Della natura dei blog e del rapporto blog-potere


Un blog non è terra di nessuno e luogo neutro, ma uno spazio gestito da qualcuno secondo determinate regole. Una di queste per me è la correttezza, un’altra l’urbanità. Lascio che la discussione si svolga con un suo andamento, ma non sto a guardare inerte e non accetto che altri impongano volume, toni e ritmi. C’è inoltre ultimamente un gioco sui nomi che diverte qualche spiritoso cortalese che è andato in Toscana ( da dove pare scriva )  o nei dintorni ed ha studiato per fare lo Sherlock Holmes e da anonimo adesso si balocca a togliere la maschera agli anonimi, i quali però non indossano nessuna maschera (è una situazione davvero pirandelliana!). Il signore pensa di spaventarmi ( io sacciu cu sì ), assumendo un piglio che forse egli non si rende conto ma è intimidatorio e prepotente, sebbene il perché dovrei impaurirmi lo sappia solo lui. Intanto il nostro detective grida qualunquisticamente alla mancanza di democrazia, perché io ( che non sono masochista! ) cestino questo suo tipo di intervento in quanto inutile e violento, ma ricordo a quanti così si comportano che democrazia e leggi camminano dai primordi assieme, che democrazia non significa fare i propri comodi a scapito altrui e che ogni cosa da me scritta è sempre riconoscibile e quindi –  asteniamoci dalle sterili discussioni, che non interessano nessuno se non qualche ricercatore di pettegolezzi! –  viene sempre firmata. Chi invece protesta per lo scippo della democrazia che i gestori dei blog farebbero a suo giudizio a Cortale e blatera di censura, è incessantemente figura sfuggente e cangiante, perennemente anonima; e privo di identità egli rimane anche quando fa il provetto e acuto investigatore e presumendo di sapere il mio nome lo rivela trionfante all’ignaro mondo intero. La specie di chi si occupa di andare a vedere quale furnu fume con ( maschilistico? ) gusto di voyeur è stata sempre rigogliosa nella Cortale incapace di pensare politicamente, ma questo blog non vuole essere piazza dove esprimere la peggiore paesanità: io faccio parte, non l’ho mai nascosto, della schiera di chi della paesanità retriva è nemica perché ci intossica la vita. Un’ulteriore osservazione: questo blog non è di Cortale, nel senso che come un giocattolo appartenga anche contro la mia volontà a chi è nato a Cortale, ma è gestito da una cortalese: la cosa è ben diversa! Questa cortalese vi dedica tempo e fatica e perciò lo regge secondo la propria visione del mondo e non si fa certo indicare dall’esterno i percorsi, né lo fa divenire palestra dove manifestare livore verso gli altri od usare modi rozzi con la sottoscritta. Se non piace, si può leggere altro: Internet e l’universo sono vasti ed ognuno ha l’opportunità di trovare i suoi interlocutori e le sue affinità elettive. Qui niente offese gratuite, perché mi sforzo di dare vita ad uno spazio di civile confronto, pur credendo che la dialettica politica e culturale comporti, se ha come scopo la ricerca della verità, anche la durezza del conflitto tra opinioni differenti. Cu vo mange, cu no…scange! Come debbano essere i blog è poi materia delicata e problema che in Italia rimane aperto: si tratta di un’avventura relativamente nuova le cui norme, sia chi scrive i post sia chi commenta, debbono entrambi trovare e fissare. Pur nell’incertezza di fronte al fenomeno, tuttavia qualche regola bisogna darsela ed un codice di comportamento bisogna averlo: un blog non è certo il posto per le dispute personali, per contumelie o chiatu, ma per il franco dibattito. Io man mano sto cercando di trovare il giusto modo, per garantire a me e a chi interviene  la libertà di esprimersi e nello stesso tempo per salvaguardare la correttezza; anche i lettori non possono però pretendere di avere un luogo a loro disposizione dove impunemente dire quello che vogliono, perché coperti dall’anonimato o perché altri ( cioè i  blogger ) si espongono. Le parole sono alate diceva Omero e da noi abbandonarsi al gusto del selvaggio sarebbe facile, ma è una tentazione da