Protetti dagli sponsor


Fra poco torneremo a scuola, con la certezza che ci salveranno gli sponsor.
Mi chiedo, tuttavia, cosa dalla scuola e dagli insegnanti essi esigeranno in cambio della protezione. Per quanto concerne la Calabria, chissà quali potranno essere la qualità, la natura e la provenienza dei finanziamenti!
Il premier e il corteggio dei suoi ministri intanto parlano come l’oracolo di Delfi, dicono e non dicono, fanno anticipazioni, promettendo però ed assicurando che tutti nel mondo scolastico staremo meglio: gli alunni, noi insegnanti, le famiglie.
E’ in arrivo insomma la panacea, annunciata da potenti trombe e con il tono salvifico tipico della nuova classe dirigente.
In verità, gli insegnanti sono solo spaventati da tali notizie di palingenesi, perché sanno quanto in Italia sia sempre facile provocare danni alla cultura e alla formazione. Plaude invece CL e non è strano, sebbene non sia lecito affermare ciò perché verrebbe bollato come “pregiudizio ideologico”, un’espressione cara al governo in carica.
Spazzare via il vecchio, si grida ad ogni ora del giorno: basta che non spazzino via il sapere, le persone e i loro diritti.
In un’atmosfera ben cupa e triste, all’insegna del timore e della preoccupazione, inizia dunque l’anno scolastico. Molti docenti sono consapevoli di quello che ormai vieppiù viene loro richiesto: in realtà sono sollecitati con un certo imperio a non far più nulla sul lavoro. Del resto, questa è una cosa a cui sono con violenza sospinti da parecchio tempo e contro la sciagurata tendenza da parecchio tempo in tanti resistono. Pur costretti in mille situazioni schizofreniche, pur soffocati tra il ritenere ancora che la scuola debba istruire e preparare professionalmente e l’invito pressante a puntare al “rinnovamento”.
Stavolta in ogni angolo dell’Italia si proclamerà che costruiremo la scuola dei progetti, della rete, dell’inglese, tutto per camuffare la danza del niente nella quale l’istituzione pubblica sarà inghiottita e si perderà: c’è aria di De profundis per il sistema educativo non-privato.
Per ora, aspettiamo il 29 agosto e stiamo sereni, come Enrico Letta.

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2 pensieri su “Protetti dagli sponsor

  1. L’attuale governo, maggioritario per inconfessabili e osceni accordi di vertice, non ha alcun consenso popolare e sta praticando una politica che ricorda il più becero decisionismo e interventismo fascista.
    Mi auguro solo un rapido ritorno alle urne, al più presto possibile, nella speranza che le opposizioni non disperdano le loro forze e che le piazze non organizzate dal regime (come per la lotta alla discarica della Battaglina, perchè no?) facciano la loro parte, spazzando una volta per tutte, fortemente contrastando queste orride carogne di un passato – italiano ed europeo (leggi Germania) – che si vestono a nuovo e che invece sono quanto di più vecchio e più deleterio per la nostra libertà oggi si possa immaginare.
    Nell’anonimato di internet sia consentito a me, che non ho mai particolarmente amato i rigurgiti pseudo-rivoluzionari degli anni ’68 e seguenti, di ripetere lo slogan
    Fascisti, Carogne, tornate nelle fogne!
    molto diffuso in quel periodo turbolento del nostro passato recente, che fu però anche un periodo di incubazione di grandi ideali libertari e dunque di progresso civile.
    Invoco e propugno:
    Libertà allora, libertà oggi, libertà sempre!

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  2. L’attuale Presidente del Consiglio si fa assumere dalla propria azienda di famiglia, senza andare a lavorare, si fa promuovere a dirigente, ovviamente senza andare a lavorare.
    Va subito dopo a governare l’Italia (molto male, visti i fenomenali risultati negativi ed i guai che sta riuscendo a combinare), facendosi versare i contributi da dirigente e prelevandoli dalle casse dei nostri esausti enti previdenziali. Egli pretende poi di dettare leggi inique per i lavoratori dipendenti italiani, quelli assunti ed anche quelli da assumere, lasciandoli invero alla mercè dei datori di lavoro, senza alcuna garanzia di protezione sociale o qualsivoglia tutela, anzi egli abolisce per legge le poche tutele che sono ancora rimaste.
    Per uno come lui – nipotino di gerarca – altro che mille giorni (che sono poi tre anni) gli servono, costui è un individuo che ha voglia di starci per un altro ulteriore ventennio funesto!
    Il grande sindacalista Giuseppe Di Vittorio, che è stato acerrimo oppositore del caporalato contadino e antesignano dei sacri diritti dei lavoratori italiani ed europei, ,oggi si sta rivoltando furiosamente nella sua tomba!
    Siamo, oppure no, in grado di raccogliere i sacrifici ed i fulgidi esempi ed episodi di civiltà e di lotta (nei quali è stato versato il sangue di tanti lavoratori) di questi giganti politici che ci hanno preceduto e che ci hanno consentito di toglierci il giogo della dittatura e di essere un popolo civile e libero?
    Licenziamo – con la lotta ed il voto – questo avventuriero della politica, senza alcuna esitazione!
    Prima che sia troppo tardi.

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