Il lavoro, nostra condanna


Esiodo elogia il lavoro onesto ( con cui si realizza la propria dignità ) e gli attribuisce valore morale, ma lo considera una dura necessità e una punizione che la divinità aveva inflitto agli uomini in conseguenza di una loro colpa: prima di ciò l’umanità viveva in una età chiamata d’oro, durante la quale la terra dava i suoi frutti senza richiedere sacrifici e sforzi. Lucrezio, laico ammiratore del progresso, mostra invece sin dagli inizi della storia la lotta dell’uomo contro una natura nella quale egli non è un essere privilegiato, sicché il passaggio dallo stato primitivo alla civiltà è possibile solo grazie alla fatica e all’ingegno umano. Virgilio, attuando una sorta di sintesi della riflessione precedente, afferma che Giove ha voluto che, dopo l’età dell’oro, gli uomini si risvegliassero dal torpore  e che tramite il lavoro progredissero verso la civiltà inventando tecniche ed arti. Ma, pur giustificando il labor come frutto della giustizia e del disegno divino, il poeta non ne nasconde la grande asprezza e lo definisce improbus ( esagerato, quindi duro ).
Tranne che nel razionalista Lucrezio, il pensiero dei rari autori antichi che parlano del lavoro esita ed oscilla dunque tra l’idea di una punizione divina e quella di fatica come motore dell’evoluzione. Il col sudore di tua fronte mangerai il pane della Genesi non apre orizzonti diversi, anzi accentua il concetto della colpa dell’uomo.
Io ho assistito alla realtà del lavoro nella società contadina. Esso era un’enorme tribolazione, sebbene sovente si unisse all’orgoglio dell’onestà, del sostentamento conquistato con il proprio sudore: quasi la sacralità che gli conferiva Esiodo. La speranza che i contadini nutrivano per i figli era tuttavia che potessero lavorare per conoscere lo sviluppo e che lavorassero in condizioni dignitose, non dall’alba al tramonto come toccava loro e per possedere soltanto di che a stento sfamarsi.
I figli di quelle generazioni non fortunate abbiamo studiato, imparato un mestiere. E addirittura abbiamo sentito sostenere che il lavoro non doveva essere alienazione, che otto ore dovevano bastare. Per tanti di noi conquistarlo ha comportato sforzi immani ( sacrifici per andare a scuola, emigrazione, ecc. ), ma abbiamo conosciuto per un lungo periodo un lavoro che ( specie per le donne ) ha voluto dire liberazione, espressione della personalità, partecipazione attiva alla vita del proprio paese, suggello dell’essere individui. Svolgere un’attività ha consentito non solo di nutrirsi (fatto essenziale!), ma anche di curarsi, ha permesso l’istruzione, il divertimento, il tempo libero. E, soprattutto, avevamo speranze e credevamo di costruire il nostro futuro, tassello dopo tassello. Pensavamo di esserci sottratti alla maledizione e dannazione dei nostri padri.
Qualcuno, fortunato, è riuscito a salvarsi andando in pensione prima che la bufera attuale arrivasse, perché adesso il lavoro è fatica improba per i giovani che sono disoccupati o vivono sine die l’inferno della precarietà. E’ fatica improba di nuovo per chi – come la mia generazione – è costretto, mentre il fisico gradatamente ti tradisce, a sopportare ogni giorno più restrizioni e situazioni di sofferenza sui luoghi in cui si presta servizio. Miseri, ci definirebbe Lucrezio.
Siamo dei nuovi schiavi, in questi tempi in cui si ciancia di modernità che passerebbe attraverso l’abolizione o modifica profonda dell’articolo 18 e attraverso – sostanzialmente – il minore potere dei lavoratori. Non abbiamo felici prospettive, anzi ogni giorno la condizione diventa più cupa e difficile. E – cosa più importante – noi non nutriamo la speranza che il domani sia migliore: ci aspettiamo ulteriori diminuzioni di diritti acquisiti nel passato, un peggioramento, anni sempre più bui, tutte sciagure di cui ignoriamo e non sappiamo immaginare le dimensioni. Siamo immersi nel timore e nell’incertezza, ricacciati indietro dopo le belle stagioni che avevano visto coniugare il lavoro alla dignità. Sono fortemente in crescita i “working poor”, i lavoratori poveri: una sorta di tragico e beffardo ossimoro.
Tali nuovi schiavi, però, potrebbero scegliere non di essere crocifissi sulla via Appia come i compagni di Spartaco, ma di fare la rivoluzione silenziosa (rompere gli attrezzi del mestiere, non avere interesse a produrre risultati ) che già Varrone e il pensiero economico romano più avvertito riteneva pericolosissima. E venne l’epoca in cui un affinamento della sensibilità, unito ad un mutato quadro storico e ad un criterio di utilità, spinse a dire degli schiavi che sono anche uomini. E fu una conclusione a cui condusse non soltanto lo stoicismo di Seneca ( o la fede in Cristo di Paolo di Tarso ), ma pure considerazioni ed esigenze economiche.
Non fosse altro che per il tono economico del paese, vogliono allora i vari Renzi, Giannini, Boschi e gli eterni Berlusconi loro alleati ammettere che siamo uomini anche noi? Feriscono e spaventano le loro dichiarazioni trasudanti boria minacciosa nei confronti del lavoro, loro che sono timidi solo di fronte alle pensioni e ai redditi d’oro che non osano e non intendono colpire. Sono le odierne divinità: adirate, non giuste.
La rivoluzione silenziosa, cioè l’indifferenza dei lavoratori rispetto a quanto fanno e creano, ossia una forma nuova e  terribile di alienazione, non può in verità che nuocere all’economia dell’Italia. Come non possono non nuocere a un paese generazioni di anziani e di giovani sempre più angosciate e infelici.
Nel labor si ha l’obiettivo di accentuare l’idea della colpa ( ma quale colpa abbiamo commesso? ) o quella del progresso? E fino a quando si ritiene che i lavoratori possano essere conculcati o crocifissi?

