Il peccato sociale a Cortale


Il peccato sociale a Cortale non esiste, nel senso che non si riesce a concepirlo ed individuarlo. Esiste invece quello sessuale, più facile da immaginare. Questa etica che ignora il danno sociale ha amareggiato e tuttora amareggia soprattutto l’esistenza delle donne, scrutate con occhio ignorante e violento nella loro vita affettiva, private della loro libertà, valutate per come vestono, camminano, respirano. La mancanza di una cognizione del peccato sociale ( e di converso dell’utilità sociale ) si riversa però su tutti, maschi e femmine: c’è una moralistica e bacchettona sanzione pubblica che va a colpire la vita intima, i comportamenti individuali anche di coloro tra i maschi che per qualsiasi motivo si discostino dalla norma comune: è sufficiente essere un po’ genialoidi o stare appartati o essere celibi o drogarsi o appartenere alla schiera dei disoccupati o precipitare nella depressione o avere idee politiche insolite e si viene lasciati ai margini e sentiti dalla maggioranza come (e)stran(e)i. In passato, la linea di demarcazione passava a volte per i quartieri: gli abitanti delle Case Popolari ( i popularisi ) erano considerati un po’ tutti ladruncoli ( forse perché parecchi erano comunisti? ), quelli della Comuneria non integerrimi, ecc. : bastava poco per essere messi da parte e per avere l’esistenza avvelenata. Pure oggi il paese tutto spreca le sue energie a disquisire sui fatti privati altrui che vengono censurati da arcigni Catoni, mentre nessuno si occupa con altrettanto zelo di ciò che modifica e stravolge la nostra vita, di chi ci ruba i diritti. In verità non avere il concetto del peccato sociale significa non capire il potere e come esso si esplichi, sotto forma di soprusi o semplicemente di privilegi. Il nostro territorio viene violentato e stravolto come fossimo una colonia, sono fatte scelte importanti sulla nostra testa e di ciò nessuno parla, addirittura non abbiamo neppure un’opposizione comunale: la minoranza eletta cupamente tace.
Eppure già Orazio, il quale sapeva riconoscersi uomo fra gli uomini, in Satira I, 3  sulle orme di Lucrezio sostiene con forza un’idea storico-giuridica di stampo epicureo e dice che per quanto riguarda i vitia altrui dobbiamo essere indulgenti e tolleranti, visto che tutti pecchiamo e abbiamo abitudini di vita per le quali, solo se veniamo osservati da un occhio amichevole e non malevolo, possiamo non essere a nostra volta biasimati. Se proprio non vogliamo essere benigni verso gli altri, dobbiamo essere almeno giusti e considerare i comportamenti umani secondo il criterio dell’utilità sociale ( quasi madre del giusto e dell’equo) che sin dagli inizi della storia ha determinato il meccanismo dell’incivilimento e del progresso umano. Il diritto ebbe origine dal timore dei soprusi e non va perciò valutato il difetto in sé, ma la sua gravità secondo i danni che esso nella società arreca. Res ut quaeque est, ita suppliciis delicta coercet, secondo il valore delle cose proporzionare le pene ai delitti: non possiamo come faceva il rigorismo stoico considerare tutte le colpe ugualmente gravi, ma dobbiamo badare se esse comportino un danno sociale e, se così è, valutare caso per caso le pene. Ecco indicato dal poeta il perché per quanto riguarda i fatti di interesse pubblico, quali le scelte degli amministratori, noi dobbiamo essere vigili e per quanto concerne invece il privato altrui non dovremmo occuparcene, oppure essere almeno tolleranti come Orazio sosteneva. Ma egli se potesse osservarci chiamerebbe insani noialtri cortalesi, che come in un oscuro medioevo della mente ci impegniamo a fare i censori per mesi e stagioni intere della moralità di qualche donna. Ora, se la signora X vuole vestirsi di rosso o indossare a settant’anni la minigonna o desidera avere dieci amanti, affari suoi, ma se la signora X non paga le tasse è affare collettivo perché il suo peccato si risolve in un danno per tutti. Chi è andato in questi anni al comune ed ha badato ai propri interessi ha commesso un peccato sociale perché ha provocato una perdita ad ognuno di noi, chi sopraeleva la propria casa a scapito dei vicini commette un peccato sociale, chi nel suo negozio vende alimenti adulterati commette un peccato sociale, chi si raccomanda ( o raccomanda ) per vincere un concorso commette un peccato sociale perché lede un diritto