La privatizzazione degli spazi pubblici a Cortale


Legalizzata, ignorata o tollerata è andata diffondendosi la privatizzazione dello spazio pubblico. Ciò è evidente nel grande abuso (vedi il proliferare abnorme dell’eolico) e nella piccola usurpazione. Si ferisce così l’idea stessa del bene comune.

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3 pensieri su “La privatizzazione degli spazi pubblici a Cortale

  1. continua:del segretario della rifondazione ancora democristiano nell’intimo…..alzate le voci e i fucili come diceva bossi,per la chiamata di correo dei alvoratori precari e per l’ffesa alla dignità,ma la mano di Dio si egerà contro di loro speriamo gia alla prossime elezioni,sempre che lo Scalfaro abbia l’ardire di ripresentarsi a costo zero rumeno

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  2. Un altro luogo, un altro sito violentato dalla presenza di rifiuti da smaltire e che presentano tutte le caratteristiche per inquinare il terreno e renderlo non solo infruttifero per sempre, ma pure pericoloso. E’ quello che abbiamo rilevato sulla base di una denuncia di alcuni cittadini che hanno in pratica scoperto non un cumulo, bensì una montagna di rifiuti compressi e trasportati appositamente in località Piano di Cortale nel territorio di questo Comune. Una montagna di rifiuti che fa bella mostra di sé in prossimità di una pala eolica installata qualche anno fa in questo sito. Uno spettacolo di degrado nascosto probabilmente alla vista della maggior parte dei cittadini che questi luoghi solitamente non frequentano, ma che non passa inosservato a chi si trovi a passare di lì solo per caso o abbia campagne coltivate o destinate alla coltivazione agricola. In quel sito abbiamo visto di tutto: si tratta di una vera e propria discarica di rifiuti speciali tra cui copertoni dismessi di automezzi, elettrodomestici, lampade industriali al neon di rilevanti dimensioni, mobili e materiali di risulta (legname) quasi tutti contenenti elementi tossici, pezzi di automobili, batterie d’auto, olio combustibile disperso. Ma si possono intravedere buste di spazzatura, secchi rotti, pezzi di intonaco sbriciolati, mattonelle, materassi vecchi, cartacce, cassette, e chi più ne ha più ne metta. Un assembramento compatto che se fosse stato buttato lì alla bisogna avrebbe potuto occupare uno spazio maggiore.
    Ebbene, questi cittadini, sono indignati a tal punto da aver sporto una regolare denuncia contro ignoti perché temono che con il peggiorare delle condizioni meteorologiche e l’arrivo peraltro imminente di forte pioggia (oltre a quella che c’è già stata) i liquami della montagna di rifiuti rischino di riversarsi – vista pure la leggera inclinazione del sito – nei terreni circostanti; ma anche a valle dove a circa 600 metri sono presenti diverse sorgenti di acqua che potrebbero venire inevitabilmente inquinate se non si dovesse provvedere prima possibile. Un allarme e una preoccupazione legittimi da parte di questi cittadini giustificata dal fatto che questi ultimi si erano già recati un mese e mezzo fa in questo luogo e avevano già visto quanto vi era stato depositato. Dopo quella visita e un’altra ancora si sono così recati presso il Corpo Forestale dello Stato di Girifalco e successivamente pure dai carabinieri del comando stazione dello stesso paese e fatto ulteriore pressione affinché chi debba provvedere lo faccia seriamente e al più presto. Anche perché in quello stesso sito erano già state rinvenute parecchie gomme in disuso, ed era stata già inoltrata per tempo una richiesta di smaltimento delle stesse che, evidentemente non ha sortito alcun effetto purtroppo, giacché, guarda caso, quelle stesse gomme sono comunque rimaste sul posto senza che nel frattempo venissero rimosse.
    Per quanto concerne poi la montagna di rifiuti speciali, dopo oltre un mese e mezzo dalla scoperta, in pratica, il quantitativo è rimasto sempre lo stesso e non è stato ulteriormente alimentato, – meno male! – ma sinora però, nessuno ancora si è mosso ad eliminare questa potenziale fonte di inquinamento. Se si fosse isolata l’area e si fosse interdetto il passaggio a chiunque, forse questi rifiuti speciali non sarebbero potuti essere collocati in quel posto. La speranza, nel frattempo, è che qualcuno non si decida, ora, a buttare altro materiale nocivo e contemporaneamente, facendo i debiti scongiuri, che la pioggia come altre volte è avvenuto, non si abbatta su quel sito – speranza vana! – e non trascini con sé il suo carico velenoso.

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