Donne e Chiesa


A proposito della vicenda di Sara, la giovane di Trento che dopo faticosi tentennamenti decide di interrompere la gravidanza, soluzione invece fortemente voluta ed auspicata sin dall’inizio dai suoi genitori, dichiara Marco Zeni, che è il  direttore della locale rivista diocesana Vita: “E’ un caso amaro. Una maternità che parte da uno stato di sofferenza così grande non parte bene. La Chiesa non può certo dichiararsi a favore dell’aborto, ma capiamo la enorme difficoltà della famiglia e crediamo che in questa storia vadano sorretti tutti, la ragazza e i suoi genitori”. Colpisce l’insolita apertura di influenti ambienti ecclesiastici su aspetti delicati della vita privata e inerenti alla libertà individuale, sui quali normalmente la Chiesa continua caparbiamente a mostrarsi estremamente rigida nella dottrina e poco caritatevole nei riguardi del dramma vissuto sempre dalle donne quando abortiscono. Forse tale strana comprensione rivela un ennesimo caso di doppia morale del potere religioso italiano, il quale allenta le maglie della sua chiusura a seconda di chi ha di fronte. In questa occasione il partner della ragazza è un albanese, senza lavoro, e, dicono, violento, aspetti che hanno preoccupato i genitori di Sara e che probabilmente spiegano l’inconsueta disponibilità di Zeni, autorevole voce della diocesi di Trento, su un fatto così importante. La Chiesa in verità apre e chiude le sue porte sempre in base ad un criterio di classe e potere, sicché il divorziato e risposato Berlusconi può accedere al sacramento dell’eucarestia e il povero Cristo no, i ricchi ( anche di fede molto tiepida ) hanno sempre sciolto i loro matrimoni nei tribunali ecclesiastici mentre i poveri ( e laici ) abbiamo dovuto lottare strenuamente per riuscire a farlo. Inoltre,  sulla 194 ( e sul diritto delle donne ad una maternità voluta e responsabile ) dai pulpiti si è costantemente tuonato con pesante e indebita ingerenza, ma può darsi che i padri dei nascituri secondo i dirigenti cattolici debbano essere italiani e non disoccupati, oltre che naturalmente ( ci mancherebbe! ) non violenti. In tale grande ipocrisia delle alte sfere religiose, c’è solo da sperare che Sara abbia scelto liberamente e con la minore afflizione possibile.

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