Il ricamo e l’inquietudine delle donne


– E che può succedere a Milazzo? – Rea Silvia rispose. – C’è un vapore che arriva e riparte. E ci sono i giovanotti che camminano avanti e indietro. E io ero sempre che ricamavo nella luce della porta. E mia madre e le mie zie erano sempre che ricamavano anche loro. E le mie sorelle lo stesso, erano sempre che ricamavano, sebbene una abbia solo quindici anni e una nemmeno tredici.

Nel passo di Vittorini ho sentito in maniera chiara la secolare mancanza di movimento che avvolge la vita di queste ed altre donne ( specialmente al Sud), il loro scontento, la struggente attesa.

E le ho riviste le ragazze che negli anni Cinquanta hanno popolato la mia infanzia: anime sognanti, ansiose di sperimentare mondi nuovi ma destinate a stare in luoghi ristretti e poveri, imprigionate in un’esistenza ripetitiva, votate ad attendere un uomo che le liberasse dall’angustia.
Ma ho rivisto anche le donne che non ho incontrato e di cui ho soltanto udito parlare: quelle che alcuni decenni prima erano emigrate nelle Americhe sposandosi per procura, vale a dire spesso senza aver mai visto il compagno con cui avrebbero passato i loro anni. Ciò, tuttavia, permetteva di uscire dalla dura vita delle campagne ed evitare un avvenire che non prometteva niente se non lavoro da bestie, parti ( frequentemente mortali ), figli ( talora voluti, talora no ), mariti ( in parecchi casi violenti e a loro volta insoddisfatti).

Ho rivisto le tante mie coetanee strette negli anni ’70 tra le proprie ansie di rinnovamento, di conoscenza e di indipendenza e la scarsità economica e di orizzonti dei luoghi calabresi. Ho ritrovato il nostro desiderio di vivere noi stesse come individui ed esseri umani, esplorando autonomie nella sessualità e nella realizzazione di sé, e le sconfitte che abbiamo subito, nella soffocante chiusura della prevalente mentalità dei benpensanti.

Nel quadro di Vittorini mi pare di vedere ( ma forse sbaglio ) anche qualche giovane donna di adesso, che mille sogni nutre sul suo futuro, ma è costretta in ambienti conservatori, culturalmente depressi, delusa pure dal matrimonio e persino dall’avere figli, condizioni che si rivelano non essere la terra promessa tanto agognata. Al Sud, infatti, spesso sono le ragazze ad andare via e a non voler tornare.
Mi pare di vedere le molte cinquantenni di oggi inquiete, ridotte a osservare con compiacimento ma pure invidia le numerose possibilità che le figlie hanno: studiare, viaggiare, esplorare, convivere con qualcuno e magari in seguito lasciarlo. Donne sovente rinchiuse nel recinto della maternità che non risponde alla loro intima esigenza di libertà e costruzione della propria identità.

Se la ministra ( ministro? eccola ancora, la nostra difficoltà di esistere, addirittura nella lingua! ) avesse pensato alla secolare assenza di ritmo che avvolge l’esistenza delle donne, al loro silenzioso ricamare e alle fughe dal ricamo, se avesse riflettuto sui tanti diritti che hanno a fatica conquistato (tra cui quello di non essere madri ), se fosse stata sensibile alle perenni spinte all’indietro a cui esse devono far fronte, non avrebbe probabilmente proclamato con stupido ed oscurantista decreto il giorno della fertilità, come se si rivolgesse a coniglie senza storia.
E avrebbe ricordato che in primo luogo le donne sono attraversate dal desiderio di essere persone, dal bisogno di fuggire dall’avvilimento che i tanti imposti ricami loro provocano ed affrancarsi dalla monotonia di spazi e speranze.

Leggo del pio ed accorato appello della Lorenzin e mi chiedo quali donne il ministro/a frequenti e abbia in mente.
E guardo le vecchie foto degli anni Cinquanta e Sessanta del mio piccolo paese nelle quali appaiono già giovani sorridenti, allegre, belle, con il capo scoperto, eleganti anche se vestite con abiti non di gala. E attorno a tali graziose figure, invece, dei poveri luoghi fatiscenti senza strade e servizi e le campagne pure esse spoglie, da cui non avresti ricavato il necessario per vivere, figuriamoci un po’ di superfluo per gioire. Tutte donne migliori dei paesi toccati in sorte.
Presto queste ragazze avrebbero lasciato quei territori desolati ( i quali avrebbero per sempre conservato la ferita della loro lontananza ), per comporre una danza diversa a Milano, Zurigo, in America.

