Le scarpette dei sindaci


Attorno alla vicenda della discarica Battaglina s’è creato un movimento degno di attenzione e studio. Qualcuno comincia già a dire che esso possa costituire un paradigma nuovo e positivo di Calabria, perché è vincente, solidale e pacifico, persino allegro. Tale Calabria si è vista nell’intelligenza di chi tra i cittadini si è accorto che si stava costruendo una discarica vicino alle falde acquifere, si è vista il 9 gennaio a Borgia quando persone provenienti da tutta la Calabria, non appartenenti agli stessi partiti o formazioni, si sono trovate assieme ed erano una folla per niente anonima, per niente retrograda. Si stava bene in quella folla: finalmente in accordo con la propria terra e in armonia con la propria gente. Questa Calabria, che forse diverrà paradigma della possibilità che noi tutti abbiamo di non essere soggetti passivi ma di intervenire nella costruzione della nostra vita, si è vista inoltre nell’abilità con cui il comitato ha saputo stringere alleanze, nel come sia riuscito anche a parlare ai sindaci – non certo privi di colpe – e portarli dalla sua parte. Il comitato è stato capace di stringere contatti con la stampa, compresa quella nazionale, e si è mostrato in grado di confrontarsi con l’ente regionale o con rappresentanti dell’ordine pubblico.
Questa Calabria, moderna e piena di dignità, la si vede pure attualmente al presidio che si sta tenendo in località Battaglina. Da giorni ci sono persone generose che affrontano disagi e i rigori invernali, c’è chi va a tenere per alcune ore compagnia, chi porta dolci o da bere o taglia legna per improvvisare un fuoco presso cui scaldarsi. Si discute, si attendono le decisioni della Regione, si esprimono timori, si pensa alle prossime mosse da farsi, si canta, si suona. Spesse volte ci si incontra là per la prima volta, eppure si è cordiali l’uno con l’altro e ci si sente non soli grazie alla presenza dell’altro. Non si tratta di stati d’animo diffusi nelle nostre zone, dove invece dominano l’insicurezza, il sospetto, la paura. Mi fido dell’altro, anche se non lo conosco. Ci stiamo dando una mano e assieme abbiamo ottenuto dei risultati importanti. Assieme possiamo avere fiducia, perché non siamo come al solito sconfitti, ma capaci di determinare fatti. Con tali pensieri nel cuore, si torna a casa contenti, dopo essersi recati al presidio. Non incarogniti con il mondo intero, come purtroppo capita frequentemente in Calabria.Ci sono tuttavia dei grandi assenti in quello che è divenuto un luogo dove ritrovarsi in amicizia e dove si è comunità: i sindaci. Ma io so il perché.

Mio padre possedeva a scarpina, cioè le scarpe della domenica, quelle che servivano per matrimoni, lutti, occasioni importanti e cittadine, e i scarpi, le scarpe informi e possibilmente robuste per recarsi in campagna e a zappare.
Avete capito perché nessun sindaco si è degnato di passare dal presidio per almeno salutare chi sta là da parecchio tempo? Indossano tutti a scarpina, delle scarpette preziose che si sciuperebbero nella fanghiglia della Battaglina.
I sindaci, è noto, sono esseri delicati, destinati per natura a ruoli raffinati: non mancano infatti a nessuna parata, dove possono esibirsi nel loro splendore. Sempre pronti a parlare se c’è un microfono, sempre pronti a disquisire di fronte a una telecamera, sempre timorosi che qualcuno possa rubare la scena o – grande loro ambascia e incubo! – candidarsi alle prossime elezioni.
I sindaci inoltre sono un po’ allergici alla folla, soprattutto se è una folla attenta e consapevole. Ritengono tutto inutile, specialmente gli scioperi : e scioperi a cui partecipano 10.000 persone sono poi veramente indecenti!  Credono solo alle loro riunioni ed ai pareri tecnici, anche dopo che gli abbiamo dimostrato che gli egregi sapientoni con la tecnica ( la quale non è mai disinteressata e infallibile ) ci hanno fatto piombare nel guaio della discarica, mentre noi, gente comune e che non esibiamo a ogni piè sospinto i titoli professionali, abbiamo saputo guardare con più sagacia al nostro territorio. Nonostante ciò, ancora non vogliono mettersi in testa che il tecnico di per sé non serve a niente e che è l’obiettivo che si nutre a determinare la realtà, nel bene e nel male. Per dirla diversamente: le questioni  implicano scelte di campo, sicché fondamentale è il disegno politico non le quattro linee segnate dai cosiddetti esperti.
I sindaci senza dubbio stanno dando un contributo prezioso alla lotta contro la discarica ed è necessario ribadire che il comportamento non è in tutti lo stesso e che differenti sono stati i ruoli svolti e le responsabilità. Noi semplici mortali però non gli piaciamo completamente e gli amministratori appaiono sempre piuttosto sospettosi rispetto alle organizzazioni dal basso, persi come sono in un modo di governare che questa vicenda ha invece mostrato essere fallimentare.
Tuttavia se vinceremo la battaglia, si faranno belli del trofeo, particolarmente durante la campagna elettorale e proclameranno (come stanno già pateticamente facendo con notevole faccia tosta ) che loro ogni cosa avevano visto e che hanno combattuto l’orrore della Battaglina sin dal suo sorgere. Suvvia, signori, la data delle prime foto parla, anzi urla chiaramente! E’ nato prima l’allarme dei cittadini, poi quello di qualcuno di voi.
La verità è che i sindaci dovrebbero essere grati al movimento che sta loro offrendo la possibilità di riscattarsi, rispetto alla cecità o colpe peggiori dimostrate e dopo che hanno dato prova di non curarsi del territorio che amministrano. Ecco perché sarebbe urgente che conservassero le scarpine, acquistassero un paio di scarpacce ed andassero al presidio a sedersi per un po’ al vento e al gelo assieme agli altri.
Ma nessuno ignora quanto gli amministratori della zona non siano soliti camminare lungo i nostri luoghi, soprattutto in località Battaglina. Non lo fanno, perché non hanno le scarpe adatte: possiedono solo quelle delle sfilate ufficiali, dove sono sempre in prima fila. In fondo, pensateci un po’!, se solo avessero avuto questi benedetti scarponi sarebbero andati per il terreno comunale, lo avrebbero difeso e controllato e avrebbero fatto loro, non i cittadini, la scoperta della discarica.
Scoperta la cui importanza per noi, ci si perdoni l’audacia immodesta, equivale ormai a quella dell’America! Perché in seguito ad essa abbiamo imparato a credere che pure dalle nostre parti è possibile essere attori e non vittime di poteri oscuri e incapaci, che pure dalle nostre parti è possibile avere progetti collettivi  e progetti collettivi vincenti. E abbiamo imparato che possiamo sorridere con un una certa superiorità di chi ha sinora raccontato, compatendoci come fossimo residuati bellici, che le sorti delle comunità si decidono con le trattative di corridoio, le sfilate estive e invernali, gli accordi furbetti tra assessori e governatori vari. Tanto la gente non c’è.
No, la gente c’è e non è gregge. Questa è la la lezione, l’eredità più profonda che ci ha lasciato l’esperienza collettiva di cui siamo stati protagonisti.

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