Cortale e gli animali


Quando ero molto piccola, un pastore mio vicino di casa la sera mi portava ogni tanto dalle campagne qualche passerotto, che io amorevolmente curavo e nutrivo, sebbene non riuscissi mai a farlo vivere a lungo perché lo ingozzavo di cibo. Ma quello che soprattutto ricordo sono le porte delle case cortalesi quasi tutte con un buco nell’angolo in basso, perché entrassero e uscissero galline e gatti. Il gatto, però, serviva a mangiare i topi, non doveva andare, ad esempio, sul letto, una sorta di isola di pulizia in quella specie di zoo che erano le dimore di noi uomini. Io ho tuttora con gli animali un rapporto distaccato: non invado i loro spazi e non voglio che invadano i miei. Le nostre gatte ( io ricordo soprattutto gatte, non gatti, e figliavano continuamente) erano sempre affamate, come noi del resto, e sgraffignavano la carne dei pochi che potevano permettersi il lusso di mangiarla di tanto in tanto. Una signora, ogni domenica, metteva il sugo con la carne sul gas e si recava a messa. La mia gatta, puntualmente, rubava un pezzo di carne e scappava via. “A gatta scustumata tene patruni scustumati”, “I cuasi mali dassati su de li cani e de li gatti“. Tutte le domeniche era un gridare e questa filosofica discussione risuonava nella via, tra mia zia e la vicina. Insomma, era un mondo in cui gli animali dovevano stare al loro posto. Ancora adesso, non riuscirei mai ad avere un cane per casa e faccio parte di quelli che pensano che sia importante riuscire a parlare alle persone, prima che agli animali. A Cortale, oggi, molti sono invece padroni di un cane, ma, vista la mancanza di cortesia del paese e la violenza strisciante, credo che l’animale sia sentito nella maggior parte dei casi come un prolungamento di sé e che l’averlo non sia indice di un sentimento sinceramente francescano. Eppure da noi parecchi, soprattutto le donne, passeggiano con il proprio cane. Io, recentemente, sono rimasta sconvolta per l’episodio del tassista milanese ucciso perché, involontariamente, aveva provocato la morte di una bestiola. Penso che neppure l’uccisione di un uomo dia il permesso di ricambiare con l’omicidio, figuriamoci nel caso di un animale: conservare il senso delle proporzioni, distinguere in qualche modo tra diverse forme di vita, mi pare in questo caso saggio e doveroso. Ma uno dei motivi per cui sono contenta è che non ho mai intenzionalmente esercitato violenza, né sulle persone, né sugli animali. Insomma, come si faceva tempo addietro, rispetto gli spazi degli animali, cercando di preservare il mio. Ecco perché alcune pagine di compaesani su Facebook mi provocano autentico dolore: mostrano foto di cinghiali uccisi e un indulgere della macchina sul sangue, o una foto dolente di una beccaccia a terra, morta. Povere bestie! Anche l’esibire il gusto troglodita per il trofeo conquistato, come da un po’ di anni si fa chiassosamente quando si gira per il paese strombazzando con i clacson perché è stato ucciso un cinghiale, lo reputo un rito violento che non ha nessun senso, se non quello di esporre la propria brutalità. E’ una nuova processione barbara, che prepotentemente si mostra e disturba ed è fortemente diseducativa. Dopo avere compiuto queste belle ed edificanti cose e ostentato in tal modo i muscoli, spesso ci si riempie pure la bocca di recupero delle tradizioni. Io non desidero recuperare niente e come i vecchi proletari penso che con il progresso posso solo perdere le mie catene o almeno qualche catena, ma vorrei ricordare che l’uccisione del maiale non era accompagnata, mezzo secolo fa o anche più recentemente, da scene isteriche e violente. Nessun trofeo. Lo si uccideva perché, dicevano i contadini, “avimu a panza rande e avimu mu mangiamu, e si non averumu la panza non averumu mancu mu fatigamu“.  “La pancia grande”, quando si era tutti magri come un chiodo! In quella miseria, si impiegavano tutte le proprie energie solo per riuscire a mangiare e si sognava addirittura di non avere la pancia per non più faticare. E l’animale veniva sentito come facente parte di un equilibrio economico e naturale: niente altro. Oggi c’è un clima perbenista e violento a Cortale, nei quattro gatti ( è il caso di dire!) che siamo rimasti e condivido la preoccupazione di chi guarda negativamente all’apertura di un negozio con cui si contribuirà a diffondere nel nostro paese tipi di sport che, in questo deserto dei tartari, potrebbero agire come ulteriore fattore di violenza. E se ne vede già troppa: tanti girano con l’aria da padroncini, magari con cane. E’ invece  il caso di aprire una bottega che venda cortesia e rispetto delle regole. Libera nos a malo, Domine!

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Un pensiero su “Cortale e gli animali

  1. Gentile signora, sono d’accordo con lei parzialmente. io ho una cagna e la considero quasi un essere umano. dico quasi.
    ho notato molte volte che uomini piccini hanno cani grossi e feroci.(in apparenza) di cui vanno estremamente fieri. quasi che la grandezza del cane aumentasse la loro scarsa virilità e la mancanza di autostima.
    è così anche con le automobili .
    credo che solo in una società opulenta o quantomeno non oppressa da miseria contingente ci si possa occupare di cani o altre bestie spendendo soldi in mangimi e veterinari. ho abitato a lungo in paesi africani e non ho mai trovato nessuno che avesse in casa una bestia. nè tantomeno andasse a caccia visto che il prezzo di questa attività superava abbondantemente quello dei loro salari di una vita. o due.
    come lei sono d’accordissimo nel trovare le “belle tradizioni” superate e inutili essendo quasi tutte dettate da disperazione o paura. considero che l’avvento della penicillina sia un fatto molto più importante del “miracolo di san gennaro” o di qualsiasi processione ( inventate per placare gli dei?)
    ho scoperto il suo forum per caso e lo trovo molto interessante e molto vicino alle mie idee.
    appartengo all'”aristocrazia proletaria” romagnola e continuo a sperare che il buonsenso prevalga e la gente veda e riconosca quali siano le priorità.
    sono una convinta pianificatrice e penso che vivere alla giornata porti a un futuro misero, purtroppo in questi ultimi 20 la volgarità, l’esibizionismo e l’ignoranza sono state inculcate da un governo immorale e corrotto. ci vorranno decenni prima che i cervelli ricomincino a funzionare. decenni di cruda realtà, e non di televisione .
    forse sono OT ma penso che mi capirà. già la politica dei piccoli passi mi sembra molto presente nel suo blog.
    Grazie.
    Rosa

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