Agostino


E’ la prima notte che questi luoghi, quelli in cui abito, vivono e  trascorrono senza Agostino.
Soles occidere et redire possunt: nobis cum semel occidit brevis lux, nox est perpetua una dormienda, diceva dolorosamente Catullo.
Agostino ha accompagnato la mia infanzia, la giovinezza, mi ha vista divenire donna matura. Perciò rappresentava come un  filo di continuità in una vita che, come tutte quelle di coloro che fortunatamente giungono ad un’età avanzata, incessantemente si spezza, subisce perdite gravi e deve eternamente ricostruirsi e trovare ancora un senso.
Se chiudo gli occhi lo vedo giovane padre attento ai suoi figli e lavoratore serio, sarto paziente come la moglie ( a loro devo l’incantevole sensazione dell’infanzia di essere vestita a nuovo, come il Valentino di Pascoli ). L’ho visto poi diventare anziano e man mano serenamente invecchiare.
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Abitava prima dell’imbocco del mio vicolo, di cui mi sembrava un custode attento. “Dov’è la casa del signor…?” ed egli cortesemente forniva le informazioni. Speravo che ancora a lungo Agostino potesse accompagnare l’esistenza di questi luoghi.
L’antica viuzza in cui abito ha subito nel tempo tutte le trasformazioni dovute a fattori socio-economici ( si è desertificata certamente per l’emigrazione ) ed esistenziali ( la morte di tanti, non sostituiti da nuovi e non anziani abitanti  visto che si tratta di una zona storica). Da qualche anno il vicolo si è in parte ripopolato per la presenza di alcune giovani coppie di stranieri o di qualcuno che è tornato a vivere nella vecchia abitazione dell’infanzia. Con Agostino sempre presente.
Quando tornavo a casa, guardavo verso la sua finestra e sapevo che c’era, discreto e gentile. Del resto, Agostino è un nome elegante.
Ieri, come a un misterioso segnale convenuto, ho visto raccogliersi per salutarlo le altre persone che come me risiedono da quando sono nate nel vicolo, mentre suonavano le campane della chiesa per annunciare a ognuno le esequie. Era un antico rito della civiltà contadina che si ripeteva, era un riconoscere l’altro come facente parte di te e della tua comunità. Era il passato che tornava.
Il ritmo di quei passi, l’uscire  silenzioso e rispettoso di quegli uomini e donne dalle loro case era emozionante ed a un certo punto ho creduto che i vicini ad onorare Agostino portassero anche chi non c’è più: erano presenti pure mia madre e mio padre e tutti coloro che hanno vissuto con lui.
I luoghi sono eterni, come i soles di Catullo che, a differenza nostra a cui sono date in sorte una brevis lux e una nox perpetua, possono tramontare e ritornare.
Ma anche i luoghi esprimono dolore quando un uomo li lascia e ci lascia

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2 pensieri su “Agostino

  1. Mi associo alle bellissime parole dell’articolo, lo condivido in toto, da un po’ di tempo vivo altrove ma la mia “ruga” e i suoi abitanti sono sempre presenti in me, Agostino ha sempre rappresentato il custode dei luoghi e della memoria, ciao Agostino.

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