Cortale e il patrimonio boschivo


Mercoledì sera sono state arrestate otto persone, residenti a Cortale, per taglio abusivo di alberi sul Monte Covello: sono state sorprese ad abbattere e nientemeno a vendere sul posto la legna. Un’altra attività illecita, questa, ai danni del territorio, la cui tutela non rientra nei piani di chi ci amministra ( visto che, ad esempio, ha permesso l’invasione selvaggia dell’eolico) e anzi diventa senso comune, diffondendosi tra i cittadini, l’idea che l’ambiente sia zona di rapina. Nel caso in questione, sono stati asportati senza autorizzazione oltre 150 alberi, fra querce e castagni: in tempi di ecologismo di maniera da ogni parte predicato, sarebbe necessario fermarsi un attimo e riflettere sull’ennesima ferita alla nostra terra. Ah, le nostre magnifiche piante, i nostri castagni e querce ignominiosamente sradicati! Ma da tempo ormai basta andare a Parisi e lo spettacolo triste dello scempio di un patrimonio collettivo si pone sotto gli occhi di tutti: alberi che continuamente spariscono e pale eoliche che imperversano sempre più. E’ vero che il paesaggio viene antropizzato dall’età della pietra in poi, ma l’intervento dell’uomo può mirare alla salvaguardia di una ricchezza presente in natura ( cosa di cui il fragile territorio italiano avrebbe tanto bisogno, anche per evitare le ricorrenti tragedie) oppure può essere devastante e rovinoso. In Calabria siamo bravissimi devastatori e Cortale, paese di sensibili artisti, dà il suo contributo alla barbarie regionale. Stavolta, per pietà verso le generazioni attuali, poiché credo che oltre alla follia e all’abitudine all’illegalità uno dei motivi che ci spinge a svendere i diversi patrimoni sia la povertà vieppiù fra noi imperante, taccio e non ricordo che ben altra cura i vecchi contadini avevano della terra, attenti com’erano a conservare alcuni preziosi elementi naturali quali siepi, stagni, boschi, ecc. proteggendo in tal modo buffe, granchi e l’intero delicato equilibrio ambientale.

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