Sillabe e bambine a Cortale, nel secolo scorso


La nuova testata del blog ha per me un’antica bellezza, perché è colma di lettere ed io da piccola giocavo con le sillabe allo specchio: scrivevo le parole al rovescio sul foglio e poi mi divertivo a guardarle riflesse divenire magicamente dritte. O viceversa. Avevo sempre avuto una voglia estrema e impaziente di entrare nel mondo della scrittura e della scuola, sicché, non riuscendo più io ad aspettare l’agognata prima elementare, mio padre mi permise di andare a comprare un quaderno di poche lire da Peppinuzzu u Sagrestanu. Qualcuno li ricorda? Erano sottili, con la copertina pure sottile con su disegnato qualche ingenuo paesaggio naïf. Se chiudo gli occhi mi rivedo fare felice la strada di ritorno dal negozio: ero in procinto di entrare nel mondo magico della scrittura, dei segni. A casa mio padre mi insegnò le aste, come allora era in uso. Non so bene se imparare a farle fosse una perdita di tempo: adesso il primo giorno di scuola i bambini leggono una frase! Ma rammento anche parecchi quaderni della prima elementare in cui i vocaboli erano da me disposti sul foglio caoticamente. Forse le aste servivano a farci orientare nello spazio, chissà. Rammento pure la gioia di quando alle medie appresi  – io che mi esprimevo in dialetto come quasi tutti i cortalesi –  la prima parola straniera ( francese ): saltellavo beata nella piazza di Donnafiori e speravo di incontrare il mio vecchio maestro delle elementari per poterglielo dire. Quando poi imparai il significato di ebete, termine che nel microcosmo di Cortale significava già passare dal registro della quotidianità a quello della letteratura, non vidi l’ora di apostrofare così qualcuno e al primo ragazzo che mi rivolse un’occhiata di troppo indirizzai la parola nuova, superba del potere della lingua e dell’apprendimento che andavo scoprendo. Il giovane era un po’ più grande di me, capì la mia felicità e mi sorrise. Più tardi, sin da ragazza, ho sempre pensato che possedere più parole significasse avere maggiore potere e che le donne – tenute fuori dai processi storici importanti – dovessero saperne di più rispetto all’altro sesso, per riuscire ad essere persone. Andare a scuola, leggere Dante e i classici tutti, conoscere la musica dei numeri: questo è stato l’assillo, il grande ed audace sogno, l’unica nobilitas pensata dalla mia pars, non certo entrare nel  circolo della Casina. Persino la mia ormai anziana ed analfabeta zia a un certo punto si era messa a vagheggiare le sillabe: voleva imparare a firmare, e i miei vecchi libri scolastici sono preziosi anche perché sono pieni dei suoi tentativi di scrittura. Questo mi sento di dire e raccontare oggi alle giovani, smarrita come sono di fronte al nuovo gorgo di ignoranza e servitù che alle donne è mostrato dai più alti livelli del governo italiano. Studiate e siate felici. Il potere da voi così autonomamente conquistato non vi abbandonerà mai. Svegliatevi da sole dal sonno, siate voi il principe azzurro della vostra vita: gli altri possono essere solo draghi.

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2 pensieri su “Sillabe e bambine a Cortale, nel secolo scorso

  1. Nel piccolo belpaese, rinomato in tutta la Calabria come diletta patria di artisti, musicisti, attori, pittori e letterati, per cui il ricordo dell’Atene di Pericle o della Firenze rinascimentale al confronto impallidisce……
    C’E’ UN PROF. TOLONE ?

    F.to Onofrio Marchese del Grillo

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