Chi è ( lasciato ) solo a Cortale: cahier de doléances

È solo l’anziano che non viene curato bene dai professionisti della medicina
È solo l’anziano che non trova in paese i farmaci ed è costretto a recarsi a Girifalco
È solo l’anziano nella cui casa entrano ormai impunemente i ( soliti ) ladri

È solo il vecchio malmenato da un giovane

È solo chi si ammala ed è disperato perché conosce l’insufficienza e la volgarità delle nostre strutture sanitarie

È sola la madre a cui si vogliono moralisticamente togliere i figli

È solo il giovane non violento

È solo chi è vittima del traffico irregolare

È solo chi si trova di fronte a commercianti che non hanno tra i loro obiettivi il benessere e la soddisfazione del cliente

È solo chi ha vicini violenti e prepotenti, che nessuno ( neppure ) redarguisce

È solo chi viene raggirato da chi malamente esegue per lui un lavoro, per il quale deve tuttavia pagare come fosse stato fatto perfettamente

È solo il cittadino che non ha e/o non vuole il patrocinio dei potenti

 

È solo chi si ritrova con una costruzione abusiva addossata alla sua dimora o alle sue cose

È solo il cittadino la cui vettura magicamente va a fuoco e non riceve alcuna solidarietà

È solo chi di fronte alla violenza sa che non troverà difesa nei reggitori pubblici

È solo chi vuole esprimere un’idea fuori dal coro

È solo chi considera due sfere separate le istituzioni pubbliche e quelle religiose

È solo il non credente

Sono soli i terreni su cui estranei buttano arbitrariamente acque di vegetazione

Sono sole le dimore che non vengono definite palazzi

Sono soli i vicoli dove non passa mai ramazza

È sola la scuola lasciata in balia di vacui progetti e feste varie

Sono soli i cittadini di fronte a chi ha deciso per un eolico selvaggio nel nostro territorio

Sono soli i cittadini a cui pubbliche istituzioni stavano per rifilare il mostro della Battaglina

È solo il cittadino di fronte alla retorica delle dichiarazioni ufficiali che nulla spiegano di quanto di violento e illegale accade in paese

Ai tanti soli, ai tanti non  ( esclusivamente ) ai pochi e noti, va espressa solidarietà.

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Molestie a chi?

Non so la vastità e i netti contorni del fenomeno da alcuni mesi denunciato da tante, ma certo è che le rivelazioni che si susseguono hanno un merito: mostrano il verminaio in cui  sono abitualmente immerse le donne, tutte non solo quelle dello spettacolo.
Oltre alla terribilità e all’orrore della violenza sessuale, le donne in verità subiscono quotidianamente mille soprusi: sono anzi questi l’humus che nutre l’acme delle brutalità, lo stupro.

Quale donna sull’autobus non ha sentito un corpo di maschio avvicinarsi senza averlo in nessun modo chiesto?
Chi, facendo una fila, non ha dovuto sottrarsi alle altrui fantasie?
Io ne ricordo una persino alla mensa universitaria, allorché fui obbligata a girarmi per dire all’idiota di turno di mantenere una garbata distanza.
E non sono bazzecole.

E poi al cinema!
Rammento ancora quando, trovandomi nella mia città universitaria, pensai di trascorrere al cinema il vuoto pomeriggio in cui gli uffici erano chiusi, da sola dal momento che mi trovavo da sola. Riproponevano La caduta degli dei e mi sembrava un dono poter assistere ad un’opera di Visconti, io a cui il cinema era negato poiché vivevo abitualmente in un piccolo paese.
Non scordo il disagio durante la proiezione, cui mi costrinse un giovanotto seduto accanto a me, il quale evidentemente riteneva che, visto che io ero mi ero recata al cinema senza accompagnatore, fossi in cerca di emozioni hard.
Una signora, che allora ai miei occhi di ragazza parve anziana, affettuosamente mi invitò a  mettermi vicino a lei.

In seguito, quando periodicamente andavo all’università ( non la frequentavo, purtroppo ) il pomeriggio non ebbi più l’ardire di recarmi da sola al cinema. La perdita fu enorme: perché non potei godere di quest’arte da me tanto amata e soprattutto perché fu una delle numerose occasioni in cui in me si insinuò la terribile consapevolezza che parecchi orizzonti e spazi mi erano preclusi in quanto donna. Il senso di ripiegamento interiore fu, ed è stato ogni volta, dolorosissimo.
E non sono bazzecole.

Di ciò, non solo degli stupri, sono colpevoli gli uomini nei riguardi delle donne: delle ingiuste sconfitte intime, psicologiche.
Ecco perché accolgo con favore quest’ultima denuncia femminile ( di cui non mi interessano alcuni dettagli che ritengo secondari ): perché svela un rimosso e palesa il putrido di una società che continua a creare difficoltà e inciampi alla costruzione di sé delle donne come persone.
E non sono bazzecole.

Neppure l’età ( che dovrebbe essere) veneranda, nel tempo in cui credi di poter finalmente guardare tranquilla il mondo e vuoi godere dei benefici della distanza da ogni tipo di seduzione, neppure la modifica dell’antica bellezza ti protegge e ti tiene lontana da gratuite ingerenze maschili.

