Non ammazzare

Lodovico non aveva mai, prima d’allora, sparso sangue; e, benché l’omicidio fosse, a que’ tempi, cosa tanto comune, che gli orecchi d’ognuno erano avvezzi a sentirlo raccontare, e gli occhi a vederlo, pure l’impressione ch’egli ricevette dal veder l’uomo morto per lui, e l’uomo morto da lui, fu nuova e indicibile; fu una rivelazione di sentimenti ancora sconosciuti. Il cadere del suo nemico, l’alterazione di quel volto, che passava in un momento, dalla minaccia e dal furore, all’abbattimento e alla quiete solenne della morte, fu una vista che cambiò, in un punto, l’animo dell’uccisore.

Che tutti noi possiamo restare umani, come diceva Vittorio Arrigoni, e che nessuno debba conoscere sgomento e rimorso del colpo, uscito di mano, e l’angosciosa compassione di Lodovico per l‘uomo che abbiamo ucciso.

I pugni di Cristo

Mentre guidavo, avevo davanti a me un autocarro: teneva sugli sportelli del retro due imponenti gigantografie, a sinistra il viso di Cristo a destra un santo. Ed io, guardandole, pensavo che da noi spesso le figure del divino sono legate a situazioni di illegalità. Basti riflettere sulle Madonne, che per un sinistro miracolo calabrese si inchinano di fronte agli ‘ndranghetisti.
Sebbene dunque consapevole che l’ostentazione del sacro sia sovente legittimazione sociale della violenza, ugualmente ho avuto un sobbalzo di meraviglia quando ho letto la scritta che il camion esibiva sotto l’immagine di Cristo: era troppo anche per me, che non mi aspetto niente dalle sedicenti anime religiose.
Ecco l’epigramma:
Se mi provochi ti ignoro
Se mi sfidi ti distruggo

Le parole e la loro disposizione metrica mi sono affrettata ad annotarle su un foglio appena arrivata sul luogo di lavoro, quanto alle immagini sarebbe stato uno scoop avere una foto, ma quando guido non adopero neppure il telefonino, figuriamoci se mi metto a fare la fotografa!
Il proprietario del camion gira dunque con quel bel messaggio che è dire poco se lo si definisce intimidatorio. Evidentemente si sente, o è, padrone e patrono del territorio.
Ma quante statue di padre Pio non troneggiano proprio nei nostri supermercati in odor di mafia? E non ha nelle sue vie grandi sculture di santi Borgia, paese qualche volta sciolto per mafia? E mancano forse nei luridi covi degli ‘ndranghestisti i quadri di santi e sante? E in numerosi studi medici, dove non è di casa la professionalità, non campeggiano invece in superba mostra raffigurazioni sacre? E i sindaci calabresi – anche quelli indagati – non seguono compunti le pie processioni, sicuri che ciò assicurerà loro il consenso popolare?
I nostri spazi privati e ( ahinoi! ) pubblici sono dunque santificati, eppure noi non conosciamo il valore della giustizia. Quanto alla laicità, essa non ci è nota, anzi è guardata con sospetto.
Stia attento perciò Bergoglio quando parla di pugni: in alcune terre violente nelle intime fibra,  è ancora adesso meglio non giocare con le parole di Cristo e continuare a predicare, fino alla noia, porgi anche l’altra guancia. Non si smetta di dare importanza di comandamento alla mitezza e alla legalità.
E tolga, il papa, il diritto di usare l’immagine di Cristo per fini violenti e fuori dalle leggi: riprenda quel marchio sacro e lo protegga.

Ci riguarda

Una nota dell’ufficio stampa comunale informa che a Cortale si è verificato un episodio di violenza, uno dei tanti che ormai colpiscono gli amministratori ma anche – non lo si trascuri – inermi cittadini qualsiasi lasciati in qualche caso soli dalle istituzioni. L’intera comunità deve sentirsi sempre aggredita quando è adoperato il linguaggio dell’illegalità: guai se si instaura un clima di guerra, perché a pagarne le conseguenze non sarebbero solo i protagonisti del contrasto, ma tutti gli abitanti del paese indistintamente che verrebbero stritolati da questi infernali meccanismi. Ecco perché noi dobbiamo pretendere che si cerchino le cause del morbo che si è diffuso, ecco perché dobbiamo chiedere che le dichiarazioni ed i comportamenti di chi ci governa siano corrispondenti, che gli atti dicano quello che dice la bocca. Legalità non può essere una parola retorica, un guscio vuoto, ma significa non aggirare le regole, significa trasparenza amministrativa, rispetto del diritto di ciascuno, significa pagare le tasse, non esigere privilegi, abbandonare le logiche privatistiche ed assistenzialistiche. Da queste situazioni pericolosissime si esce non con proclami, ma con il costante ricorso alla norma in ogni decisione che abbia una rilevanza pubblica e con l’osservanza delle leggi da parte di ogni cittadino. Prima che il gioco sfugga di mano e sia troppo tardi. Se già non è tardi.

Stefania Noce, che non era in vendita

Leggete larticolo di Stefania Noce, uccisa dall’ex fidanzato che rifiutava la rottura del rapporto, e guardate la foto della giovane scattata durante la manifestazione di Se non ora quando? del 13 febbraio. Se lo si fa, si avverte più acutamente il dolore: perché Stefania è morta proprio per le contraddizioni tuttora non risolte della nostra società e della nostra cultura, che lei  nell’articolo esamina, e perché questa ragazza meridionale avrebbe potuto aiutare tutti a capire difficili problematiche odierne che l’appassionavano e sulle quali  scriveva. Ci si sente più soli e soprattutto  più sole,  avendo perduto la sua  capacità di riflettere con intelligenza e pacatezza sui fatti della storia e sul rapporto uomo-donna nelle epoche passate e nel tempo attuale. No, Stefania non era in vendita ed aveva ragione ad affermarlo con orgoglio gioioso in quella bella immagine che di lei ci rimane.

Cortale e gli animali

Quando ero molto piccola, un pastore mio vicino di casa la sera mi portava ogni tanto dalle campagne qualche passerotto, che io amorevolmente curavo e nutrivo, sebbene non riuscissi mai a farlo vivere a lungo perché lo ingozzavo di cibo. Ma quello che soprattutto ricordo sono le porte delle case cortalesi quasi tutte con un buco nell’angolo in basso, perché entrassero e uscissero galline e gatti. Il gatto, però, serviva a mangiare i topi, non doveva andare, ad esempio, sul letto, una sorta di isola di pulizia in quella specie di zoo che erano le dimore di noi uomini. Io ho tuttora con gli animali un rapporto distaccato: non invado i loro spazi e non voglio che invadano i miei. Le nostre gatte ( io ricordo soprattutto gatte, non gatti, e figliavano continuamente) erano sempre affamate, come noi del resto, e sgraffignavano la carne dei pochi che potevano permettersi il lusso di mangiarla di tanto in tanto. Continua a leggere