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11 pensieri su “Il lavoro, nostra condanna

  1. cara signora, lei mi ha tolto le parole di bocca. qui in romagna dopo anni di lotte bracciantili, dopo anni “contro” si pensava di essere arrivati,
    . ahimè, le condizioni peggiorano quotidianamente anche se lontani da situazioni estreme, ma il futuro non è dei più rosei nemmeno qui.
    gli evasori ladri quasi si vantano di esserlo, ( albergatori), sfruttamento di stranieri etc.
    adesso renzi ( il NUOVO che avanza!!) abbraccia marchionne, cena con berlusconi, vuole abolire l’art.18 faticosamente conquistato e che ci distingueva da altre nazioni dalla corea emergente per dire, dagli usa, da altri paesi d’europa.
    non ci sarà mai più una trattativa leale.
    sono talmente arrabbiata con questo boys scout e i suoi ipercattolici amici.
    la Madia, la Boschi alla festa dell’unità. che significa? santoddio c’è gente che ci ha creduto in questo partito! non si può svendere un capitale umano del genere. 400.000 iscritti in meno, tanto per dire, me compresa, .
    è una ferita profonda . bene che mio padre non veda a cosa si è ridotto il partito.
    intanto, spaventati da renzi e dalla Boschi ,il popolo dei camerieri, degli addetti alla griglia, di coloro che si vanno a letto alle 4 del mattino e tutto ciò INCREDIBILMENTE aggratisss ha deciso di non rinnovare la tessera.

