Un’inutile visita medica


Poiché non ero riuscita ad individuare un valido professionista da cui andare privatamente a pagamento ( cosa a cui di solito ricorro come una disperata, per evitare attese bibliche, trattamenti superficiali e comportamenti ai limiti della maleducazione ) e poiché negli ospedali di Catanzaro ( Germaneto compreso) avrei avuto la visita medica specialistica a novembre ( altro che prevenzione! ), ho accettato di recarmi in uno dei nostri piccoli e spesso inutili presidi ospedalieri disseminati nei paesini (PST). E là il medico, dopo un controllo durante il quale ha più riempito scartoffie che ascoltato me, mi dice che non ha gli strumenti tecnici per valutare e che dovevo andare a Catanzaro o al centro di Germaneto. Egli in verità aveva solo qualche ferro che somigliava a quello un po’ arrugginito per le calze e mi ha fatto fare quattro saltelli come se mi fossi rivolta ad un qualsiasi gestore di palestra. Cioè, il medico mi ha detto e confessato, stizzito con me come se fossi colpevole io di aver sbagliato luogo, che avevo perso il mio tempo ( e i miei soldi, aggiungo io ). A che scopo allora tenere in piedi queste piccole unità sanitarie? Abito in un paesino dell’interno e quindi so quanto riteniamo preziosa ogni struttura che ci fornisca un servizio, ma dovrebbe almeno essere chiaro all’utente e a chi indirizza l’utente quali figure specialistiche essa è in grado di offrire e se può dare risposte rispetto alla richiesta ed al bisogno. Se tali centri possono solo fare prelievi del sangue, facciano solo questo e dicano che solo questo hanno. O sono soltanto vecchi carrozzoni per garantire posti di lavoro? Anche il lavoro è prezioso, ma c’è uno solo che in ambito sanitario deve essere garantito, ossia il paziente, il quale è già “paziente” rispetto alla propria malattia e non deve sopportare pure l’inefficienza delle strutture pubbliche e il pressappochismo borioso di alcune figure che in esse lavorano. Durante la mia visita specialistica (!), alla fragilità che accompagna sempre chi è affetto da una patologia o teme di esserlo, si sono dunque aggiunti la graduale consapevolezza di essere andata nel luogo sbagliato, con un conseguente senso di smarrimento, e l’essermi trovata di fronte ad una persona dal comportamento  poco professionale e sgarbata, forse perché frustrata dall’impossibilità di svolgere il suo compito con i mezzi rudimentali che le hanno messo a disposizione. Pure queste piccole e tristi odissee, da cui si esce furenti e mortificati soprattutto quando nel pubblico si vuole credere, fanno parte dell’abitare in Calabria. La Coldiretti invece scopre che nei comuni di modeste dimensioni si vive meglio e che, per quanto riguarda Cortale, abbiamo dei fagioli divini. Ma non si vive solo di fagioli e l’esistenza nei paesini non è idilliaca.

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