Mio nonno l’Africano


L’Africa, dove l’Italia è impegnata in una confusa operazione bellica che si vorrebbe definire umanitaria, in questi ultimi tempi ci è apparsa attraversata da un subbuglio nuovo e popolata da tanti giovani, che sono entrati nel mondo di Internet e magistralmente lo governano. Io ho avuto un nonno che attorno al 1888 si è recato in Africa: siamo veramente andati da tutte le parti noi italiani, dietro il sogno di una vita migliore come gli emigrati di ogni epoca! Mio nonno è partito a quattordici anni. Il padre, spaventato dalla volontà di lasciare Cortale manifestata dal ragazzo, si era recato per avere un consiglio da Andrea Cefaly senior, che evidentemente si pensava, non so se e quanto giustamente, potesse conoscere le incognite del mondo e le sue regole più di tanti contadini, non come lui colti. Il quattordicenne, cosa rara allora, sapeva leggere e scrivere e in un incontro con il pittore fu valutato in grado di affrontare l’avventura, anzi gli fu detto che, se avesse voluto, a Napoli sarebbe stato utilizzato in banca. Egli era però smanioso di andare in Africa e a quell’età, da solo senza la famiglia, partì con dei compaesani per un un altro continente: era poco più di un bambino e lungo la via avrebbe potuto perdere l’anima! In Africa imparò ad usare il francese e dapprima portava l’acqua agli operai più grandi tutti di età, in seguito fu ammesso a lavorare nella costruzione di strade e ad un certo punto, poiché era l’unico non analfabeta, fu incaricato di tenere la contabilità del suo gruppo. Alcuni anni dopo egli tornò in Calabria, mise su famiglia ed emigrò altre due volte, in America però. Dall’Africa aveva riportato qualche soldo che, unito a quelli guadagnati nei successivi lavori all’estero, gli permise di edificare una casa, ma aveva portato con sé anche un dono: secondo i parenti, era divenuto un po’ mago e un po’ profeta. Di questo io moltissimi anni dopo sentii parlare, mentre non ho udito mai in casa un’espressione razzista, come terribile retaggio e pesante eredità di quell’antica esperienza del nostro familiare, probabilmente perché il nonno era partito con l’innocenza dell’adolescenza e aveva guardato all’Africa smarrito e incantato. Ho invece sentito raccontare che in quei luoghi lontani il ragazzo aveva appunto lavorato, aveva avuto i primi amori e aveva appreso una strana scienza-magia: quando ritornò a casa, ci si accorse che era in grado di prevedere il sesso dei nascituri e la morte delle persone. Nelle rare foto che in famiglia conserviamo egli mi appare in effetti austero, con l’aria di antico saggio e so che aveva profetizzato, ad esempio, che mio padre sarebbe morto per ultimo tra i suoi numerosi figli pur essendo solo il secondo, e così è avvenuto. L’Africa in verità è stata sempre terra di meraviglie e in ogni epoca ha tanto insegnato all’umanità: lì fondamentali conquiste dei primi uomini, lì i dotti e cosmopoliti di Alessandria, lì l’inquietudine di Agostino, lì il rigorismo furioso di Tertulliano, lì il racconto magico e misterico di Apuleio, lì musicisti leggendari, tutti antenati dei giovani africani che oggi ci appaiono come dei maghi di Internet. Io amo pensare che, oltre ai cortalesi maggiori di età che erano suoi compagni di avventura, qualche anziano e saggio capo africano abbia preso sotto la sua protezione il mio nonno ragazzo e che, tenendolo per mano, lo abbia aiutato come si fa in quelle culture ad attraversare la linea d’ombra dell’adolescenza e gli abbia insegnato i segreti della sua arte magica, qualcuno dei quali egli poi da adulto si compiaceva di rivelare di tanto in tanto nella sua vita a Cortale. Dal nostro piccolo paese, altri sono andati o sono stati forzatamente mandati in Africa anche durante il ventennio fascista e di questo periodo esistono da noi delle foto, qualcuna delle quali a me è stata mostrata. Di solito nei ritratti, che negli stessi anni si facevano assieme ai propri cari, le pose erano rigide e il pater familias stava accanto alla moglie in maniera apparentemente asettica, senza sfiorarla, per non lederne la dignità e santità di vestale del focolare. Ma ho visto una fotografia in cui un uomo metteva invece volgarmente una mano sul seno di una donna africana, in segno di possesso e offesa. E’ un’immagine che mi fa arrossire di vergogna in quanto occidentale e italiana: la mano su quel seno è la mano di un maschio, padrone e colonialista. Posso dire semplificando parecchio che in Occidente sto bene, anche perché donna, ma so che in questa parte tranquilla e agiata del mondo siamo molto in debito con l’Africa. Io a tale antica terra devo anche la protezione e la scienza-magia data al mio nonno bambino, in Africa cresciuto senza perdere l’anima, nonostante la solitudine e il senso di abbandono in cui si è repentinamente trovato immerso. Non l’ho mai conosciuto, ma attraverso lui sono un po’ africana anch’io e devo ricordare ciò più spesso, ad esempio di fronte agli immigrati e alle mie paure di fronte agli immigrati. E in verità bisogna stare sempre attenti, perché si corre sempre il rischio di mettere le mani volgarmente sul corpo, sull’intelligenza, sulla sensibilità, sulla storia altrui e si corre sempre il rischio di mettere volgarmente le mani sul paese altrui, anche sotto l’egida dell’ONU .

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4 pensieri su “Mio nonno l’Africano

  1. Ciao..
    Complimenti per il tuo blog, io non sono nato a Cortale, ma sono pervaso da un senso di appartenenza al paese, forse fuori dal comune. Mio padre è di Cortale, mio zio Franco è stato militare in Africa ed anche in prigionia. Vado pazzo per le foto antiche del paese e per la sua storia ricchissima di aneddoti a volte un po’ leggendari, ma conditi da una suggestività a dir poco accattivante. Mi chiamo Marco Marcello, ancora complimenti

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  2. io in africa ci ho vissuto, gli africani hanno un modo di pensare misterioso-per me-, basato su tradizioni talmente radicate da costituire un unicum fra tutti i popoli che vivono in in quel continente. nonostante il mio desiderio di penetrare nel loro mondo sia sempre stato vivissimo non ci sono mai riucita. credo sia impossibile.
    complimenti per l’articolo , ormai Cortale mi è diventato familiare.

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