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  2. IL VOTO, NOSTRA SALVEZZA
    Gentile amica,
    giusto per dirLe che, in questo periodo in cui i giovani non hanno prospettive occupazionali e gli anziani non hanno alcuna certezza di una accettabile serena vecchiaia, tra le varie posizioni filosofiche ed etiche nei confronti del lavoro, per noi moderni è preferibile quella di Lucrezio, che parla di fatica, ma anche di progresso e civiltà.
    E fintantochè l’abbrutimento dovuto a lavori precari ed alienanti non riuscirà a prendere il sopravvento sulle nostre capacità di raziocinio, solo l’ingegno, e cioè le nostre capacità di pensare ed agire ci potranno essere d’aiuto.
    E allora, alla sua sconsolata domanda finale “fino a quando … i lavoratori saranno conculcati o crocifissi?”, oltre al condivisibile commento di Rosa di non rinnovare la tessera, io suggerirei anche e soprattutto la seguente risposta:
    Al prossimo giro elettorale andiamo a votare non per i voltagabbana ed i prezzolati, ma per quelli che hanno sempre con coerenza difeso gli interessi degli italiani, sia dei disoccupati che dei lavoratori.
    Ma, attenzione! al momento del voto non restiamo a casa, andiamo tutti a votare, senza nessuna astensione!

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  3. Cara Italia Serratore,
    condivido quanto lei ha scritto a proposito del lavoro e sono d’accordo anche con quanto scrivono Rosa e Anonimo. Vorrei, però, aggiungere una mia considerazione alla domanda finale che lei si pone e che anch’io mi sono posta: fino a quando i lavoratori…..
    Se è vero che viviamo in una “società liquida”, come dicono i sociologi o in “una nuova barbarie tecnico-scientifico-burocratica”, come sostengono i filosofi, temo che non troveremo risposta. Forse dobbiamo convincerci che il mondo fatto di certezze e contrapposizioni sta finendo e si prepara un’epoca fatta di insicurezze e complessità che cambierà i nostri modi di pensare e che la classe politica dovrebbe cercare di comprendere ed affrontare. Purtroppo chi lo avrebbe dovuto fare era impegnato nel bunga- bunga o a gestire i propri affari personali, chi lo ha seguito a specchiarsi come Narciso.
    Dico questo, con amarezza perché vedo la sofferenza dei giovani senza lavoro, di quelli che lasciano l’Italia, di quanti hanno lavoro part- time, delle partite IVA, per non dire di esodati e pensionati in miseria.
    Il voto potrebbe essere una risposta se i candidati dessero l’idea di saper affrontare i gravi problemi del momento, per ora, purtroppo, non ne vedo in giro. Andrò a votare, questo sì, ma tappandomi il naso. Vicki

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  4. Sono Anonimo, e concordo con Vicki,
    ma sommessamente faccio notare che è proprio sul tapparsi il naso da parte di noi elettori che confidano i professionisti della politica (voltagabbana, prezzolati, narcisisti, affaristi e quant’altro).
    Direi perciò che è proprio il caso e l’occasione più adatta per aprire gli occhi, anzi di sgranarli per bene per andare a scovare quelli tra noi – tra i giovani e tra i meno giovani.- che sono onesti, che sono idealisti e, perchè no?, anche preparati,
    Sono certo che gli onesti esistono e sono anche numerosi, ma sta a noi saperli cercare, proporli, promuoverli e democraticamente votarli.
    Tanto dovremmo fare, e non per il loro bene,, ma egoisticamente e semplicemente per il bene di tutti.

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  5. Sono Vicki e vorrei dire ad Anonimo che, sicuramente, quando andrò a votare seguirò i suoi consigli; d’altra parte mi sono sempre comportata come lui dice. Sono convinta che esistano bravissime persone, penso, anzi, che siano la maggioranza. Il mio timore è che una persona perbene diventi come un vaso di coccio su un carro tra vasi di metallo.