Ho lavorato a Crotone e della città rammento in primo luogo le donne, di una peculiare disinvoltura e spontaneità oltre che avvenenza. Nella piazza principale, c’è uno specchio e le vidi con piacere in tante fermarsi e aggiustarsi i capelli e controllare il trucco: mi apparve un fatto positivo, in quel centro che conservava parecchie importanti tracce della cultura operaia.
Capitava che le donne, aspettando l’autobus, ti chiedessero se fossi un avvocato dal momento che avevi la borsa con i libri o ti raccontassero aspetti della loro giornata.
Una di queste mie amiche per un giorno di Crotone, una signora anziana, volle confidarmi una sua preoccupazione e un suo disagio. Pensava che l’età avanzata l’avrebbe tenuta al riparo dagli idioti, ma un vicino la importunava e sempre ad una certa ora si appostava vicino casa sua e la controllava procurandole apprensione.
Era smarrita mentre me lo diceva: non capiva. Sembrava me, quando – ragazza curiosa dell’arte in un cinema di Messina – uno sconosciuto mi volle insegnare che io ero non-libera.

Quanti insegnamenti non richiesti riceviamo noi donne! Quanti estranei e quante persone amate ci vogliono spiegare noi stesse e il mondo!
La domanda che allora sale forte dalle ultime denunce sulle molestie che tante hanno subito e subiscono è che sono necessari rapporti nuovi: è urgente che i maschi si abituino a immaginare un tèmenos, uno spazio sacro invalicabile, che circonda le donne e le separa dalle loro mani e voglie.

Che il mondo possa essere nostro, senza intralci e senza prezzi da pagare.

Non ammazzare

Lodovico non aveva mai, prima d’allora, sparso sangue; e, benché l’omicidio fosse, a que’ tempi, cosa tanto comune, che gli orecchi d’ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli occhi a vederlo, pure l’impressione ch’egli ricevette dal veder l’uomo morto per lui, e l’uomo morto da lui, fu nuova e indicibile; fu una rivelazione di sentimenti ancora sconosciuti. Il cadere del suo nemico, l’alterazione di quel volto, che passava in un momento, dalla minaccia e dal furore, all’abbattimento e alla quiete solenne della morte, fu una vista che cambiò, in un punto, l’animo dell’uccisore.

Che tutti noi possiamo restare umani, come diceva Vittorio Arrigoni, e che nessuno debba conoscere sgomento e rimorso del colpo, uscito di mano, e l’angosciosa compassione di Lodovico per l‘uomo che abbiamo ucciso.

Sogni di docenti

E’ stato veramente strano, stamani, entrare nella sala dei professori e udire due colleghe raccontare i sogni della notte appena trascorsa.
Una: “C’era una fila lunghissima di alunni in attesa e dovevano tutti interrogare me, non io i ragazzi”.
L’altra: “Mi trovavo in un posto strettissimo che fungeva da aula ed esso si restringeva attorno a me sempre di più”.
Ho sorriso stamane di fronte alle mie colleghe sentendole vicine forse dopo tanto tempo, in questo periodo molto oscuro per la scuola nella quale sembrano saltare tutte le regole democratiche e ognuno pare poter divenire nemico dell’altro.
Ero anch’io reduce da una notte angosciata e dissi loro quello che avevo sognato: “Dovevo andare a Roma, all’università, per sostenere l’esame di laurea e non riuscivo a prendere il treno”.
Ecco cos’è la scuola ( pubblica ): un luogo privo di norme generali e condivise, dove i lavoratori si sentono sotto pressione e prossimi alla schiavitù.
Quale progetto formativo e culturale può realizzarsi in tale situazione di sofferenza così vicina all’alienazione?

Sì alla famiglia, no all’omofobia!

Ieri ho guardato con costernazione questo volantino che ho trovato nella sala dei professori.
E, a dire il vero, dopo aver visto che si inneggiava alla Famiglia fondata sull’unione tra uomo e donna, avevo letto, indignandomi, SÌ ALLA FAMIGLIA NO ALL’OMOSESSUALITÀ.
A casa mi sono accorta di cosa effettivamente ci fosse scritto.
Ma avevo avuto ragione nel leggere come istintivamente avevo letto, perché questo era il senso reale del testo.
Come siamo arrivati a un degrado tale da permettere che in una scuola pubblica qualcuno si senta autorizzato a lasciare simile materiale che si fa latore di discriminazione ed odio?
Quando avevo sedici anni fu sui banchi che udii e scoprii le parole che mai più avrei dimenticato: Homo sum, humani nil a me alienum puto. Arrivai nella mia stanza e con lo smalto rosso scrissi i versi di Terenzio su una parete dove sono rimasti per un lunghissimo periodo. In essi avvertivo profonda tolleranza, comprensione per l’altro, ma soprattutto valutazione positiva dell’essere umano.
Forse la scuola non crede più all’umanesimo? Ma cos’è allora la cultura se non comporta riconoscimento e rispetto dell’individuo, qualunque siano l’etnia, il ruolo sociale, il sesso e le predilezioni sessuali?
Insegniamo i classici o quanto farneticano le Sentinelle in piedi, che vogliono decidere della vita altrui?