Della beatitudine


Erano i giorni in cui l’Italia ed il mondo intero assistevano trepidanti e smarriti all’agonia di Giovanni XXIII. Il mio maestro, il quale non picchiava gli alunni pure perché, diceva, aveva in classe oltre i maschi anche delle bambine e quindi  manteneva i sistemi disciplinari più blandi tra quelli allora in uso nella scuola elementare di Cortale, mi aveva messa in ginocchio. Entrò nell’aula ad un certo punto della mattinata la bidella, ‘Ngiuannuzza, che esclamò: “Cosa fa Serratore in ginocchio?” Ed il maestro, da cui ho imparato  lo spirito asciutto che a volte è mio quando riesco a frenare la meridionale tendenza alla ridondanza, rispose caustico: “Prega per papa Giovanni”.

Papa Giovanni, i Kennedy, Martin Luther King, il discorso alla luna, la nuova frontiera, io ho un sogno: ho avuto la fortuna di vivere l’età della crescita in un momento in cui coloro che erano a capo della Chiesa, a capo degli Stati, alla guida di movimenti, sapevano immaginare un mondo migliore. Erano dei beati ( cioè o santi o felici o sognatori ) e la beatitudine (= fortuna) era sulla terra, almeno per gli uomini di buona volontà.

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