I tria corda di Ennio


Da vecchi, si è uguali a materia preziosa e raffinata: si è più fragili, la stessa pelle diventa come rarefatta, non si riesce a stare dietro alle innumerevoli malattie che il corpo – con una fantasia illimitata – sa procurarsi. Intanto, molte delle persone che amavi o che i tuoi occhi erano abituati a vedere, gli intellettuali che ti avevano accompagnato nel percorso nel mondo, uno dopo l’altro scompaiono.

E si diviene più sensibili, non solo nella pelle. Ci si commuove per cose che prima non si notavano, con uno struggimento sinora ignoto. I vecchi acquistano una nuova possibilità di avvertire ed interpretare quanto accade, come fossero –  mentre si scoloriscono e diventano creature evanescenti – quasi inebriati e dotati di più occhi e più udito. Divengono un po’ veggenti, un po’ poeti.
Questo penso da qualche tempo, di fronte al mio comprendere sfumature che nel passato mi sfuggivano o non mi facevano emotivamente vibrare.

Il poeta Ennio è un esempio di tale accrescersi e potenziarsi delle commozioni. L’ho studiato per la prima volta a quattordici anni, venendo a conoscenza subito del suo vanto per il possesso di tria corda, perché cioè sapeva parlare in tre lingue: il greco, l’osco, il latino. I tria corda di Ennio sono pure sempre emersi durante il prosieguo degli studi e nelle tante volte in cui ho presentato questo autore ai ragazzi, traducendo e interpretando l’espressione come “lingua ” e “formazione”, tenendo naturalmente presente la ricchezza culturale della regione in cui Ennio nasce.
E però un giorno, dopo anni e anni, è come se cogliessi nel vivo delle tue carni il perché venga utilizzato il termine corda e non altri. Tria corda: tre anime aveva il mio Ennio! Un poeta colto e dalla grande vocazione alla sperimentazione, fatto che certamente è conseguenza pure di questa sua bella trinità.

Cos’è allora il possesso di una lingua? È avere un cuore, è avere un’anima. Conoscere una lingua è possedere un’identità e possederne un’altra significa raddoppiare l’identità e così via in un moltiplicarsi affascinante di anime, poiché in una lingua si raccoglie tutto quanto appartiene ad un popolo e ad una civiltà.
Studiare allora le lingue perché utili?
Senza dubbio, ma soprattutto studiarle perché si acquistano cuori: cioè, anime, molteplici identità.
In questo senso, si può dire che sia affascinante immergersi anche nel latino e nel greco, lingue non parlate ma non morte: per sempre scritte, invece.

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