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  6. Se penso alla prospettiva, evito di nominare i personaggi: mi sembra di frammischiare il miele con la polvere! La prospettiva, secondo me, è che sulla Terra ci saranno tante di quelle cose prodotte, che non servirà più di tanto produrne altre! Che, al fine di creare posti di lavoro, ovvero profitti delle imprese e delle banche, non potremo “cementificare” tutte le terre emerse: ci sarà pure un limite! Chi verrà appresso, avrà sempre da produrre i “beni di consumo”, dovrà dedicarsi a nuove professioni concernenti la salute e la bellezza, la mobilità e il tempo libero. Ci sarà sempre più bisogno di competenze, di creatività, di interscambio, e non ci sarà bisogno di ammazzarsi di fatica, alias … non ci sarà bisogno di tanti posti di lavoro! I posti di lavoro sono sorti con l’industria e il capitale, e con essi spariranno, e verrà un’altra organizzazione del lavoro. Senza divisione tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Senza alienazione. Lavoro obbligatorio per tutti, che nessuno deve essere un parassita. Lavoro senza limiti di età, secondo le capacità e le possibilità di ognuno, perché nessuno si ammazzi di fatica, e perché nessuno si ammazzi dalla noia, e perché tutti, attraverso il lavoro, abbiano una funzione, un compito, la dignità della persona che il sistema delle cose attuali nega alla stragrande maggioranza degli uomini e delle donne sulla terra.

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  7. Nicolino,
    ma tu dove stai? Dove vivi? Non certo sulla Terra e meno che meno in Italia.
    Nel paese dei balocchi, forse, quello dei sogni irrealizzabili e delle favole belle a lieto fine.
    Non ti voglio insegnare niente, ma per tua opportuna conoscenza sappi che l’umanità intera conquista da sempre i suoi diritti civili, con costi e sofferenze immense e inenarrabili!
    Figuriamoci poi una organizzazione del lavoro senza divisione tra lavoro intellettuale e manuale, addirittura lavoro obbligatorio per tutti, nessun parassita, senza limiti di età, secondo capacità, senza fatica e senza noia.
    Ma, dimmi, a quale utopico ed irreale sistema umano stai pensando? Non è mai esistito e mai esisterà.
    Io propongo di svegliarci e di combattere per la nostra e l’altrui felicità, come hanno già fatto e continuano a fare milioni di persone nel mondo, ogni giorno, ogni istante.
    In caso contrario, se ragioniamo come te, probabilmente siamo già alienati, o peggio ancora, siamo degli alieni.

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    • bavo, mi ha piaciuto, ma non POVERA PATRIA NOSTRA, siamo stati veramente calpestati, e umiliati, perche, chi non è umiliato quanto in obbligo deve andar via della propietà, della propoia terra e il profumo dell’aria che l’ho ha visto nascere?

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  8. In un altro commento recente, riferendomi a quel damerino viziato cui è stato inopinatamente permesso di fare il Presidente del Consiglio dei ministri della nostra Repubblica, e di cui non voglio nemmeno scrivere il nome tanto lo aborrisco, io scrivevo:
    “Per uno come lui – nipotino di podestà – altro che mille giorni (che sono poi tre anni) gli servono, costui è un individuo che ha voglia di starci per un altro ulteriore ventennio funesto!” .
    Oggi costui , un antidemocratico che può incantare solo gli sciocchi, senza alcun pudore afferma addirittura di voler restare sino al 2013!
    Non posso fare a meno di rinnovare il mio appello a tutti quelli che credono alla dignità di essere cittadini liberi:
    “Licenziamo – con la lotta ed il voto – questo avventuriero della politica, senza alcuna esitazione!
    Prima che sia troppo tardi.”

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  9. In un altro commento recente, riferendomi a quel damerino viziato cui è stato inopinatamente permesso di fare il Presidente del Consiglio dei ministri della nostra Repubblica, e di cui non voglio nemmeno scrivere il nome tanto lo aborrisco, io scrivevo:
    “Per uno come lui – nipotino di podestà – altro che mille giorni (che sono poi tre anni) gli servono, costui è un individuo che ha voglia di starci per un altro ulteriore ventennio funesto!” .
    Oggi costui , un antidemocratico che può incantare solo gli sciocchi, senza alcun pudore afferma addirittura di voler restare sino al 2023!
    Non posso fare a meno di rinnovare il mio appello a tutti quelli che credono alla dignità di essere cittadini liberi:
    “Licenziamo – con la lotta ed il voto – questo avventuriero della politica, senza alcuna esitazione!
    Prima che sia troppo tardi.”

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