La scuola racconta Eolo ai bambini


In questi giorni alcune nostre scuole, grazie ad un progetto (“A scuola di Eolo”) finanziato dalla provincia di Catanzaro, hanno potuto far visitare ai loro alunni il parco eolico di San Sostene. I ragazzi hanno così scoperto, a dire della stampa plaudente e di un’esperta in tematiche ambientali, come “l’impiego degli impianti eolici non arrechi danni all’ambiente” e che “oltre a produrre energia pulita” un parco eolico “consente anche di monitorare il territorio montano e di salvaguardarlo dagli incendi”. Ai ragazzi è certamente obbligatorio fornire speranze: per questo li facciamo nascere. Ma ai ragazzi bisogna anche dire la verità, soprattutto a scuola, dove si va per studiare, cioè per esercitare la ragione e conoscere i fenomeni. Ai giovani, in verità, gli adulti danno speranze solo se lavorano per il loro futuro, se consegnano alle nuove generazioni un mondo migliore, se, ad esempio, non rovinano l’ambiente e non divorano le risorse pubbliche. Io mi chiedo se qualcuno abbia detto agli adolescenti, che ignari hanno partecipato alla festa di Eolo, che Eolo in Calabria ci sta invadendo persino le case. La realtà è che in questa regione le scuole, povere scuole!, sono ormai  preda dei progettisti e degli esperti del nulla. Esse sentono infatti il dovere morale di “aprirsi al territorio”, per rinnovarsi. Ma quali lumi possono giungere da questo nostro povero territorio, in cui il futuro di tutti non interessa a nessuno e in cui chi ha potere lavora per il proprio particulare? E così succede che nel circolo del niente e del vuoto culturale, guidato  dagli interessi di adulti incapaci di far progredire questa regione ma capaci di far soldi fingendosi esperti, i ragazzi vengono ogni giorno “portati sul territorio”, a sentire il vate di turno. Quando la scuola, che dovrebbe essa far proposte al territorio, invece di condurre in giro i ragazzi come le vacche al tempo della visita in Calabria di Fanfani, si fiderà della sua funzione, si impegnerà  e terrà i giovani in classe ( non in carcere!), a leggere ad esempio un canto di Dante? Quanto ad Eolo, si sa che ad Odisseo egli consegnò un otre dove erano rinchiusi tutti i venti, tranne uno: quello che doveva riportarlo ad Itaca.

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