Salviano, apud Massiliam presbyter


Nel De Gubernatione si sostiene che Roma è in crisi non a causa del disinteresse di Dio verso l’impero, come dichiarano gli increduli, ma giacché Dio, giusto giudice, punisce un mondo perché corrotto, perché con le tasse ha conculcato gli humiliores e li ha costretti a rifugiarsi presso i barbari nemici o a divenire Bacaudae. Il grido degli oppressi, come aveva detto Giacomo, è giunto al Signore degli eserciti.
V. Sirago dice a proposito di Salviano: “In nessuno scrittore antico confluiscono tante voci insieme di gente che soffre da secoli e che finalmente trova giustizia, sente d’averla trovata nella tremenda punizione cui vede sottoposti i suoi oppressori”. In effetti, con questo autore il tono del dibattito, cominciato dopo il 410 e dominato dall’interpretazione di Agostino della storia, cambia radicalmente, poiché egli è l’intellettuale attraverso il quale i poveri intervengono in qualche modo nella discussione, non foss’altro perché il loro stato viene posto al centro dell’indagine sull’infelicità dei tempi. Nel De Gubernatione è quindi riflessa la struttura piramidale, alla cui base stava l’afflicta paupertas che Salviano mostra vittima di ogni sorta di soprusi, ma soprattutto rovinata dal fiscalismo; si parla del patrocinio e del colonato, fenomeni che denunciano la scomparsa della classe contadina piccola e media e mostrano come l’economia e le strutture romane stessero allora cambiando, preannunciando il feudalesimo; si discute degli schiavi; vi si trova lo scontro sociale in atto in Gallia ( movimento bacaudico ), la mancanza di consenso, la crisi del commercio, la debolezza del potere centrale.


La testimonianza di Salviano è notevole e Jacques Le Goff dice che, per l’atteggiamento verso i Barbari e la spiegazione del loro successo, “il testo più straordinario proviene da un semplice monaco, il quale non ha, come i vescovi aristocratici, ragioni particolari per salvaguardare l’ordine sociale romano”.
In De Gubernatione, VII,16,71 Salviano, che sta parlando di Cartagine scaturriens vitiis ( siamo nella parte dell’opera che De Mattei piega ai suoi interessi speculativi ), tralascia per un momento l’argomento che aveva scelto di affrontare ( l’impurità, in cui rientra l’omosessualità che egli condanna seguendo Paolo e i pregiudizi della suo tempo) e tratta ancora una volta di un aspetto sociale in un passo che è il più terribile, violento, spietato del De Gubernatione: “E ora di quale genere di crimini io mi accingo a parlare! Qual è la loro gravità! Essi sono forse di una specie differente rispetto ai precedenti, ma somigliano loro in ingiustizia e forse sono ancora più iniqui. Io parlo della vendita degli orfani, delle persecuzioni subite dalle vedove, delle sofferenze inflitte ai poveri. Queste vittime gemono ogni giorno davanti a Dio, chiedendo la fine dei loro mali; ora, ciò che è ancora più grave, reclamano, nella violenza del troppo dolore, l’arrivo dei nemici ed hanno finalmente ottenuto da Dio di soffrire in comune, da parte dei Barbari, una rovina che essi soli prima avevano sopportato da parte dei Romani”. E’ in VII, 16,71, pagina da De Mattei curiosamente trascurata, che Salviano dà maggiormente voce alle classi oppresse: è qui espresso il voto degli humiliores di vedere Roma in preda alla rovina. Quest’odio e augurio non sono di Salviano, ma la tesi del suo libro, che cioè l’Urbs è giustamente nel marasma per le cruces che ha riversato sui deboli, è compendiata in tale passo.
Altro che colpa degli omosessuali africani! Questo importante autore cristiano del V secolo, che M. Grant chiama radicale, P. Courcelle polémiste e a cui R. Latouche ha augurato uno studio minuzioso vista l’originalità dell’opera, opera che a sua volta F. Martelli annovera “tra i testi classici per una storia economico-sociale delle Gallie tardoromane”, si fa fatica a riconoscerlo nelle dichiarazioni del vicepresidente del Cnr, che in malo modo usa un antico per esprimere i pregiudizi di un uomo nostro contemporaneo, il quale per la carica ricoperta dovrebbe essere un faro per le scienze.

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Un pensiero su “Salviano, apud Massiliam presbyter

  1. Grazie per questo post! Non avevo a disposizione la Patrologia Latina, ma morivo dalla voglia di chiarirmi le idee su cosa avesse davvero scritto Salviano (ed ero certo che De Mattei ne avesse deformato il pensiero…).

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