altrui, chi non avendone legalmente i requisiti  riceve un finanziamento regionale commette un peccato sociale, chi determina i processi economici incurante della salute dei cittadini commette un peccato sociale. E’ stato un peccato sociale considerare la vendita della pinacoteca Cefaly negli anni ’50 un affare privato, voler oggi realizzare in barba al bene  pubblico un museo nell’ormai vuota e cadente casa Cefaly prevedendo di spendere oltre un milione di euro è un peccato sociale, modificare un’antica piazza di Basso senza rispetto alcuno per le caratteristiche architettoniche del luogo e colpendo alcuni privati è un peccato sociale, difendere con la forza del sindacato diritti inesistenti è un peccato sociale, aver riempito il territorio di un numero eccessivo di pali eolici è stato un peccato sociale, inquinare i fiumi è un peccato sociale, lo spreco ( peggio se ruberia ) del denaro della collettività è un peccato sociale, che Rifondazione Comunista a Maida sia rivoluzionaria ed a Cortale taccia io con preoccupazione lo considero un peccato sociale.  Di questa lista di vitia, che chiunque in base alla sua esperienza può ampliare, dobbiamo esser giudici inflessibili!
Ma noi siamo insani in questa Cortale in cui contro chi critica l’operato pubblico si urla furiosamente ” Siete invidiosi!”, utilizzando una misera e sciocca categoria di fronte alle ragioni dello scontento e di fronte ad una realtà complessa che, per poter combattere i suoi peccati sociali, esigerebbe al contrario la coltivazione e lo sviluppo dell’etica della responsabilità collettiva. Siamo veramente insani in questa Cortale festaiola ma arrabbiata e intollerante ( che, con buona pace di Voltaire, non ha saputo ascoltare Nisticò, prima invitato e poi messo a tacere), in questa Cortale in cui si sta innalzando una linea divisoria tra cittadini di serie A che hanno votato e sostengono gli amministratori comunali adesso in carica ed abitanti di serie B con meno diritti, in questa Cortale in cui manca poco che non ci si distingua tra amici e nemici dei potenti, in cui la stessa sede del comune si sta trasformando sempre più in domus mea invece che essere casa di tutti, in questa Cortale in cui la gestione della cosa pubblica sta divenendo cioè sempre più di parte, in cui i terreni cambiano destinazione d’uso a seconda del vantaggio personale od elettorale di chi occupa gli scranni comunali: nella Cortale di tale natura noi siamo veramente insani come i giureconsulti che Orazio criticava, perché continuiamo ad occuparci dei costumi privati degli altri e siamo invece follemente ciechi dinanzi ai danni sociali, ai peccati sociali (cortalesi, regionali, nazionali). Conta di più per noi se una donna ha tradito il marito, e in questi casi la crisi di una famiglia va volgarmente sulla bocca di tutti, senza rispetto dell’altrui sensibilità. Da questo cicaleccio inutile ed a volte infame Cortale si risveglia solo ogni cinque anni, durante le elezioni comunali, quando le liste pullulano senza che tra esse ci sia diversità ideale: tanto è vero che attualmente non abbiamo un’opposizione, la quale non rispetta il suo ruolo e si duole solo di non essere essa al comando.
A Cortale davvero non concepiamo il danno sociale, cioè non siamo attori e padroni della nostra vita e deleghiamo a pochi le redini del governo. Intanto noi siamo sempre immersi nel gossip paesano, nella violenza e nell’intolleranza, fatto che per tanti si traduce in mancanza di libertà, in special modo per le donne ( non a caso la maggior parte delle ragazze va via e non torna più, anche o soprattutto per il nostro clima sottilmente soffocante e medievale ). Se dunque badassimo ai fatti nostri e se non spiassimo dal buco della serratura l’alcova degli altri, ma ci occupassimo dei vizi politici e pubblici da cui vengono molti mali alla nostra esistenza, ne deriverebbero tanti guadagni: il primo atteggiamento mentale svilupperebbe la tolleranza, il relativismo ed il senso delle proporzioni ( le colpe non sono tutte uguali, dice Orazio), il secondo comporterebbe la consapevolezza dei nostri diritti ed un’autonoma e migliore conduzione della nostra vita. E finalmente il controllo lo eserciteremmo non su ciò che attiene alla sfera individuale, ma su chi gestisce i beni di tutti o su chi  – privato cittadino –  calpesta ed oltraggia gli altrui diritti per favorire il proprio tornaconto!

