In apprensione per l’Ungheria


Di Budapest ricordo la bellezza della vecchia e industriosa Pest; il signore che quando capì che ero italiana esclamò nella nostra lingua: “Che Dio vi benedica!” ed io, abituata all’aggressività dei rapporti in Calabria, lo guardai grata e meravigliata per la mitezza; ricordo l’incantevole leggerezza e libertà con cui mi pareva che si muovessero in armonia con il proprio corpo le ragazze di Budapest; i visi buoni e semplici di chi viaggiava sulla metropolitana; le mie lacrime nella piazza che commemora i morti del ’56; il giovane rapito dalla lettura all’ingresso del Museo di belle arti; l’amore della città ovunque evidente per la cultura italiana; le sue strade popolate da statue di poeti; lo splendore del Parlamento del quale fotografai ogni angolo; il Danubio le cui acque ho voluto toccare per sentirmi in qualche modo sua figlia e che una sera magicamente divenne blu solo per me. Dell’Ungheria ricordo pure il museo etnografico all’aperto di Szentendre dove trovai antichi strofinacci uguali a i scrunzi cortalesi e pensai che i popoli perennemente si fanno la guerra ma si somigliano tanto; il Balaton sulle rive del quale una mattina mi sedetti triste e che mi stette accanto in silenzio. Per tutto questo e perché vi abitano persone che ho conosciuto e la cui sorte mi preme, sono in apprensione per quella terra e mi auguro che possa evitare di incamminarsi lungo vie per i popoli da sempre perigliose. Buona fortuna.

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