Sul votare


Arturo Bova, candidato del PD.

Alle elezioni regionali del 23 novembre non andrò a votare, fatto inusitato per me che ho sempre considerato sacro tale esercizio.
Ho votato costantemente PCI e poi solamente a sinistra, pure quando le cose mutavano profondamente nella tormentata galassia della sinistra italiana.
Ho già sperimentato l’amara esperienza del votare il meno peggio e il meno peggio è stato Loiero. Ho votato il minoritario Pippo Callipo, avendo la dolorosa consapevolezza che avrei aiutato Scopelliti a vincere.
Ogni volta, nel tentativo di tenere accesa la lampada di fiducia nei rappresentanti ( ormai, cosiddetti ) della volontà popolare. Non posso però più farlo.
Tuttavia ho appreso – soprattutto nella vicenda della Battaglina – che si può incidere su grandi ( e piccole ) questioni dal basso, unendosi ad altri.
Durante la lotta contro la discarica Battaglina ho anche conosciuto bene la natura del PD ( erede e rampollo del sistema berlusconiano ), che quel mostro aveva voluto e che a lungo ha recalcitrato contro i sentimenti di larghissimi strati della popolazione che alla discarica si opponevano in maniera netta.
Non voterò dunque, con la speranza in questa democrazia dal basso, che è in grado di vincere pure fuori dai vari Palazzi del potere.

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5 pensieri su “Sul votare

  1. La prospettiva di una democrazia dal basso, per quanto sempre possibile, è limitata a casi di eventi critici straordinari e spontaneamente coinvolgenti, come la catastrofe incombente della discarica della Battaglina.
    Pur ritenendo che si può vincere fuori dai palazzi del potere, temo che l’atteggiamento aventiniano di tirarsi fuori dalla mischia, per evitare di sporcarsi, inquinarsi, confondersi ed essere confusi con i professionisti della cattiva politica, possa portare – anche senza volerlo – a lasciare spazi di manovra troppo grandi e, appunto per questo, incontrollabili, ai soliti politicanti manovrieri e portatori di interessi sicuramente non popolari.
    Perdere una occasione per esprimere la volontà popolare (seppur monca e/o distorta, come giustamente può essere considerata oggi la elezione della rappresentanza regionale) è indubbiamente un atto nobile, ma rimane purtroppo un atto difensivo, che lascia campo libero a coloro che in politica sono meno nobili ed hanno meno scrupoli.
    L’esperienza insegna (non quindi “ipse dixit”) che le proteste e le istanze di quelli che, dopo il voto, chiederanno più trasparenza, più giustizia e più legalità verranno ignorate, perchè tacciate come provenienti da frange di estremismo ideologico e, con la scusa della loro inconsistenza numerica, verranno duramente emarginate e represse.
    Vorrei pertanto invitare a riflettere non superficialmente sul fatto che l’attuale classe politica, compresa anche l’attuale maggioritaria dirigenza PD, sia basata su un elettorato intorno al 50% degli aventi diritto al voto: cioè politicamente sul nulla.
    Ragion per cui è arrivata l’ora di invertire la tendenza, di coprire gli spazi che ancora restano, tenendo bene a mente che l’erba buona, quando c’è, può sostituire quella cattiva.
    Francesco Occhiuto

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  2. Caro Francesco, permettimi di non concordare. In questo frangente storico, il sistema politico regionale è particolarmente debole, e deboli e inconsistenti sono quelle frange di esso che mi potrebbero rappresentare. A nulla vale appellarsi alla sacralità di un rito inutile: le urne da tempo non sentono la necessità che io le frequenti!
    Il mio però non è il solito richiamo a rinchiudersi in casa, tutt’altro. Bisogna superare la classica delega in bianco e sporcarsi le mani con coloro che sentiamo vicini. Il voto seguirà.
    mimmo@defilippo

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  3. Gentile mimmo@defilippo,
    apprezzo la immediatezza della tua risposta-opinione, di cui avverto la spontaneità. Ma la intima convinzione di ogni democratico è che il voto non sia mai – ripeto mai – inutile e affinchè non debba esserlo tutti i democratici devono sempre e comunque assumersi la loro personale responsabilità.
    Presumo, anche per tua stessa ammissione, ma di questo sono certo, che non chiudendosi a guscio si può essere democraticamente ed efficacemente operativi in modo diverso.
    Ma il voto, con tutte le sue storture e con tutti i suoi limiti, è un’altra cosa da sempre: basterebbe ascoltare i lamenti pieni di tormento di tutti quelli che ne sono privi, ancora oggi.
    Sono d’accordo con te che non bisogna dare a nessuno deleghe in bianco.
    Ma il voto è fondamentale!
    Perchè, se non ora, quando?
    Francesco O.

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  4. Caro Francesco, si vota sempre in situazioni storicamente date. E oggi reputo inutile esercitare tale diritto, almeno nella nostra Calabria. Lo so, è sconfortante, non per questo mi straccio le vesti. La nostra regione ha sempre risposto sin troppo generosamente a questo appuntamento senza mai ottenerne grandi vantaggi. Anzi, il voto ha sempre finito con il legittimare una classe politica debole e autoreferenziale. Meglio rompere il gioco. Del resto la partecipazione al voto non definisce certo la democraticità di una società. Tutt’altro.
    Cortale, mimmo@defilippo

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  5. Bene, Mimmo,
    pur avendo lo stesso obiettivo, procediamo su due strade diverse e, a mio giudizio, complementari piuttosto che antitetiche e alternative.
    Quale delle due sia più valida è tutta da dimostrare.
    Speriamo e operiamo in modo che i risultati diano ragione ad entrambi.
    Cordialmente,
    Francesco

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