Ragazzi rom e non, assieme a Lamezia Terme


Spesso in Calabria è da prediligere lo sguardo di chi, da lontano e dall’alto, osserva questa regione e ne vede perciò i mali più lucidamente di coloro che sono vicino. A proposito della vicenda Tano Grasso-AMA a Lamezia Terme, sulla quale sono intervenuti ed intervengono firme del giornalismo e artisti di rilievo nazionale ( Corrado Augias, Ennio Morricone ), si debbono però fare considerazioni diverse. Non conosco le questioni relative al bilancio e tutti i motivi che hanno portato l’assessore Grasso a dimettersi. Se è però ovvio che importanti associazioni culturali operanti sul territorio quali l’AMA Calabria debbono avere finanziamenti pubblici, è anche vero che gli enti governativi non possono solo sostenere  i grandi eventi o la cultura di nicchia o quella che abbia fruitori passivi, ma pure e soprattutto ciò che sia capace di avere una ricaduta positiva il più larga possibile sull’ambiente, specie in periodi di magre risorse e quindi di necessità di operare scelte nette. Ora, solo chi non è stato mai a Lamezia Terme può non capire la portata che l’operazione teatrale guidata da Marco Martinelli avrà sicuramente avuto  ( e ancor più sarebbe stata in grado di avere, se fatta durare tre anni ) nel tessuto sociale. Dico questo anche se spesso è una litania antipatica, che non condivido e che in Calabria si recita di fronte a chi ci critica: siamo migliori di come ci vedete, non è vero quanto sostenete, ecc. Ho letto che metà dei sessanta ragazzi attori sono Rom lametini, che lavorano gomito a gomito con altri giovani della stessa città: tutti e sessanta “stanziali”. Davvero non si conosce Lamezia Terme, anche quella più illuminata e democratica, se non si sa che il suo essere o non essere aperta, il suo essere o non essere razzista, si misura sul problema dei Rom che nella cittadina vivono da lungo tempo senza che tuttavia sia avvenuta la loro integrazione. Per capirlo basta pensare che attualmente, proprio sull’assegnazione di alcuni alloggi agli zingari, si sta assistendo ad un’alzata di scudi di altri cittadini che non li vogliono come vicini. Nella città potete trovare persone aperte e sensibili a proposito dei poveri (lontani) dell’Africa, sulle tutele per le famiglie di fatto e sul cambiamento di sesso, ma se nominate i diritti dei Rom locali trovate ovunque rigidità e chiusure, spesso addirittura anatemi e disprezzo. Perché Lamezia con i Rom si deve confrontare quotidianamente e ancora non ha trovato giuste misure e parecchi in città vivono il disagio derivante dalla mancanza di risoluzione della questione. In questa situazione che giovanissimi zingari, i quali non dimentichiamolo sono ragazzi nostri, invece di vagare perduti per strada facciano teatro assieme a coetanei loro concittadini non maggiormente “sedentari”, credo possa essere positivo e apportatore di mutamenti, se non di rivoluzioni di questi tempi purtroppo rarissime. A tal fine, vale la pena sacrificare anche qualche progetto di più vecchia e collaudata natura, quali quelli dell’AMA. Che i distanti tra loro crescano assieme attorno ad un’attività culturale e non si guardino come nemici, ben venga! Come la storia, anche la cultura non è fatta solo di grandi eventi e a Lamezia in verità si sono scontrate due idee diverse di cultura ( forse non solo di questa ): una più elitaria, l’altra che “si sporca le mani” e scende in misura maggiore nelle diverse pieghe della società. Inoltre nella Calabria dove non esiste molto il senso dello Stato specialmente quando si tratta di doveri, ma nella quale è a tutti noto che si sa bene dove siano le istituzioni per chiedere finanziamenti, forse le voci a difesa dell’AMA debbono essere più attente e più sommesse, meno roboanti. Non da una parte i buoni e dall’altra i cattivi, ma probabilmente tanti e diversi bisogni e tanto cattivo uso delle risorse pubbliche. Tano Grasso nel rispondere a Corrado Augias dice infatti  di aver avuto in mente un modello culturale in cui i giovani fossero non solo fruitori, bensì protagonisti e che ha voluto non offrire “spettacoli, pur dignitosi, ma far diventare i giovani calabresi artefici di creatività”. Su siffatta linea si collocano due sue realizzazioni, Trame ed un laboratorio teatrale creativo e di integrazione, Capusutta. Quanto all’AMA, si è trattato, e in un periodo economico in cui ognuno di noi è chiamato a fare pesanti sacrifici, di una riduzione dei finanziamenti da 170.000 a 100.000 euro. Certo ciò è avvenuto nella convinzione, da Grasso dichiarata con bella franchezza, che un’associazione culturale “non può far dipendere la propria attività esclusivamente dai finanziamenti del Comune: altrimenti sarebbe una partecipata comunale gestita da privati”. Ma questa è un’opinione sulla cultura e sulla destinazione dei soldi pubblici che, in una regione che sempre si affanna passivamente a chiedere, non è condivisa quasi mai. Come Lamezia dimostra. E come dimostra il mio piccolo paese, Cortale, che spreca i soldi della collettività per aggiustare i palazzi fatiscenti dei privati (a quello dei Cefaly si aggiunge adesso palazzo Cinque). Ma tale argomento merita un discorso a parte.

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