La ninna nanna di Rita Marcotulli


Tornare a casa a notte fonda dopo la ninna nanna di Rita Marcotulli e camminando comprendere che i piedi sono in comunicazione profonda e pacificata con il luogo in cui abiti: è una bella emozione, che in Calabria – dove si vive in eterno conflitto con le inefficienze e con la volgarità dei poteri locali – si prova raramente. La stessa – senza voler fare nessun confronto tra artisti né nessun giudizio – che ho avvertito nello scorso luglio assistendo alla Dissonorata di Saverio La Ruina, in una piazza di Jacurso che sarebbe stato il caso fosse per l’occasione più piena. Appartenere, come una zolla, alla terra in cui conduci l’esistenza e non litigarci sempre è una grande e piacevole possibilità. Nell’ascoltare i miei armonici passi, questa notte mi sentivo allo stesso modo di quando, dopo la festa di San Raffaele, da piccola rincasavo saltellando circondata dai miei cari: il mondo era tutto con te e danzava attorno a te. Allorché ritrovo dentro di me tutto ciò, è un giorno beato. La potenza salvifica dell’arte opera miracoli anche da noi!

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