, simile a me, e mi sento un po’ rinfrancata e meno intossicata dall’illegalità imperante. Di più ritengo non possa dirsi. Procuratore Di Landro, buon lavoro e che lo spazio attorno a lei e a noi tutti si apra sempre in maniera gentile!

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2 pensieri su “La Calabria gentile auspicata da Di Landro

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