Le matite da sempre irriverenti


I mala carmina, i carmi diffamatori o irriverenti, erano vietati da una disposizione delle XII Tavole e così Nevio, che amava parlare libera lingua, fu incarcerato per gli attacchi alle potenti famiglie dei Metelli e degli Scipioni: raccontava, ad esempio, che Scipione l’Africano, non un oscuro cittadino romano, da giovane era stato dal padre condotto via mezzo vestito dalla casa di una donna!
E Catullo osava dire a Cesare che non si sforzava di piacergli, né di sapere se fosse bianco o nero; ma Cesare non si dà la pena di reagire, egli clemente anche con Cicerone.
Ed è ancora per colpa di un carmen che Ovidio, poeta alla moda, viene per sempre confinato a Tomi da un Augusto irritato probabilmente dalla spregiudicatezza dell’Ars amatoria.
Seneca colpirà con una sua opera satirica addirittura l’imperatore Claudio, che definisce e descrive come uno zuccone.
E Giovenale dirà che fonte d’ispirazione della sua satira è l’indignatio: è l’indignazione del poeta a scrivere i versi, come se egli fosse un profeta. Cosa può farsi contro l’indignazione? Cosa contro i profeti?
Viene dalla Siria lo scrittore greco Luciano, che con franchezza critica la storiografia contemporanea perché somiglia troppo all’encomio e polemizza con gli adulatori dell’imperatore Lucio Vero.
La satira è, per sua natura, demistificazione e demistificazione senza compromessi.
Dario Fo, ricordando che in essa non ci sono regole, sostiene che i limiti possibili sono quelli che si pone l’autore stesso, non per frenare, o per pudori e via dicendo, ma per una conseguenza di ritmi, di tempi, di andamenti.
La satira ha bisogno della libertà, come sapeva il vecchio Nevio. Ha bisogno della libertà a Parigi e dovunque. Pure da noi.
Non possono i nostri politici addolorarsi per la Francia e/o gridare all’attacco al sacro Occidente e poi, in Italia, ostacolare in vari modi la libertà di stampa ed avere perennemente tentazioni limitative, magari con la scusa della diffamazione.
Le norme siano meno coercitive di quelle delle XII Tavole.

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Un pensiero su “Le matite da sempre irriverenti

  1. Sono d’accordo, cara Italia,
    la satira ha bisogno di liberta’, molto di piu’ degli altri generi letterari.
    Gli oscurantismi religiosi e le dittature politiche praticano la farsa, anche quando predicano bene e razzolano male.
    Come spesso dice e scrive un mio conoscente irriverente e sgrammaticato
    “Ormai e’ tutto fic-cion!”

    vs. amico anonimo

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