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16 pensieri su “Il peccato sociale a Cortale

  1. Grazie per questa coraggiosa denuncia della doppiezza morale, dell’ipocrisia e del filisteismo imperanti in paese. L’autrice ci ha offerto un esempio elevato di prosa civile che fa onore all’intellettualità cortalese che dovrebbe essere letto e commentato agli alunni delle scuole durante l’ora di educazione alla cittadinanza e alla convivenza civile. Spero che questa proposta venga accolta dagli assessori alla pubblica istruzione e alla cultura, ma ho i miei dubbi. Chissà perchè, d’altronde, sono due, come i carabinieri e come gli zibidei?

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  2. Si vuole forse insinuare spudoratatamente che le due eminenti figure istituzionali citate a sproposito sappiano una, soltanto leggere, e l’altra, soltanto scrivere (o viceversa) e che siano due c… ?
    Vergogna! sfottendo gli ideatori della cittadella della cultura si infangano le istituzioni democratiche e si offende la Cortale del popolo, democratica e antifascista.

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  3. Non facciate mai mancare al subcomandante Pierino, valoroso condottiero delle Brigate pummarola, la solidarietà di contrada Ferao, Solano tutta, Spanu, Cricedinim luoghi questi di sincera e vasta cultura “no-global” internazionalistica

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  4. Dipingere a tinte fosche un centro di arte, storia e cultura, rinato a nuova vita e bistrattare senza un motivo valido un vicepreside e una principessa del foro, solo perchè si dedicano disinteressatamente al bene comune, che cos’è se non invidia e frustrazione da pseudo – intellettuali radical – chic e vastasi?

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  5. E se i nostri eroi, al pari di tanti loro colleghi amministratori locali di sinistra, rinunciassero ai gettoni di presenza e alle indennità, in segno di solidarietà con le tante famiglie cortalesi alle prese con la crisi economica, con i giovani senza lavoro e i precari…
    Sai che schiaffo morale a tutti questi maldicenti per partito preso! O forse lo hanno già fatto e non lo hanno reso noto per discrezione e spirito di umiltà.

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  6. Al primo comparire delle indiscrezioni sulla manovra, qualcuno ha intonato le canzoni d’oltre Pilla, immaginando di spezzare le reni a Maida e conquistare un posto al sole con l’annessione di Jacurso (povera Jacurso, in mano ad amministratori tanto rapaci, che triste fine!). E invece, contrordine compagni! Se passasse la proposta del P.D. rischierammo di morire girifalcesi perchè l’accorpamento previsto riguarda tutti i comuni sotto i 5000 abitanti. Va pure bene Cicionati, ma Ciciomorti mi sembra francamente troppo!

