Incendi, silenzi ( e un libro )


A proposito degli episodi di violenza verificatisi a Cortale, ha ragione un lettore del blog, Aldo Moura, a dirsi sconcertato dal tono che a volte assume il dibattito ed a richiamarci a una maggiore solidarietà, ma bisogna pure cercare di cogliere le cause del nostro silenzio o del nostro blaterare. Noi in verità non conosciamo i motivi di questo contendere e l’amministrazione comunale dovrebbe spiegarci su che cosa e perché viene attaccata e certamente otterrebbe più sostegno dai cittadini onesti, se li aiutasse a capire e a ragionare sui fatti. Le voci del disagio pubblico vanno infatti ascoltate, va analizzato quello che rende smarriti, ciò che fa sì che regni il dubbio su dove siano gli eroi ( o semplicemente le persone normali : sventurata la terra che ha bisogno di eroi! ) e dove i colpevoli. Il sindaco di Taurinova l’altra sera in TV diceva che un suo cavallo era stato ucciso: io ascoltavo e condannavo dentro di me la furia delle bombe, ma guardavo l’intervistato incerta se fosse un in-nocens oppure uno dei tanti della zona grigia. Sono dalla parte della legalità per scelta continua e per natura e sto accanto ( senza se e senza ma ) a chi subisce un’aggressione anche perché così difendo pure me stessa, ma sono dolorosamente cosciente che vivo in una regione il cui governatore è gravemente accusato da un ufficiale dell’Arma, non da un equivoco pentito, in una regione la cui allegra finanza è pesantemente bacchettata dall’Ue e a cui Bruxelles dice che ha una gestione dei fondi “non  completamente affidabile”. E nella relazione annuale della Procura nazionale antimafia è addirittura affermato che la ‘ndrangheta “è una presenza istituzionale strutturale nella società calabrese”. E allora è normale la diffidenza diffusa e che le braccia si abbassino nel momento in cui si sta per offrire la propria solidarietà alle vittime della brutalità: non si sa chi si va ad abbracciare. In Calabria non abbiamo in realtà neppure il pregio di dividerci in buoni e cattivi: i confini del bene e del male non esistono o non sono facilmente distinguibili, i ruoli istituzionali sono stati profanati. Quindi il grido di protesta può essere stentato, generico, querulo, e divenire qualunquismo. Come si viene fuori da questo sterile urlo o da questo silenzio? Dando nome alle cose e cercando di intendere quanto accade. Assieme a qualche altro strumento della stessa natura, il libro Casta calabra di Paolo Pollichieni ( coautori i cronisti Furia, Latella, Petrasso, Ricchio ) a me sta offrendo un valido ausilio per comprendere il mio disagio, per farmi uscire dal grido e farmi entrare nel ragionamento e nella consapevolezza, per passare dall’esprimere disperatamente il mio malessere al riflettere sul mio malessere. Non amo il termine “casta” che troppo spesso la stampa sta adoperando, perché sento il pericolo di cadere nel qualunquismo quando lo si usa in riferimento alla classe politica; nonostante tutto quanto succede in Italia, continuo a ritenere  inoltre che la remunerazione delle cariche pubbliche da Pericle in poi sia un segno di democrazia. Ma è una triste realtà il fatto che in Italia, e in Calabria in maniera particolare, i politici abbiano valicato i confini del lecito e del decente e la loro degenerazione sempre più dilagante rende purtroppo legittima e necessaria la parola casta per dirne i privilegi innumerevoli ed indegni, oltre che la cecità pericolosa. Il libro di Pollichieni e dei suoi giovani collaboratori, considerato fonte seria  anche da Gian Antonio  Stella in una delle sue tante lucide analisi sulla Calabria, aiuta a liberarsi del lamento sterile e a dar voce al nostro scontento. Il testo evita lo scoglio del qualunquismo a cui sopra accennavo perché traduce in cifre ( e quindi spiega ) il disagio che sentiamo, l’atmosfera di violenza che avvertiamo, il degrado ambientale che osserviamo, ciò che ci pare inafferrabile e senza causa, gli ostacoli continui che incontriamo nella quotidianità; capiamo dov’è lo spreco delle risorse pubbliche, quando sono state prese le decisioni e da chi. Si citano in esso le riunioni degli organismi regionali, si racconta come i partiti hanno votato, si quantificano gli innumerevoli guadagni, si indicano con franchezza i nomi ed i cognomi, si riportano le parole precise che sono state dette, i vitalizi, le spese faraoniche. Emergono così le responsabilità, i privilegi, le scelte, l’arbitrio. E allora comprendi e dai nome alle cose e vedi il ritratto della Calabria. Ti è chiaro, ad esempio, perché i lavori stradali non finiscono mai e le strade sono sempre pencolanti, perché ogni paese della regione pullula di feste infinite senza senso e valore culturale, chi divora la sanità, perché nei posti pubblici domina l’inefficienza. Anche a Cortale dobbiamo avere questa pazienza e volontà di capire cosa nella realtà si verifica, chi è in contrasto e con chi e perché. Internet è un’occasione preziosa: leggiamo le delibere, studiamocele, poniamo domande, abituiamoci a parlare dei e con i fatti. In tal modo ci allontaneremo dalla nebbia che ci sommerge e che non ci fa distinguere cosa abbiamo di fronte e dove siano gli amici ed i nemici. Quanto agli amministratori comunali, non possono solo chiedere genericamente la nostra solidarietà quando vengono colpiti da un avversario che proclamano oscuro, ma che tale forse non è. Devono anche rispondere ai dubbi e alle domande dei cittadini, favorire la partecipazione democratica, allontanare da sé ogni ombra, respingere qualsiasi tendenza alla gestione personalistica od ai favoritismi. E’ loro compito facilitare la ricerca di verità che viene dalla società civile, sebbene la richiesta a volte sia informe e non immediatamente evidente e si manifesti con mugugni o discussioni sopra le righe. Si ottiene ciò rendendo, ad esempio, più esplicite le delibere e non nascondend0 aspetti importanti ( spesso invece gli allegati non sono accessibili su Internet ), pubblicando i bilanci, i regolamenti, l’elenco dei fornitori e quello dei consulenti, ponendo insomma la trasparenza come cardine del governo locale. Un’altra buona qualità dell’opera di Pollichieni risiede in effetti nel linguaggio, che si mostra piano, senza essere scorretto, cosa che è un pregio visto l’ intento divulgativo dello scritto. E’ un libro che merita di essere letto, un bel libro calabrese: si può dire così talvolta! Fa parte di una Calabria dignitosa, senza tarantelle e retorica, alla quale uno può dire di appartenere ed offrire  il proprio appoggio. Senza troppe e frustranti esitazioni e cautele, ma con qualche timida speranza: il massimo moto del cuore che possiamo provare in questa terra da tanti licenziosamente spruppata, spolpata.

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