Il presidio dell’Areopago


Questo Consiglio io istituisco intatto da lucro, rispettoso del giusto, inflessibile, della terra presidio che veglia a difesa di coloro che dormono. Così parlava Atena ai cittadini istituendo l’Areopago, primo tribunale dell’umanità.
Sulla linea dell’ideale politico di Esiodo, Solone e Pindaro, Eschilo con un linguaggio potente, severo e ricco di splendide metafore esalta il momento in cui la giustizia e il controllo del vivere civile sono affidati alla comunità, non più alla logica arcaica della famiglia, della stirpe. La giustizia pubblica si sostituisce a quella privata. In questo luogo Reverenza e Paura, che di Reverenza è consanguinea, impediranno giorno e notte ai cittadini di commettere delitto afferma con solennità il poeta manifestando, soprattutto con il termine Reverenza, una concezione sacra del diritto e dei fatti della polis.
Dirimere le controversie tramite un organismo pubblico, questo indica la fondazione dell’Areopago da parte della divinità. La circostanza è da Eschilo descritta con solennità religiosa e ciò sentiva intensamente Pier Paolo Pasolini, il quale scriveva: “Il momento più alto della trilogia è sicuramente l’acme delle Eumenidi, quando Atena istituisce la prima assemblea democratica della storia. Nessuna vicenda, nessuna morte, nessuna angoscia delle tragedie dà una commozione più profonda e assoluta di questa pagina”.

                                                  Roma, Palazzo di Giustizia
Nella trilogia eschilea la giustizia sommaria, immediata, senza possibilità di appello aveva colpito a morte Agamennone e Clitennestra. Diverso fu però il destino di Oreste, poiché in questo caso decide un tribunale della polis. Le parti conclusive dell’Agamennone e delle Coefore difatti erano cupe e colme di sventura: Dove dunque avrà fine, dove si assopirà il furore di Ate? Nel terzo dramma invece, dopo il processo di Oreste, le Erinni dapprima minacciavano alla città di Atene i mali più terribili, ma poi si placavano e si tramutavano in Eumenidi: Propizie e benigne a questa terra, qui venite, o Venerande, liete delle fiaccole ardenti lungo il cammino! Fra le danze ora mandate grida di giubilo!
La felicità finale delle Eumenidi è un’armonia portata dalle leggi e in Eschilo l’uomo usciva dal dedalo del crimine e si pacificava con il dio nell’ambito della comunità, dopo però una lunga sofferenza che era stata fonte di approfondimento. Tale approfondimento e tale crescita interiore non ha avvertito chi ha assistito al comunicato con cui Berlusconi, poche ore dopo essere stato condannato, ha fatto prepotentemente irruzione nelle nostre case, come per una pubblica dichiarazione di guerra.
Chi, quale Atena oggi saprà disarmare le Erinni, preservare la sacralità dell’Areopago e far terminare la trilogia delle nostre sventure in una danza benigna?  Quale poeta proclamerà con severa religiosità di non sovvertire le leggi e che chi di correnti impure e di fango intorbida limpide acque non troverà più da bere? Quale Pasolini oggi saprà farci sentire la commozione profonda per l’azione del nostro Areopago? Chi dirà solennemente che la sentenza su Berlusconi non significa la rovina per l’Italia, ma che le Eumenidi danzano fra noi?

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