Piangete, Veneri ed Amori


Piangete, Veneri ed Amori e voi uomini che avete più gentilezza, diceva Catullo invitando ad un corale pianto per la morte del passero di Lesbia, afflitta da quella perdita. O miselle passer!
L’epigramma, che mostra il dolore e la partecipazione sinceri del poeta pur nella ripresa di motivi letterari tradizionali, stamattina mi risuona dentro dopo aver saputo che a Nicotera come segnale intimidatorio è stato trovato ad una finestra del municipio un passero impiccato.
Anche a me viene spontaneo esclamare: o povero piccolo passero! Ma alla stregua di quel passero appeso alla finestra del comune, cioè del luogo deputato alla legalità, vedo appesa la Calabria. Io stessa mi sento quel passero. E a dire il vero mi sento quel passero non solo perché vivo in Calabria, ma anche perché si parla di concedere la grazia a Berlusconi, mi sento quel passero perché nel Parlamento italiano si assiste in questi giorni a liti indecenti e non si prendono invece misure per la grave crisi in cui versa il nostro misero paese. Mi sento quel passero perché, mentre i legislatori si occupano del destino personale di uno su cui la magistratura esprime spesso giudizi pesanti, io assieme a tanti altri temo di poter un giorno perdere, a causa delle difficoltà in cui è immersa l’Italia, sicurezze fondamentali quali il lavoro e quindi la capacità di provvedere alle necessità essenziali. Sono quel passero perché l’esistenza di tanti innocenti è conculcata. Perché c’è una strage di donne. Perché il bambino di Rosi Bonanno ha assistito all’assassinio della madre. Adesso il suo destino è incerto e il piccolo tenta di strapparsi i capellucci, gli occhi sbarrati, si legge su La Stampa.
Catullo impreca. At vobis male sit, malae tenebrae Orci quae omnia bella devoratis: tam bellum mihi passerem abstulistis. Pure noi dovremmo farlo contro coloro che ci tolgono ciascun diritto, anche quello alla felicità e al godimento di ogni grazia: “Siate maledette, voi tenebre malefiche dell’Orco, che divorate tutte le cose belle: mi avete portato via un così bel passero”.
No, in questi amari tempi non si può vivere in Calabria, e purtroppo neppure nell’Italia intera, senza sentirsi quel povero passero impiccato a Nicotera.
Lugete, o Veneres Cupidinesque, et quantum est hominum venustiorum.

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