Il nostro pane quotidiano


Abitare in Calabria significa avere i conati di sdegno di primo mattino, quando si acquista il pane. I controlli non sono rigorosi, visto che non viene esposta nessuna indicazione concernente i prezzi, il pane non è avvolto nel cellophane e, soprattutto, lo tocca e tasta la stessa mano che riceve i soldi e dà il resto. Nella società contadina le donne, quando facevano il pane,  si sentivano come sacerdotesse di un rito e perciò indossavano il grembiule ed osservavano scrupolosamente le norme igieniche. Ai bambini, inoltre, insegnavano a lavarsi le mani prima di prendere il prezioso alimento.

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2 pensieri su “Il nostro pane quotidiano

  1. Molti anni fa rimasi a mangiare in una osteria casareccia di Jacurso e l’oste vedendo che ero di Cortale mi chiese. “Ma non si può fare niente per cacciare Gheddafi? Naturalmente non si riferiva al raìs amico di Silvio ma ad uno zelante appuntato dei CC (qualcuno lo ricorderà) che terrorizzava con i suoi metodi sbirreschi gli abitanti di Cortale e di Jacurso. Gli chiesi ragione di tanta animosità e la risposta fu che l’appuntato gli aveva fatto un verbale di 300mila lire “solo”perchè il banco era sporco di grasso e le sue unghie erano nere. “Ma che pretende, io prima vado in campagna”! Fu allora che mi convertii alla “nouvelle cuisine”.

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