Medici a Cortale


A Cortale, quando si invitava qualcuno a scendere dal piedistallo o a non lamentarsi per uno sforzo fatto, si diceva “Non ssu pedati de miedicu!”. Forse questo modo di dire spiega perché, per colui che per tutti era don Cosimo, si giungeva a cambiare la segnaletica stradale, strutturandola in modo da rendere comoda la vita al medico del paese e facilitare lo spostarsi della sua Topolino. Gli anziani lo ricordavano, giovane laureato, andare con una motoretta per le campagne a curare i contadini. Precedentemente, Cortale aveva avuto, nella prima metà del Novecento, dei medici su cui, in barba ai fasti conservati e costruiti da pochi, non c’era tra la maggioranza della popolazione un bel dire: li si definiva macellai. Soprattutto era una moria di donne al parto, come fossero bestie. Poco sviluppata ancora la scienza medica? Certo, ma già i Greci avevano medici che scrivevano ben quattro libri sull’utero e un pratico questionario per le ostetriche in due libri. No, i nostri erano a volte somari la cui bravura nessuno, data la miseria generale, poteva controllare e a cui continuiamo a titolare strade come a dei luminari. Io so di una ragazza a cui agli inizi del secolo scorso furono provocate le prime mestruazioni che tardavano a venire e che, a causa di questo, a sedici anni morì. Don Cosimo, che opera in seguito, capisce che deve iniziare la giornata assieme ai contadini e scandire il suo tempo in base alle loro esigenze. Si alzava alle cinque del mattino, perché le donne che raccoglievano le olive si ammalavano e tuttavia dovevano continuare a lavorare: prima andavano da lui a farsi le iniezioni e poi si recavano nelle campagne, magari a faticare sotto la pioggia. Egli visitava due volte al giorno, mattino e pomeriggio, sempre facendo dipendere gli orari dai ritmi della vita nei campi. Io ricordo che, nella ricorrenza dei santi Cosma e Damiano, me ne stavo bambina sulla via a guardare curiosa la marea di gente che andava a fargli gli auguri e ricordo anche la stanza dove ci visitava piena di bottiglie di liquore portate dai contadini in occasione del suo onomastico, una sorta di festa patronale. Quando veniva a casa perché qualcuno in famiglia era ammalato, mia madre preparava una sedia sulla quale amprava un candido asciugamano, certo in segno di rispetto per il medico, ma anche per un bisogno spontaneo di ritagliare un’oasi nella nostra casa che, come la maggior parte delle abitazioni in quel tempo, non era il regno dell’igiene. A controllo terminato, la bacinella e un’altra immacolata tela di lino erano pronte per le mani del medico. Non so come don Cosimo fosse realmente, ma si mostrava arguto, intelligente, a suo modo bonario. E credo che abbia giocato fino alla fine, lasciando inaspettatamente l’eredità, che noi cortalesi pensavamo favolosa, ad uno qualunque, beffando altre attese forse. Se ne parlò tanto, in paese! Egli era un privilegiato e nel tempo libero frequentava naturalmente la casa del pittore Andrea Cefaly, non le bettole contadine, ma la sua abitazione testimoniava che i suoi genitori non erano aristocratici: non viveva in un palazzo. Non si sposò mai, anche questo segno di non conformismo, e si diceva amasse una donna lontana dai canoni usuali, perché intelligente e non classicamente bella. Conosceva ed utilizzava il dialetto ed in fondo era uno di noi: quando veniva a scuola per controllare la salute dei bambini, ti guardava velocemente la gola e ti diceva in maniera sbrigativa e affettuosa: “Conosco te e tutta la tua famiglia. Stai bene, non hai niente”. Io, non aristocratica e non ricca, avevo con lui un rapporto di famigliarità, pur rispettando la sua funzione, e a volte mi scocciavo ad andare a farmi visitare, troppo occupata con la mia adolescenza, e gli inviavo tramite mia madre dei bigliettini, in cui descrivevo la mia patologia. “Don Cosimo ti salute e ti mande a ddire ca non è nu zingaru chi la ndivine: mu vai tu, ca ti visite”, mi si diceva di rimando in qualche caso. Era affettuoso, non moralista od oscurantista nell’esercizio della sua professione ( ma si raccontava di qualche giudizio non illuminato, espresso nella stretta cerchia dei suoi amici ), ed ha accompagnato la mia crescita. Si diceva fosse bravo durante l’assistenza ai parti e nella storia cortalese questa caratteristica è stata una discriminante per valutare la perizia medica, a quanto pare. Verso la fine della sua attività, in un momento di non completa lucidità, a mio padre diede i punti nel posto sbagliato, ma era già anziano e poi fa parte della vita di un medico sbagliare e non essere infallibile. Su di lui esisteranno in paese pareri e ricordi diversi  e so pure che ha commesso errori, ma io amo pensarlo sulla motoretta recarsi giovane per le campagne, i Chiusi, lu Chianu ecc, e alzarsi alla stessa ora delle raccoglitrici di olive, scandendo il suo tempo in base alle esigenze e alla misera economia dei contadini. Farlo è stato una necessità, ma anche un segno di intelligenza ed è stato il suo tratto migliore, il suo lato in fiore. Peraltro, del nostro passato non c’è niente di cui avere nostalgia, perché  la povertà non si rimpiange, la si può solo raccontare o non scordare. Quanto ad oggi, vorremmo almeno non essere pazienti anonimi agli occhi dei nostri medici e non dipendere dalle strutture sanitarie di Soverato. Già Lamezia Terme è un accontentarsi.