Adesso ne vedi alcune tornare per trascorrere l’età della pensione a Cortale: le riconosci perché negli occhi e nei passi ritrovi i segni dell’aspirazione ad una vita diversa che le ha spinte, tempo fa, ad andare via.
Non sono tornate sconfitte, benché si intuisca qualche recondita scissione. Anche loro sono partite, come le donne di Milazzo in Vittorini, per contemplare ed esplorare le città del mondo: in cerca della bellezza.

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2 pensieri su “Il ricamo e l’inquietudine delle donne

  1. Le reazioni critiche al Fertility Day, insensata giornata celebrativa per le donne sono ormai cronaca, ma qualche buontempone avrebbe potuto consigliare alla ministra, che ne ha bisogno, di optare piuttosto per un “Eroticon day” dedicato agli uomini con meriti virili per il retaggio degli anni giovanili, anche se oggi considerati a torto alla guisa di tori un po’ stanchi e fuori gioco.
    Dunque, più che al Fertility Day, o peggio ancora – a scanso di equivoci – all’ironico Eroticon day proposto, pensasse la ministra a come far ben funzionare il sistema sanitario nazionale!

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  2. e passiamo all’attualità per riportarci al REFERENDUM DAY
    con i seguenti replays di Anonimo
    che potrebbero avere come titolo:

    NO ALL’ “UOMO QUALUNQUE” !
    NO ALL’INFAME (FIORENTINO) !

    1-REPLAY
    Il disegno infame sulla scuola purtroppo sembra che stia progredendo nel senso non desiderato, la destra plaude ad una riforma portata avanti, da una suicida pseudo-sinistra, a colpi di fiducia, irrazionalmente, illogicamente e – cosa ancora più insopportabile – non democraticamente.
    Il parlamento italiano è stato esautorato con un atto di imperio.
    Nelle sacre aule della democrazia i portavoce delle buone e diverse ragioni sono stati sopraffatti dagli sgherri del grande “testa di c….” che dirige sia un partito sia il governo (e le analogie non sono casuali, dando ragione a chi afferma che spesso la storia non insegna proprio un bel niente agli immemori), pertanto il furore insensato di costui imperversa più che mai e fa aleggiare il fetido fantasma di quell’uomo che finì come finì a Piazzale Loreto. Tale è obbrobriosa fine dovremmo auspicare e, stavolta a furor di popolo, preparare a questo incauto e novello “Ominicchio della Sprovvidenza”.
    Or dunque, uomini d’Italia, svegliamoci, il caporalato deve terminare!
    Cittadini elettori, uomini e donne, giovani e vecchi, se credete nella libertà prima ancora che nella democrazia, se aspirate al vostro benessere morale e materiale, piuttosto che cadere nella disgrazia ed essere governati da un uomo così truce e miserrimo, cercate già ora e preparatevi per il momento della scelta, il momento del voto. E partecipate tutti, senza alcuna astensione, senza sconti per nessuno, senza compromesso alcuno. Dimenticate le promesse di prebende e di favori e coltivate con fede la speranza di avere diritti e di compiere doveri.
    Memento, homines!

    2-REPLAY
    In un altro commento recente, riferendomi a quel damerino viziato cui è stato inopinatamente permesso di fare il Presidente del Consiglio dei ministri della nostra Repubblica, e di cui non voglio nemmeno scrivere il nome tanto lo aborrisco, io scrivevo: “Per uno come lui – nipotino di podestà – altro che mille giorni (che sono poi tre anni) gli servono, costui è un individuo che ha voglia di starci per un altro ulteriore ventennio funesto!” .
    Oggi costui, un antidemocratico che può incantare solo gli sciocchi, senza alcun pudore afferma addirittura di voler restare sino al 2013!
    Non posso fare a meno di rinnovare il mio appello a tutti quelli che credono alla dignità di essere cittadini liberi:
    “Licenziamo – con la lotta ed il voto – questo avventuriero della politica, senza alcuna esitazione!
    Prima che sia troppo tardi.”

    3-IL VOTO, NOSTRA SALVEZZA
    Gentile amica,
    giusto per dirLe che, in questo periodo in cui i giovani non hanno prospettive occupazionali e gli anziani non hanno alcuna certezza di una accettabile serena vecchiaia, tra le varie posizioni filosofiche ed etiche nei confronti del lavoro, per noi moderni è preferibile quella di Lucrezio, che parla di fatica, ma anche di progresso e civiltà.
    E fintantochè l’abbrutimento dovuto a lavori precari ed alienanti non riuscirà a prendere il sopravvento sulle nostre capacità di raziocinio, solo l’ingegno, e cioè le nostre capacità di pensare ed agire ci potranno essere d’aiuto.
    E allora, alla sua sconsolata domanda finale “fino a quando … i lavoratori saranno conculcati o crocifissi?”, oltre al condivisibile commento di Rosa di non rinnovare la tessera, io suggerirei anche e soprattutto la seguente risposta:
    Al prossimo giro elettorale andiamo a votare non per i voltagabbana ed i prezzolati, ma per quelli che hanno sempre con coerenza difeso gli interessi degli italiani, sia dei disoccupati che dei lavoratori.
    Ma, attenzione! al momento del voto non restiamo a casa, andiamo tutti a votare, senza nessuna astensione!