cui è necessario fuggire per coltivare invece la pianta, in queste latitudini difficile a far attecchire, della socievolezza e del rispetto dell’altro. Registrerò perciò tutte le opinioni, ma non permetterò che si formi una sede di libero pascolo. Anche il rapporto fra blog e potere in Italia rimane questione dibattuta e irrisolta, perché ad un certo tipo di potere (a quello oscurantista od illegale ) non piace la circolazione delle idee e delle informazioni che sempre si traduce in una maggiore forza dei governati. A Cortale su tale aspetto siamo ancora all’archeologia e non a quella tucididea, perché il silenzio regna sovrano. Il potere, purtroppo per chi è di sinistra, da noi è attualmente in teoria  di sinistra, ma altezzosamente non degna di attenzione nessuno: tutt’al più sui blog abbiamo l’onore di ospitare qualche intervento nervoso e seccato, come se l’autorità fosse una grazia divina e non discendesse dalla volontà popolare democraticamente indicata. Chi detiene cariche pubbliche, invece di chiudersi a riccio, dovrebbe riflettere sul perché una notiziola sull’eolico o sull’acqua ecc. data su un modesto blog abbia risonanza e sia tanto letta: forse c’è carenza di informazione e trasparenza. E forse in queste nostre terre desolate qualche stentata e balbettante manifestazione delle opinioni degli abitanti non si trova più nelle chiuse sezioni dei partiti, ma nei bistrattati, difettosi, fragili blog che pure nascono e se nascono ci sarà un motivo. A Cortale ne abbiamo parecchi, a Jacurso ne esiste uno dignitoso e garbato, magari ne fiorissero a Maida, Caraffa, Vena ecc. Chi ha paura dei cittadini che si esprimono? Non so se le tasse di cui Padoa-Schioppa tesseva l’elogio, ma la democrazia è proprio la cosa migliore che l’uomo abbia inventato! In ciò, è stato davvero simile agli dei! La presenza dei blog deve essere in verità guardata positivamente, perché nel loro piccolo creano curiosità ed abitudine all’informazione ed un circuito di comunicazione che fa bene a tutti, anche alla nostra debole stampa regionale a volte troppo portavoce della multiforme e proteiforme casta politica calabrese. Le istituzioni in terra di ‘ndrangheta e silenzio dovrebbero augurarsi e favorire che le persone sappiano, parlino: la forza della democrazia deriva e poggia sulla consapevolezza popolare, così come baluardo dei cittadini sono gli amministratori onesti. Dove vige la libertà valgono in effetti alcune insostituibili precetti: 1) chi amministra deve accettare di sottoporsi sempre al giudizio degli amministrati 2) il privato cittadino può invece scegliere di essere indifferente al pasoliniano Palazzo 3) alle istituzioni è proibito evitare il raffronto con i governati, pena la sclerosi.  E quando attrito e divergenze non sanabili sorgono tra chi ha funzioni dirigenti e la collettività, l’opposizione non si ignora e/o non si mette a tacere. Se poi non concepiamo l’esistenza dell’opposizione, allora è inutile discutere: vuol dire che siamo divenuti tutti berlusconiani e che abbiamo perso le nozioni essenziali sul funzionamento democratico. Il governare ( duole ricordarlo a chi si dice, sebbene  non si capisca perché, di sinistra) è una praerogativa, un gravoso servizio civile cioè, non un privilegio che autorizzi a fare terra bruciata attorno a sé, un vae victis!, un guai ai vinti ! che permetta di generare discriminazioni e di ritenersi non obbligati a rendere conto del proprio operato. A loro volta, i cittadini con chi detiene ruoli pubblici hanno il diritto di polemizzare con schiettezza. Lo scontro tra opinioni divergenti può anzi essere aspro, ma ritengo  – e non so se il mio essere donna abbia a che fare con il fatto che non ami la violenza, neppure quella verbale – io ritengo fermamente che il conflitto non debba mai divenire offesa alle persone. Quanto al mio blog, su tale aspetto non transigo, poiché altrimenti il clima si farebbe inutilmente pesante e ne risulterebbe ulteriormente avvelenato, ed il clima civile avvelenato, cioè l’impossibilità di vivere in questi nostri posti, è una