Parole tra noi stentate


Quando si vincono le elezioni, si presuppone le si vinca anche rispetto alla differente idea del governare degli sconfitti. E’ norma democratica, inoltre, che chi si insedia al potere faccia subito un resoconto e mostri pubblicamente che cosa ha ricevuto in eredità, cosa ha rinvenuto nelle carte, svelando se ha trovato del “marcio in Danimarca”. E’ passato un po’ di tempo dall’ultima votazione comunale a Cortale, ma ugualmente non può che salutarsi positivamente il fatto che in questo periodo qualcuno, gravitante attorno all’area amministrativa, abbia ritenuto, sebbene senza qualificarsi con chiarezza, di dover intervenire sul blog e dire qualcosa, finalmente non rivolgendosi soltanto ai propri simpatizzanti. Nello scritto non si usano le categorie a volte contenute in una specie di lettere anonime mandate ai blog, nelle quali chi ha opinioni diverse è definito “fallito”, “folle”, “invidioso”, “poco di buono”, ricorrendo a quel pensiero oscurantista e paesano che imperava prima che il vento della novità ( in gran parte proveniente da sinistra e dal movimento femminile) lo spazzasse via consegnando anche noi dell’estrema provincia alla modernità. Se di tal fatta è la sinistra cortalese, poveri noi! E Arlacchi dovrebbe essere più cauto nel fornire patenti. Il tono del recente intervento sul blog è tuttavia ancora troppo risentito e querulo e chi amministra invece è necessario che sappia comunicare e non adoperi accenti da tifoseria con i governati. Ma purtroppo credo che appunto il rapporto con i cittadini nella loro totalità e diversità di opinioni sia il punto dolente dell’attuale gestione del comune. Sul blog è seguito un intervento della parte contraria e anche qua, tra mugugni e animosità, qualcosa pur tra i velami ci è stato spiegato. Confesso che in questo caso sono stata sul punto di non pubblicarlo: sono allergica a chi indossa i guantoni, utilizza un tono da rissa e stadio, apostrofa l’interlocutore con l’epiteto di “galoppino”. Ho tuttavia considerato che in qualche modo bisogna far uscire dall’afasia i nostri posti desolati. E la speranza caparbia è che lo stile diventi man mano più civile, che si parli di fatti e che acquisti voce pure la cosiddetta gente comune, impedendo così che gli appartenenti all’una o all’altra fazione si facciano propaganda ( le nuove elezioni non sono in fondo troppo lontane! ), occupino tutti gli spazi dell’informazione ed adoperino un linguaggio infuocato. E’ anche auspicabile che chi subisce un sopruso trovi la forza di denunciarlo e non lo dica di nascosto e con paura aspettando che il bubbone lo facciano scoppiare gli altri: chissà, forse abituandoci a raccontare saremo più forti rispetto ad una classe politica ed imprenditoriale i cui esponenti reciprocamente si rinfacciano i guai che indecentemente hanno provocato al paese intero. In entrambi i commenti (e nel destrorso e nel…sinistrorso ) l’un “militante” rimprovera all’altro responsabilità pesanti, ambedue sono mossi dal rancore, si autogiustificano, ma non una parola, un’autocritica sul proprio operato. Una parola sola, non si pretende a differenza di Nanni Moretti di sinistra, ma di umana contrizione, su quello che ad esempio avete arrecato al territorio con lo scempio dell’eolico, cosa che è sotto gli occhi di tutti! No, anzi il destrorso vorrebbe rassicurarci affermando che “un parco eolico non lo si fa dove dice un Amministratore ma dove c’è più vento”. Certo, con i governanti illuminati che in Calabria ci ritroviamo possiamo a proposito dormire sonni beati. E’ inquietante tale tipo di ragionamento, quando la devastazione è palese e visibile, ma qui sembra che sappiamo essere solo coloni. Addirittura con nonchalance il difensore dei vecchi amministratori polemizza su qualche “accaduto” definendolo “logico e legittimo”. Concede dialetticamente che può “essere inopportuno”, ma conclude tranquillamente e seraficamente che questo “è un altro discorso”. Ma per alcuni di noi le responsabilità cominciano proprio da questo “altro discorso”, senza troppo scomodare il sempre prezioso rapporto tra ruolo pubblico ed etica. “Tene u pilu supa u stomacu”, si diceva a Cortale di chi era privo di scrupoli e non presentava nel comportamento regole tese al bene sociale. La nostra è davvero una classe che occupa le istituzioni senza remore e senza norme collettive: tutt’al più non è incriminabile, ma nell’Italia delle leggi ad personam non è di per sé rasserenante che un “accaduto” rientri in quanto previsto dal codice. In ogni caso, su tale castuccia politica locale è “logico e legittimo” pronunciare quasi permanentemente un giudizio politico severo.

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2 pensieri su “Parole tra noi stentate

  1. Lei è una degna rappresentante del Movimento 5 Stelle – Grillo, un po’ populista e un po’ settaria. Il problema è lo scempio o la mancata regolamentazione della localizzazione degli impianti? se aver messo un parco eolico in una zona ventosa è un danno allora diciamo pure addio alle rinnovabili, il problema è semmai di chi ha consentito di piantare 150 pale in 50 kmquadrati. Si amministra con opportunità e non con l’illegalità, scrivere è molto più semplice, lo dico anche a me stesso.

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  2. E’ così difficile capire che tra lo scempio perpetrato dalle pale e la mancata regolamentazione della localizzazione degli impianti c’è un legame solido e diretto?
    Ed è così difficile capire che ciò avviene ove il senso delle istituzioni e del bene comune è del tutto assente?
    p.s.: non si amministra con opportunità, ma agendo secondo legge e non favorendo ed assecondando gli appetiti del clan familistico-amorale in auge.

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