    4-REPLAY
    Italia e Vicki,
    raccolgo il vostro urlo disperato, ma vorrei rassicurarvi che non siete sole, non lo siete mai state, c’è uno stuolo immenso di persone che la pensano allo stesso modo al riguardo, e però un problema rimane: come avere voce in capitolo?
    A ognuno di noi la sua ricetta da proporre e da praticare
    Come abbiamo appreso dal passato, e come apprendiamo anche dal presente, i diritti e le libertà non sono una conquista per sempre e per tutte le generazioni: essi vanno esercitati e salvaguardati ogni giorno, ogni attimo della nostra esistenza, evitando che altri decidano ed agiscano per noi. Mi rendo conto che è più facile enunciare che agire.
    Fintanto che possiamo, alcune cose dovremmo fare:
    per esempio, provocare, fare scandalo, proporre soluzioni democratiche ai problemi veri, fare rete senza ancorarci a velleità elitarie ed intimiste, coprire – almeno nel proprio ristretto ambito – i campi sterminati delle esigenze popolari, sfidare ogni giorno i despoti che ci governano, metaforicamente colpire per evitare di essere inesorabilmente colpiti. Dunque una strategia d’attacco e non di difesa, perché i despoti non hanno scrupoli ed il culto delle regole vale solo quando i valori siano condivisi. Diversamente per il popolo è una agonia lenta, un suicidio, un karakiri senza valore etico.
    Io ritengo che Socrate da solo non basti e che ci sia bisogno anche di Ulisse, anche se quest’ultimo non è filosofo.
    Fare cadere questo governo, che non ha alcuna corrispondenza popolare e che agisce contro qualsiasi vincolo formale e sostanziale di mandato, di scioperare tutti indistintamente per n. 3 settimane (pensionati a parte, nessun governante oserà additare tutti i cittadini al giudice per reato di interruzione di pubblico servizio), insomma continuare a scioperare sino a quando non vengano indette nuove elezioni politiche.
    Replicando, se necessario.
    Ricordo, detto tra noi e neanche troppo ironicamente, che qualche lucido pensatore del passato (definito visionario o rivoluzionario a seconda del punto di vista) proponeva come misura estrema persino di non pagare le tasse, sino a quando le cose non cambino.
    Chiedere poi ai politici eletti di stabilire per legge costituzionale una vera alternanza nella designazione del Presidente del Consiglio dei ministri (una volta del Centro-Sud, una volta del Centro-Nord).

    5-REPLAY
    Hai colto appieno quelle che sono state le caratteristiche di Roma, nostra capitale oggi e “caput mundi dei tempi che furono, ‘’Roma capoccia der monno intero” secondo l’accattivante ritornello di Antonello Venditti.
    Non per autoconsolarci, ma la trovata di Salvini a volersi candidare al governo di Roma lascia il tempo che trova. Sono certo che non troverà mai il consenso numerico per una operazione così astrusa, cervellotica e surreale.
    Il pericolo per una operazione del genere è il voto pilotato, l’atteggiamento del “lascia stare, che t’importa?” guidato da quei circoli politico-industriali-affaristici, di savoiarda memoria e, purtroppo, più che mai imperanti e di incalzante attualità, che continuano a reprimere le istanze popolari di giustizia, legalità e trasparenza che provengono dalla società attuale.
    Più che di un guitto come Roberto Benigni, che sostituisce un Adriano Celentano nel ruolo di pseudo pensatore ed opinion leader, utilizzando la televisione-spazzatura quale nuova platea per distribuire oggi “panem et circenses” , io direi che c’è la necessità pressante di avere politici più rappresentativi delle istanze che provengono dalla società.
    E’ arrivato il momento di cambiare registro.
    Meglio portare avanti Presidenti della Repubblica e del Consiglio che siano provenienti anche e soprattutto dal Centro Sud. Governanti insomma che siano supportati dal controllo democratico dei cittadini e non già dagli accordi più o meno segreti del Nazzareno o di altri sedi di Consorterie. Tanto per intenderci, governanti che antepongano i problemi veri del popolo agli interessi delle lobbies. Mai e poi mai inciuci di vertice, ma solo e soltanto accordi trasparenti, che rispettino le indicazioni del voto popolare e siano supportati dal controllo democratico.
    Non sempre è colpa o responsabilità degli altri, dipende anche da noi .

    Il vs. amico
    DEMOCRAZIA E PARTECIP_AZIONE

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