delle emergenze democratiche. I blog possono in effetti soffiare sul fuoco o risultare elemento di crescita per la comunità. Essi inoltre sono di varia natura: a carattere politico, diaristico, ecc. Il mio trova la sua ragione d’esistere solo nel mio piacere di averlo: non ha pretese, né obiettivi ed è quello che il titolo chiarisce: solo un’ordinaria riflessione di una che abita in Calabria senza essere mafiosa, pagando le tasse, impegnandosi nel lavoro per cui viene pagata, avendo scelto di non fare il lupo e contemporaneamente rifiutandosi di fare l’agnello, rispettando tutti ma opponendosi alla prevaricazione altrui, possedendo alcuni fermi convincimenti. E mi danno l’anima al pensiero che abitare in Calabria ed essere onesti e liberi sia un ossimoro: di ciò qui discorro, perché scrivendo mi pare di rompere in qualche modo e quindi di non sentire la malefica contraddizione. Sul blog sono pronta ad ospitare qualsiasi argomento ( quotidiano o di livello diverso, di cucina o di passioni, come i lettori vogliono ) e chiunque non pensi come me, ma è chiaro che a guidare il traffico sono io, per ovvi motivi: perché ho sempre protetto caparbiamente la mia libertà di persona e soprattutto perché, se è vero che non esistono norme in materia, il blogger tuttavia, spesso senza far parte di un apparato e senza avere una professionalità specifica come appunto nel mio caso, ha in mano uno strumento potente e delicato che deve via via imparare a maneggiare, facendosi guidare dai dettami che valgono per la parola scritta ( ad esempio, controllare la notizia ) e dal buon senso. A vucca è n’artilegiu, la parola è un artilegio, esclamava ogni tanto mia madre che usando questo termine in cui si mischia arte e sortilegio mostrava di essere consapevole del fascino, della forza  e della pericolosità insiti nella parola, pur non avendo studiato i teorici dell’arte del dire. Per ciò che riguarda i frequentatori del blog, mi piacerebbe trovare tramite questo mezzo persone che hanno il mio stesso tipo di sensibilità, soprattutto amerei ascoltare voci femminili che io so esistono, e fare gruppo come si dice. Ma mi interessa anche tanto conversare con chi ha idee discordi, senza però cadere nella sgarbatezza. Lasciatemi avere l’illusione che possano aversi il pluralismo ed il dialogo in questa amara terra calabra, che poco consente la dialettica insita nell’incontro tra individui: io scelgo ogni giorno di avere speranze e credo che solo chi si oppone al cambiamento ed al progresso non ne nutra. Quanto alla violenza, essa non mi ha mai affascinata ed al contrario mi emozionano sempre le parole di Esiodo scritte, pensate un po’, nell’VIII secolo a. C. : “Tale è la legge che ai mortali impose il Cronide: ai pesci, alle fiere e agli alati uccelli di divorarsi fra loro, perché fra loro giustizia non c’è; ma agli uomini ha donato la giustizia, che è il più prezioso tra i beni”. Berlusconi, i suoi diversi epigoni e gli appartenenti alle tante caste, non paiono creature di Zeus.

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2 pensieri su “Della natura dei blog e del rapporto blog-potere

  1. Complimenti cara blogger, chiunque tu sia, per il tuo lungo discorso fatto a questi finti uomini di sinistra, che attualmente ci stanno amministrando, speriamo li faccia rendere conto che è arrivata l’ora di andarsene a casa prima che distruggano completamente quel poco che di sinistra è rimasto ancora a Cortale.

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  2. non ti nascondo che capitare casualmente su questa pagina e leggere quest’intervento è stato per me una piacevole scoperta!evviva che esistano persone aperte al confronto,di cultura (da ciò che scrivi direi umanistiche), che sanno dire no, o per lo meno che non guardino da spettatori la “cosa pubblica”, che come la parola stessa dice :e’ di tutti noi!!!ti confermo che esistono “voci femminili”!
    Ti auguro un buon lavoro con questo blog che ogni tanto verrò a sbirciare!

    una voce femmiile

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