Un articolo su palazzo Cefaly


Sul n°38 del Corriere della Calabria è pubblicato un articolo di Gaetano Mazzuca titolato “La storia nascosta di palazzo Cefaly”. In esso si sostiene che l’immobile, nel 2000 dal ministero dichiarato bene culturale di “interesse particolarmente importante”, giaccia nell’abbandono a causa della cecità e dell’incuria della burocrazia regionale e di qualche amministrazione comunale di Cortale ( si accusa la gestione di Melandro) che avrebbero impedito sinora i lavori di restauro. Dispiace leggere un articolo raffazzonato, che non è in grado di far emergere la realtà ed i problemi, in cui si citano superficialmente le fonti, si sorvola su aspetti importanti e rimangono oscuri dei passaggi nodali ( tralascio lo scivolone sul grado di parentela tra i due Cefaly, sebbene divenga indicativo in uno scritto dove non si scava nei fatti! ). Leggendo non si capisce soprattutto quale sia il ruolo giocato nell’annosa vicenda dalla famiglia Cefaly ed il giornalista non chiarisce se siamo in presenza di eredi che con atteggiamento illuminato abbiano considerato il proprio patrimonio un patrimonio collettivo ed a tutti appartenente, e in tal senso in questi anni si siano mossi, o se siamo di fronte ad eredi interessati alle loro sostanze e l’un con l’altro litigiosi. Mazzuca alla fine del suo discorso riporta quanto dichiarato dall’attuale nostro sindaco, il quale spiega che “senza il diritto di proprietà il progetto non può essere finanziato dalla Regione e senza quei soldi il Comune di Cortale non può permettersi di ristrutturare il palazzo”. Scalfaro continua affermando che “con gli  eredi si sta cercando di percorrere varie strade” ed il lettore spassionato direbbe che questo è il punto dolente della questione e che di questo Mazzuca però non parla. Un non cortalese in verità non c0mprenderebbe l’articolo, dove ogni tanto trapela qualche elemento rilevante che purtroppo né viene spiegato né messo in relazione con la tesi sostenuta. Tuttavia il pezzo è da leggere, per essere informati su come si dibatta su una faccenda attorno alla quale ruotano molti soldi pubblici. Amareggia comunque fortemente che su un settimanale, nella cui cerchia è nato un libro come Casta calabra dove un capitolo è dedicato a “La casta dello spettacolo e la cultura come evento” e un altro a “Tre atenei bloccati”, pagine nelle quali si discorre di provincialismo nella progettazione culturale della Regione Calabria, di spese faraoniche, di carrozzoni, di associazioni e fondazioni inutili foraggiate con denaro di tutti, si faccia poi un articolo approssimativo che nulla mostra su un affaire per cui il comune di Cortale nel 2009 ha chiesto all’ente regionale “un ulteriore finanziamento di quasi un milione e mezzo di euro per restaurare l’immobile e trasformarlo nel Museo permanente Casa Cefaly“. Insomma, la storia nascosta resta tale: non si fanno evidenti i reali interessi e sui cittadini, che per l’operazione godrebbero o sarebbero danneggiati, neppure un cenno. Aspettiamo ancora uno scritto che il bubbone faccia scoppiare e che dica  il dove, il come e il per chi. Per quanto mi riguarda, il servizio sul palazzo cortalese getta sull’intero settimanale un’ombra di pressapochismo e di quella cultura del tenere il gelato  (cioè il microfono ) senza incalzare con domande, che è tipica di una parte dell’informazione e che dal gruppo che si raccoglie attorno al direttore Pollichieni è invece tanto messa di solito impietosamente a nudo. La cosa non mi rallegra: acquisto la rivista sin dal suo primo numero, nella speranza che mi aiuti a leggere la nostra vischiosa realtà.

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10 pensieri su “Un articolo su palazzo Cefaly

  1. Per dare il mio contributo e per avvalorare quanto sopra riportato dal blogger, e poichè mi considero attore principale della querelle sul finanziamento ottenuto per la ristrutturazione di Palazzo Pittori Cefaly, rendo pubblica l’email inviata tempestivamente alla redazione di “Corriere della Calabria” confutando il senso dell’articolo che mi ha sorpreso come lettore ed estimatore dello stesso, in quanto ritengo di aver davvero salvato quel finanziamento a beneficio della Comunità che oggi può godere del vecchio Municipio,un gioiello rinato alla fruibilità comune.