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  7. I comuni si possono annettere solo se limitrofi e tutti sotto i mille abitanti quindi jacurso non rischia nulla al momento poiché mi sembra non confinante con altri comuni sotto i mille abitanti.

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  8. Topolin, Topolin, viva Topolin!
    Assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin
    e perciò noi gridiam, viva Topolin!

    Solo tu – Topolin! – puoi capir – Topolin!
    i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

    Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

    Che fa sempre divertire i grandi ed i piccin
    e perciò noi gridiam, viva Topolin!

    Solo tu – Topolin! – puoi capir – Topolin!
    i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

    Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

    Su venite a far baldoria insieme a Topolin,
    anche noi, come voi, canterem così.
    Come noi bambini, tu sei tanto piccolin,
    Topolin, Topolin, viva Topolin!

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  9. This translation is for we desendents of Cortale who now live in english speaking countries, would like to understand the current issues in our town of origin, but may have rusty language skills. At points I have added my comments, but have enclosed these in […] so the reader can distinguish. I have attempted not to add bias so the readers can draw their own conclusions. I have also attempted not to significantly alter the authors choice of words or structure, so to the english reader my translation may seem stilted…it is…purposefully so.

    Social sin [not sure if this is what the author intends but christians define social sin as the result of thousands or even millions of different selfish choices by as many different people. The destructive consequences flow indirectly and as a cumulative result of all the different selfish choices. Poverty is perhaps the best example. For example, christian thought would say, each time we choose to buy a $4 latte rather than to donate to a food bank we commit a social sin] in Cortale does not exist in the sense that it cannot be conceived and identified. What exists instead is the sensual, that more easily imagined. This ethic that ignores the ills of society has and still brings misery above all the to the existence of women, scrutinized with ignorant and violent eyes, deprived of their freedom, judged by how they dress, walk and breath. The lack of understanding of social sin (and conversely of social utility) pours over all of us male and female: there is a moralistic and bigoted public sanction that strikes a blow to our souls, individualistic behavior that deviates from the norm even among males: it is sufficient to be just a little too smart or to remain single, or to be celibate, or drug addicted or in the ranks of the unemployed or afflicted with depression or to have unique political ideas, and you will be left on the sidelines and viewed by the majority as strange.

    In the past, the line of demarcation passed at times through neighborhoods: the inhabitants of the Case Popolari [a neighborhood of public housing that was built in Donnafiori (upper Cortale)] (i popularisi [a term used to refer to the inhabitants of this public housing] were considered to be a bit on the shady side [the author claims they had a reputation as petty thieves] perhaps because many were communists?), those of the Comuneria [not exactly sure about this reference, but there appear to be both a via (street) and vicolo (alley) named Comuneria in the same general region on the east side of SP92] were considered not to be honest, etc.: simply living in these sections was enough to make one an outcast and have your existence poisoned.

    Even today the whole town wastes it’s energy quibbling about the private affairs of others that are censored by grim Catoni [the author does not describe who she might be referring to], while nobody concerns themselves with equal zeal with those who alter and twist our lives and rob us of our rights. Indeed to not have a concept of social sin means not to have an understanding of power and how it is expressed, in the form of harassment or simply privileges. Our territory is violated and distorted as if we were a colony, important decisions are made above our heads and of which nobody speaks, we do not even have community opposition: the elected minority remains grimly silent.

