Stranieri a Cortale


Mi sembra positivo che nella graduatoria definitiva degli alloggi E.R.P. (data dell’atto: 04.02.2011) ci sia un nome non italiano. E riguardo la presenza di immigrati a Cortale, credo sarebbe bene conoscere meglio il fenomeno e iniziare, noi che con sofferenza parliamo spesso dei nonni o fratelli per sempre partiti, a rivolgere l’attenzione a coloro che nel nostro paese invece arrivano. Io non so se il comune o la CGIL locale abbiano dei dati che vogliano rendere pubblici, in modo da poter tutti su essi riflettere (se l’hanno già fatto chiedo scusa, ma i numeri si possono sempre aggiornare! ) : quanti sono i migrantes, che lavoro fanno e in quali condizioni di sicurezza, qual è lo stato delle case in cui abitano, che mezzi di trasporto utilizzano per recarsi al lavoro, se ci sono bambini e che tipo di strategie didattiche la scuola applica nei loro confronti, come gli immigrati vivono il tempo libero, ecc.. Una riflessione su dati reali aiuterebbe anche a far nascere un’opinione democratica e a combattere pregiudizi, paure o cupi mugugni popolari. In giro infatti, accanto ad incontri umani e a qualche rara sorta di osmosi tra indigeni e non, accanto ad amicizie, sorgere di alcune coppie miste e nascite a volte di figli da questo nuovo tipo di legami, si rinvengono pure giudizi sbrigativi sugli stranieri e punte di razzismo ( od opinioni non illuminate ) quando ad esempio si dice che “questi rumeni stanno acquistando troppo spazio, vivono meglio di noi e chissà dove andremo a finire”. In verità raccontiamo favole quando sosteniamo che la cultura dell’ospitalità faccia parte del DNA dei meridionali e gli avvenimenti di Rosarno ci invitano a stare attenti ai mostri nati dalla povertà e dal sonno della ragione, che si annidano tra noi. Per combattere le paure e le irrazionalità, per una convivenza pacifica, bisogna invece conoscere la realtà e lavorare su di essa, adottare politiche innovative, fare scelte coraggiose ed eque. Quel nome straniero nell’elenco dei beneficiari degli alloggi credo vada nella direzione giusta: ignoro chi sia il signore e le motivazioni dell’inserimento nella graduatoria, ma la politica dell’inclusione è quella che bisogna adottare. Essa è difatti l’unica che possa gradatamente portarci all’idea che i migrantes siano non una iattura ma un’opportunità, specie per un luogo come il nostro che sempre più si spopola. Come ovunque in Italia, gli immigrati a Cortale costituiscono in verità già una risorsa: ad esempio, sono impiegati nelle nostre campagne e le donne fanno spesso le badanti dei nostri cari. Alcuni li si vede tornare al buio dal lavoro, in bicicletta sotto le intemperie: piccole e fragili figure indifese, sovente con pochi diritti. Del resto, parlando di diritti, la sentenza di cui la stampa ha dato notizia pochi giorni fa, su una morte avvenuta in un cantiere nel 2006  nel nostro comune, è a proposito indicativa e deve far ragionare ognuno di noi sulla generale condizione del lavoro e sulle caratteristiche dell’economia nei nostri luoghi. E se è vero che abbiamo bisogno di lavorare e che a volte pur di riuscirci siamo tutti disposti a correre pericoli estremi, indigeni e stranieri, dobbiamo tuttavia ricordare che ciò non è giusto, perché il lavoro è sì per tanti soltanto una necessità biblicamente dolorosa, ma non deve essere una maledizione o un inferno in terra. Prima di ogni cosa viene l’uomo e ha valore l’uomo, in qualunque parte del mondo sia nato: di tutti i fermenti e i fervori del Novecento tale consapevolezza non va fatta svanire, di tante bandiere cadute questa dobbiamo trovare il modo e le idee per tenerla issata. Sempre. Altrimenti è la barbarie. Gli amministratori, la CGIL, la Chiesa, le varie associazioni, i partiti, oltre che ciascuno di noi nella propria quotidianità, su tali questioni di civiltà e giustizia a Cortale sono chiamati a interrogarsi e a molto operare.

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