Nobili a Cortale


A Cortale qualcuno racconta che negli anni Quaranta del Novecento una signora, appena il marito era riuscito a trovare impiego in un ufficio pubblico, abbia chiamato i bambini del rione povero in cui abitava e abbia dato loro qualche soldo, pregandoli di chiamarla, quando l’incontravano, “donna Maria”. Gli spiccioli in verità erano pochi, ma sarebbero serviti almeno a comprare un piccolo gelato e i bambini convocati dalla signora erano scalzi e con addosso vestiti un po’ rattoppati. I nostri monelli accettarono prontamente la proposta e nel vederla salutavano deferenti: “Bongiorno, donna Maria!”. E così nel paese si creò a poco a poco l’abitudine e la nostra semplice casalinga fece il salto sociale e divenne per tutti “donna Maria”. Anni dopo, a me ragazzina, che ignoravo come la nobildonna fosse divenuta tale, la signora appariva calata nel suo ruolo di aristocratica: ben vestita rispetto alle altre sue coetanee e vicine di casa, abbastanza truccata, un po’ austera, sebbene qualche tratto eccessivo rivelasse il suo essere una parvenu. Ignoravo, io, come la nobiltà cortalese si acquistasse! Non da un re, ma dall’innocenza interessata e forse irriverente dei fanciulli.

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3 pensieri su “Nobili a Cortale

  1. Prima che la rivoluzione francese spazzasse via i titoli dell’aristocrazia si distingueva la nobiltà di spada dei discendenti della vecchia elite guerriera da quella di toga, acquisita in seguito alla venalità delle cariche con cui le monarchie assolute rimpinguavano le casse dello Stato e si circondavano di fedeli funzionari borghesi. Nella Cortale degli anni ’80, al tempo del craxismo rampante, da noi la politica divenne non solo un mezzo di mobilità sociale ma anche di acquisizione di lombi di nobiltà, proprio quello stato che i signori di Cortale raggiungevano attraverso matrimoni morganatici e che invece il grande umanista Poggio Bracciolini vedeva come una qualità d’animo della persona che si conquista con gli sforzi, gli studi e il lavoro. Mi trovavo nella macelleria di Catarnuzza quando arrivò tutta trafelata una donnina dalla Comuneria che, infischiandosene della fila, si rivolse alla vuccera: “Disse donna *** ‘mu li mandati ‘nu chilu de carne bona pè ‘u ragù”. Di fronte all’incredulità e alla sorpresa manifestate dalla macellaia (a cui nessuno la dava a bere tanto facilmente) la donnina, altrettanto stupita rispose. “Come cu è Donna ***, è ‘a mugghjere de ‘u sindacu!” Chissà se Carlà e Michelle , tanto per citare altre celebri first – lady, si fregiano anche loro dell’ambito titolo?

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  2. Un’occasione perduta c’è stata due turni elettorali addietro quando venne bruciata dai veti incrociati di popolari e diessini e dall’infingardaggine dei rifondaroli la candidatura vincente di Pupa.

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