Noi, tutti dis-abili


Mi sono sembrati particolarmente interessanti due recenti interventi televisivi, a proposito dei disabili, anzi dei minori disabili.
Un osservatore dei fenomeni e delle dinamiche sociali ha invitato coloro che governano le sorti di noi italiani a dire a chiare lettere che il nostro è ormai un paese che non può occuparsi di chi ha patologie di una certa gravità. Se lo dichiarassero, si scoprirebbe anche l’ipocrisia di chi a parole predica la sacralità della vita e poi in pratica non la rispetta e non se ne cura.
L’altro ragionamento che mi ha colpita è stato quello di una giovane madre, la quale ha affermato che chi toglie il sostegno nelle scuole pubbliche ai bambini disabili evidentemente (ri)pensa alle vecchie strutture manicomiali, in cui fino a qualche tempo fa veniva relegata la sofferenza umana. I disabili sono soli, hanno unicamente i loro genitori, ha concluso con mestizia quella mamma. Dovrebbero invece essere un’occupazione ed un assillo per ognuno di noi, che in vario modo siamo dis-abili o possiamo diventarlo. Ed è una prospettiva angosciante, in questa Italia ( figuriamoci in Calabria, dove ammalarsi è già morire! ) che sempre più lascia tutti in una profonda solitudine: lavoratori, precari, giovani, vecchi. Vedetevela voi!, ecco la parola d’ordine di governanti ciechi e di parte.

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