    Egregio Direttore, egregio sig. Mazzuca,

    in relazione all’articolo apparso a pag. 27 del Suo settimanale (n.38, anno 2012) che costantemente leggo e diffondo nella sala d’aspetto del mio ambulatorio, mi spiace constatare le errate considerazioni riportate dall’estensore dell’articolo, il quale è stato superficialmente informato oppure parzialmente documentato circa i motivi che hanno indotto il vecchio Consiglio Comunale, presieduto dal sottoscritto, a chiedere la variazione di destinazione delle risorse assegnate dal Programma PIT-Valle del Crocchio, dal Palazzo Cefaly ad un altro edificio storico “Cefaly-De Rinaldis” sede del vecchio municipio. Tutto ciò per evitare la revoca di quei fondi, minacciata dalla Regione, a causa dell’imminente scadenza dei termini di concessione dovuta non a problematiche legali tra il Comune e gli eredi Cefaly, ma per scontri legali tra questi ultimi. Avrei gradito che, vista la serietà della sua pubblicazione, il sig. Mazzuca avesse avuto l’accortezza di informarsi compituamente se non dal sottoscritto, almeno dall’Ufficio Tecnico del Comune di Cortale, per trasmettere informazioni obiettive. Per completezza, aggiungo che alla fine del mio mandato sono stati concessi altri 400.000 euro dalla Regione Calabria, ma non si è potuti procedere all’acquisto a causa della sproporzione tra il valore reale dell’immobile e le richieste degli eredi. Tutto ciò mi premeva segnalarLe perchè a distanza di quattro anni il giornalista non riesce a far capire come mai nessun intervento strutturale è stato realizzato sul Palazzo Cefaly.

    Distinti saluti,

    Dott. Domenico Melandro, ex Sindaco del Comune di Cortale.

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    • Ed ecco la risposta del giornalista a Melandro apparsa sul n° 39 del settimanale:

      Se avesse avuto la pazienza di leggere con attenzione l’articolo in questione, avrebbe notato come fosse stata riportata integralmente la motivazione della delibera con cui il consiglio comunale di Cortale decise di dirottare i fondi sul vecchio municipio (g.m.)

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  2. a seguito di misurazioni effettuate alla condotta idrica di distribuzione all’uscita dei serbatoi cittadini il quantitativo di cloro immesso nell’acqua supera abbondantemente i limiti previsti dalle vigenti disposizioni
    di legge ;
    RAVVISATA la contingibilità ed urgenza di un provvedimento cautelativo e interdittivo per motivi di igiene e sanità
    pubblica, stante quanto sopra esposto;
    RITENUTO per quanto sopra di dover vietare, in via cautelativa, l’utilizzo dell’acqua a scopo potabile, nelle more
    degli ulteriori controlli ed accertamenti analitici in itinere e comunque fino all’avvenuto, certificato e costante riporto di
    tutti i valori entro i limiti di Legge:
    VISTO il D.Lgs. n° 31/2001;
    VISTO il T.U. n° 267/2000 e successive modificazioni ed integrazioni;
    VISTA la legge 07.08.1990, n° 241;
    O R D I N A
    E’ fatto divieto alla cittadinanza, fino a nuovo ordine, di utilizzare a scopo potabile l’acqua proveniente dal civico
    acquedotto…….
    EVVIVA L’8 MARZO CORTALESE!!!!
    .

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  3. A chi spetta la responsabilità di garantire i requisiti di potabilità della nostra acqua? Al gestore dell’acquedotto, immagino. E chi é, il comune o la SORICAL?
    Un cittadino incazzato

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  4. Approfittiamo della presenza dell’ex-sindaco su questo blog; chi meglio di lui può spiegare chi era il direttore dei lavori, come fu scelto e se per caso era in rapporti di amicizia o professionali o di altra natura con esponenti dell’amministrazione.
    Se questa richiesta cadrà nel vuoto magari potrà essere argomento di indagine per il giornalista.

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    • Caro anonimo, a Cortale si vorrebbe impedire la realizzazione di questo progetto, che la nostra amministrazione ha scelto dopo aver attentamente esaminato gli elaborati presentati da un nutrito numero di ottimi architetti calabresi:

      Ma sono sicuro che l'(in)giustizia prevarrà. Stanne sicuro!
      Gentaglia, vergogna!

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