Noi credevamo…..


Varie e complesse sono le cause che spingono a restare in un paese della Calabria. Parecchi della mia generazione penso che abbiano scelto di abitare a Cortale per i benefici che si credeva offrisse un piccolo centro rispetto alla città: l’illusione di essere meno soli, di poter avere rapporti e ritmi di vita più umani, di condurre un’esistenza più tranquilla, di soggiacere in misura minore alla violenza, di incontrare raramente la malavita. Illusioni infantili, forse, ma erano questi i motivi che, oltre a quello principe di sentire le proprie radici ed evitare il secolare destino di emigrazione nelle nostre famiglie troppo tollerato, inducevano a rinunciare ai vantaggi della metropoli. Ritengo che però man mano tante di queste speranze siano apparse per quello che erano, sogni vani: qui i ladri ti entrano ugualmente in casa; la solidarietà è cosa raffinata che nasce più dal progresso che in una realtà in vario modo degradata, sicché da noi risulta una chimera; la solitudine può rivelarsi più profonda e priva di alternative che in città; la criminalità la si incrocia e molto, anche in un luogo come Cortale che fino a pochi anni fa si credeva immune da tale malattia. Eppure la retorica regna sovrana, soprattutto in estate, quando, probabilmente per il clima più godereccio, nella nostra zona festosamente rievochiamo e celebriamo Medioevo e feudi come fossero un Rinascimento o una proletaria rivoluzione ed indossiamo vestiti di grandi dame e signori in un eterno e perbenista carnevale che niente ha a che fare non solo con la storia, e con la storia di noialtri che certo non siamo stati cavalieri e gentildonne bensì contadini asserviti che qualche memore rancore dovremmo perciò provare, ma neppure con il nostro presente difficile e scarsamente nobile. Leggiamo, inoltre, i soliti e continui comunicati stampa con cui il potere e chi governa fa finta di rivelarsi e parlarci: sempre roboanti, lontani dalla verità del territorio, rassicuranti come per l’insonne la sola presenza del sonnifero sul comodino. In tali comunicati si proclama che tutto va bene, come in occasione della recente visita del nuovo questore di Catanzaro, al quale il nostro sindaco ha presentato e descritto un’amministrazione sensibile nei confronti della scuola ritenuta fondamentale “per la formazione della cultura della legalità”, attenta nei riguardi del territorio e dell’ambiente ( “una risorsa preziosa” ), disposta al “dialogo fra le istituzioni ed i cittadini che devono sentirsi adeguatamente rappresentati ed ascoltati”: insomma, a scorrere queste comunicazioni ufficiali, verrebbe da pensare che a Cortale viviamo in una sorta di Eden! Che brutta stampa, quella che non ti aiuta a guardare e a comprendere la realtà nella quale si è immersi! Anche in quella nazionale ( vedi con quali limiti e con quante cautele si sta scrivendo in questi giorni attorno alla vicenda della procura di Palermo ) si fa spesso fatica a rinvenire i fatti, come se il giornalista avesse perso il senso del suo mestiere, che è quello di cercare la verità, non di proteggere i potenti. Ogni tanto anche nelle nostre contrade capita però di imbattersi nella buona stampa e si hanno alcune importanti informazioni. Dentro di me però mi stupisco sempre, quando mi rendo conto della verità sgradevole, quasi che non abitassi in Calabria: evidentemente mi piacerebbe tanto poter fiduciosamente accogliere le favole belle che ci vengono raccontate, ma che sono in maniera ipocrita e di proposito per noi così falsamente confezionate. Un paio di mesi fa, a maggio, ho letto ad esempio sul Corriere della Calabria un articolo firmato da Pablo Petrasso dal titolo “Le energie alternative pulite ma non troppo” nel quale si fa riferimento ad una vecchia analisi del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Ho avuto un colpo allo stomaco nel sapere che una cosca italo-americana sarebbe riuscita a estendere i propri affari anche nei Comuni di Polia, Maida, Pizzo, San Nicola da Crissa, Monterosso e Capistrano e che c’è un giro di estorsioni che riguarda, oltre ai “soliti” lavori di ammodernamento della Salerno-Reggio Calabria, anche i parchi eolici di Serra Pelata e Piano di Corda, di Polia e Cortale. Allora è ufficiale da tempo, e qualcuno lo ha detto e lo dice, che i tentacoli delle ‘ndrine non sono cosa da qui lontana! No, allorché scegliemmo di non andarcene dal paese, noi non credevamo che saremmo vissuti, invece che in piccoli centri, in piccoli inferni. E la dolorosa scoperta dovrebbe forse convincerci a portare, in queste folli estati di teatranti, i nobili vestiti, essi sì nobili, di chi a Maida ( e persino nell’allora non paciosa Cortale! ) nel 1648 finalmente si ribellò al feudatario oppressore ed al suo sfarzoso abbigliamento.

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2 pensieri su “Noi credevamo…..

  1. Gentile Italia Serratore, approfitto del suo Blog per sottoporre all’attenzione dei suoi attenti visitatori quello che, a mio giudizio, è il delicato problema della manutenzione stradale. In passato sono stati criticati gli orrendi dossi eseguiti dalla passata Amministrazione oggi, con fare altrettanto selvaggio, vengono deturpate le “rughe” del centro storico attraverso un’indecente pavimentazione a bitume che, oltre ad accumulare e sprigionare calore nei mesi estivi, ne imbruttisce i vicoli sfigurandoli con una coltre di bitume. L’asfalto serve, quasi sempre, a garantire un sicuro transito veicolare ecco perché non riesco a spiegarmi la scelta di bitumare i vicoli, per lo più pedonali, del nostro centro storico. Sicuramente tale operazione è meno dispendiosa rispetto ad una realizzata con maggior attenzione per i dettagli, ma con risultati esteticamente penosi e spesso cancellando le antiche pavimentazioni a ciottoli di fiume.

    Modernità

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