Lo sputo dei pastori di Teocrito a Cortale

Le strade della mia infanzia erano il luogo di felici giochi e libero saltellare, ma le ricordo anche sporche, con escrementi d’asino, capre, galline e con sputi d’uomini.
Si sputava alla grande e sputavano tutti, contadini e non, forse perché la miseria si sposa con il sudiciume, forse perché le persone erano di solito afflitte da bronchiti mal curate, forse per evitare di lavare i fazzoletti di stoffa (quelli di carta sarebbero venuti molto più tardi ).
Vietato sputare per terra, si vedeva solitamente scritto nei posti pubblici e il divieto rivelava un comportamento diffuso. Spesso con un severo e saccente epigramma si sentenziava che le persone educate non sputano per terra.

Ma mia madre era usa ad uno sputo particolare, lei che pure aveva l’assillo della pulizia e si è logorata le braccia lavando. Se noi figli uscivamo, ci accompagnava alla porta per seguirci per un pezzo con lo sguardo e sputando vicino l’uscio di casa diceva: Quandu si asciuche ha mu sini cca!
In tal modo ci dava l’idea del tempo.

Era amorevole e si sacrificava fino all’estremo per i figli, maschi e femmine senza differenze. Ma accanto a ciò c’erano dei gesti stereotipati che lei compiva, per ubbidire a un’idea di madre dura e attenta alla virtù, s’intende delle figlie, ma senza crederci tanto. Si trattava di una vuota ritualità: guardarti dalla porta nel momento in cui uscivi, aspettare alzata se facevi tardi oppure questo sputare per raccomandarti di fare presto.

Era molto più vera e mostrava la sua intelligente apertura e modernità in altre determinanti circostanze, ad esempio quando, avendo deciso assieme a mio padre che io studiassi e che quindi adolescente uscissi da sola dal paese, teneramente sussurrò ti mientu nta li vrazza de sant’Anna,  significando saggiamente che bisognava fidarsi della capacità di scegliere dei figli, i quali devono essere indipendenti anche a costo di sbagliare e per questo pagare. Era come dire: Cresci e sii felice! 
E intanto aveva voluto una cosa per quel periodo audace in una famiglia contadina, che una figlia studiasse.

Oltre che a Cortale, un frequente sputare è negli idilli di Teocrito i cui pastori poeti in varie occasioni sputano, spesso tre volte.

Durante la gara poetica, il pastore Dameta canta l’amore per Galatea nutrito da Polifemo il quale, per proteggersi dall’invidia, si sputa tre volte dentro il vestito come gli aveva insegnato la vecchia che suonava l’aulo per i mietitori.
Nelle Talisie Simichida – dietro cui si cela Teocrito stesso- nel suo canto di risposta al capraio Licida ( che si pensa addirittura sia Apollo ) si augura che una vecchia ci protegga e, sputando sopra, tenga lontane le cose non belle.
Eunica schernisce il piccolo bovaro che vuole baciarla e sputa tre volte nelle propria veste ( seno ).
Una pastorella, all’inizio di una schermaglia amorosa, si dice pronta a sputare via il bacio che Dafni potrebbe darle.
Un uomo, innamorato di un fanciullo, lo ammaestra sulla fugacità della giovinezza, per indurlo ad apprezzare un amore sincero e fedele: diventiamo vecchi prima di avere il tempo di sputare.

Insomma, è un mondo in cui le donne anziane alleviano la fatica dei mietitori con la musica ed i pastori sono anche poeti, amano, si impegnano in agoni di canto. E sputano. E lo sputo ha diverse valenze.
Come sostengono antichi commentatori, poiché lo sputare è azione potente e irriverente e ributtante, esso è ritenuto capace di sviare i mali e quindi possiede un valore apotropaico. E il termine viene utilizzato anche in altri contesti dell’esistenza: per indicare il rapido trascorrere del tempo o per dire a qualcuno che i suoi baci non sono graditi.

Non è improbabile dunque che lo sputo di mia madre, pur nella sua ormai ritualità desacralizzata e pur essendo soprattutto figlio della Cortale povera e sporca degli anni Cinquanta e Sessanta, avesse un’origine antica e facesse parte di credenze popolari diffuse in un vasto ambito geografico.
Nel senso apotropaico, l’uso è testimoniato in effetti pure da Plinio il Vecchio. E – avvicinandosi a culture e tempi a noi più vicini- ad Acri può succedere che le donne sputino tre volte nell’entrare nella stanza della puerpera, in zone moldave sputare è un atto benaugurante in cerimonie quali battesimi o matrimoni, in Sardegna è presente lo sputo per contrastare paure e mali.

Carattere apotropaico pure a Cortale?
Perché no? Il gesto, che a mia madre arrivava da lontano pressoché svuotato visto che mai ha accennato a un potere salvifico di esso, in lei tuttavia nascondeva un’apprensione ed un desiderio di tenere da me lontani i mali. E in fondo, pure quando mi affidava a sant’Anna, voleva proteggermi.
In maniera consapevole intendeva, però, misurare il mio tempo e in qualche modo il rapporto sputo-tempo è nel poeta siciliano quando avverte che la vecchiaia si avvicina con la stessa velocità e facilità dello sputare.

Il gesto non era elegante, anzi traeva la forza proprio dalla sua rozzezza.
Sovente lo si trova in Teocrito, che dalla Sicilia arriva alla corte dei Tolomei portando la tradizione popolare del carme bucolico. Voce alessandrina molto sofisticata, egli con un procedimento rivoluzionario modula il canto con l’esametro, il verso degli Achilli e dei re, ed i suoi pastori sono poeti raffinati che sanno cantare e fare il formaggio.

E mia madre era colma di grazia.
Contadina vera e persona di fine sentire, come i pastori cantori di Teocrito: reali e, contemporaneamente, creature dell’immaginazione poetica.

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