    Yet even Horace [Roman poet 65BC-8BC], who knew how to recognize a man among men, in Satires I.3 [The Satires are a collection of satirical poems written by Horace. The Satires explore the secrets of human happiness and literary perfection. In the Satires, Horace combines Epicurean philosophy with Roman good sense to convince his readers of the futility and silliness of their ambitions and desires. As an alternative, he proposes a life that is based on the Greek philosophical ideals of autarkeia (Greek for “inner self-sufficiency”) and metriotes (Greek for “moderation” or sticking to the Just Mean). Satire 1.3, Omnibus hoc vitium est (“Everyone has this flaw”), demands fairness when we criticize other people’s flaws. In the case of friends, we should be especially lenient.] in the footsteps of Lucretius [Titus Lucretius Carus (99 BC – ca. 55 BC) was a Roman poet and philosopher. His only known work is an epic philosophical poem laying out the beliefs of Epicureanism, De rearm nature, translated into English as On the Nature of Things or “On the Nature of the Universe”.] emphatically puts forth a historical-legal idea with an epicurean flavor [Epicureanism is a system of philosophy based upon the teachings of Epicurius, founded around 307 BC. Epicurus was an atomic materialist, following in the steps of Democritus. His materialism led him to a general attack on superstition and divine intervention. Epicurus believed that pleasure is the greatest good. But the way to attain pleasure was to live modestly and to gain knowledge of the workings of the world and the limits of one’s desires. This leads one to attain a state of tranquility and freedom from fear, as well as absence of bodily pain. The combination of these two states is supposed to constitute happiness in its highest form. Although Epicureanism is a form of hedonism, insofar as it declares pleasure as the sole intrinsic good, its conception of absence of pain as the greatest pleasure and its advocacy of a simple life make it different from “hedonism” as it is commonly understood.] and says that to live an altruistic life we must be lenient and tolerant, he saw that we all sin and we all have habits of life which, if viewed from a friendly and non-malicious perspective, we cannot blame ourselves.

    If we truly do not wish to be benign towards others, we must at least be fair and consider human behavior in the context of social utility (essentially the mother of appropriateness and fairness) that since the beginning of history has determined the means of civilization and human progress. This right [what right? best I can tell the author considers social utility a right] originated from a fear of harassment and cannot be considered a defect in and of itself, but should be considered within the context of the damage that it causes society. As each thing is, so to check them for the sins of their punishments, fines should be based on the value of things: we cannot act like the rigorous stoics acting as if all evils are equally grave, we must be on guard for those evils that in fact do create social harm and, if this is the case, on a case by case basis assess the penalties. The reason for how we pay attention to the many facts of public interest is indicated by the poet, such as choice of administrators [based on past posts the author appears to be referring to the choice of elected officials], we must focus on these many [public] concerns instead of occupying ourselves with the private concerns of others, or at least at a minimum we, as Horace advised, be tolerant. However, if he [Horace] could observe us he would call we Cortalesi insane, for how we with some obscure and medieval mentality undertake to be the censures for months and entire seasons of the morality of a certain woman.

    Now if Ms. X wants to dress in red or at seventy years of age wear a mini skirt or wants to have ten lovers, that is her business, however if the same Ms. X does not pay her taxes then it is public business because her sin will result in harm to all.

    Anybody who has served the community in recent years and has looked after its interests has committed a social sin because they have caused a loss for each of us, those who elevate their interests at the expense of their neighbors commit a social sin, those who sell adulterated goods in their stores commit a social sin, those who are recommended (or recommend) to achieve a position commit a social sin because this practice violates the social rights of others, those not having met the legal requirements for receiving regional funding have commit a social sin, those who determine business regulation without regard for the health of the citizens commit a social sin,

    It was a social sin that in the 1950’s we considered the sale of the Cefaly galery a private affair [this must be a reference to Andrea Cefaly (1827-1907), who would have to be considered one of Cortale’s accomplished citizens – soldier, statesman, poet and painter – apparently the author claims that after he passed away there was some dispute as to whether works of art which remained in Cortale were public or family property. The author insinuates that the decision in the 1950’s was to consider Cefaly’s works family property] now today there is an initiative to build a Cefaly museum in the vacant and dilapidated Cefaly family home which is not in the public good and is expected to cost in excess of one million euros and this is a social sin, the modification of an ancient public square in lower Cortale [the author is referring to Piazza San Nicola, a piazza in lower Cortale. Apparently, the last administration attempted to update this piazza and could not complete the task and this administration has continued the work] without any respect for the architectural characteristics of the environment and impinging on the private property of some is a social sin, using union force to defend inexistent rights is a social sin, having filled the region with electric generating wind mills is a social sin, polluting rivers is a social sin, the waste (worse the robbery) of public funds is a social sin, that Rifondazione Comunista [a local club of the Communist Party of Maida a town near Cortale. The papers claim that these are young people of Maida who purport to provide an alternative to the “political class” and focus on the problems of people who are not represented by the old type of government. In November of 2010 they posted their manifesto in the town square.] in Maida is considered revolutionary but in Cortale you must remain in silent concern I would consider it a social sin. Based on this list, that anybody could expand upon from their experience, we must be inflexible judges!