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7 pensieri su “Medici a Cortale

  1. E’ ammissibile, oggi a Cortale, nell’anno di grazia 2011, che uno dei due medici di base del paese, per giunta ufficiale sanitario del comune, non disponga (a bella posta) nel suo ambulatorio di un apparecchio telefonico fisso e che regolarmente non risponda alle telefonate sul suo cellulare, accampando scuse risibili (il campo, il silenziatore..), durante l’orario di servizio o al telefono di casa? Il principio della reperibilità del medico non esiste più?A quale santo deve votarsi una persona anziana, impossibilitata a muoversi, in stato di necessità? Non sarebbe compito del sindaco intervenire per tutelare le persone più deboli?

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  2. E’ risaputo che il medico in questione è molto tirchio. Trattandosi di un servizio essenziale, il problema si potrebbe risolvere se il comune installasse a proprie spese un telefono nell’ambulatorio dell’ufficiale sanitario, come nelle scuole o nel comando dei vigili.

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  3. Intanto, si può denunciare un disservizio senza cadere necessariamente nella volgarità?
    Quanto al merito, io allargherei il problema. Come mai il nostro comune non dispone di un locale adeguato ad ospitare sia il servizio di guardia medica che la condotta? Nessuno ha mai pensato di rammodernare quello esistente in modo da renderlo idoneo a tale scopo. Eppure basterebbe poco, e la municipalità ci guadagnerebbe anche, potendo imporre al medico condotto il pagamento di un fitto per l’uso di parte dell’edificio. Senza contare che potrebbe mettere a disposizione facilmente dei sanitari la sua veloce connessione ad internet, un ausilio ormai indispensabile per chi svolge questo lavoro ed un beneficio inestimabile per l’utenza tutta. Allora, cari amministratori, perché non ci provate?
    Zinnapotamo

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  4. L’assessore alla sanità, informato della incresciosa situazione, ha promesso di adoperarsi per far installare dal comune un apparecchio telefonico nell’ambulatorio del medico condotto. E l’assessore è uomo d’onore..

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  5. caro anonimo hai trovato il modo di discreditare il Nostro magico paese e le persone che ci vivono,tira fuore le palle e descivi le tue cazzate se hai il coraggio.
    Solo a titolo d’informazione i nostri medici vivono h 24 a Cortale,sono sempre a disposizione della popolazione ( hanno salvato e continuano a salvare delle vite umane ),ambedue hanno il telefono fisso nello studio,ambedue hanno il sistema informatico di certificazione elettronica,hanno grande professionalità e amore per il lavoro che svolgono

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