    But we are insane in this Cortale, in contrast [possibly the author means in contrast to Maida?], those who criticize public operations are subject to the furious rant – “Your Jealous!”, using a poor and foolish category [this is a literal translation which based on content could not be interpreted without infusing translator bias – but you get the idea] in front of the reasons for the discontent and in front of a complex reality that, for to be able to combat their social sins, would require on the contrary the cultivation and the development of an ethic of collective responsibility [this is pretty much the way it translates. I am trying not change the authors voice.]. We are truly insane in this festive but angry and intolerant Cortale (that, with the good sense of Voltaire, they did not know how to listen to Nistico, first they invited him and then they silenced him [this refers to a recent conference that was held in Cortale where Ulderico Nistico – an author – was invited to speak about a Cefaly painting entitled The Battle of Capua. Apparently, there were audience members from Cortale who were less than attentive], in this Cortale in which a dividing line is being raised between Class A citizens who have voted and supported the town administrators who are now in charge and Class B citizens with fewer rights, in this Cortale in which there is little to distinguish between the friends and enemies of those in power, it is this very site where the town is becoming ever more domus mea [my home – I suppose meaning the home of only the Class A citizens] instead of being the home of all, in this Cortale in which the management of public affairs is becoming ever more partisan, in which the land-use changes based on personal advantage and who is elected to occupy the town seats: in a Cortale of this nature we are truly insane similar to the lawyers that Horace criticizes, because we continue to occupy ourselves with the private costumes [again another literal translation] of others and we remain foolishly blind to the social ills, to the social sins (of Cortale, of the region and of the nation). It is more important to us if a woman has cheated on her husband, and in these cases the crisis of the family is the vulgar gossip of all, without respect for due sensitivity. From this useless chatter the sometimes infamous Cortale wakes itself up only every five years, during the municipal elections, when the lists teem without there being any diversity of ideals among them: so much so that there is no actual opposition, which does not respect its role and regrets only it was not in command.

    In Cortale we really do not conceive of the social damage, that is to say we are not the actors and masters of our own lives and we delegate to a few the reins of government. Meanwhile we are always immersed in the town gossip, in the violence and intolerance, that for many translates in a lack of freedom, especially for the women (it is not by chance that the majority of our young girls go away to never return, even or especially because of our climate which is subtly suffocating and medieval). If therefore we mind our own business and we do not spy through the keyhole into the alcove of others, but we occupy ourselves with the political and public services from which come the many evils of our existence, there would be many gains: the first mindset that should be developed is tolerance, relativism and a sense of proportion (as Horace says the faults are not all equal), the second would involve the awareness of our rights and an autonomous and better management of our lives. Finally that we exercise no control over what is within the individual sphere, but over those who manage the public benefit or over the – private citizen- that tramples and insults the rights of others in favor of their own private interests.

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  10. E’ mai possibile che i cortalesi d’America abbiano trovato il loro bravo traduttore e commentatore mentre nessuno abbia ancora provveduto a tradurre questo brano, di non facile lettura per tutti, in vernacolo per i curtalisi -curtalisi dell’amministrazione onde aiutarli a capire la realtà che stanno creando?

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